Lecco, 13 maggio 2022   |  

Teleriscaldamento si parte. Silea e Varese Risorse svelano il progetto

Partiranno nei prossimi mesi i lavori per realizzare la rete in grado di riscaldare le case di 20.000 abitanti nei comuni di Lecco, Malgrate e Valmadrera.

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È stato firmato il contratto di project financing tra Silea e Varese Risorse per la realizzazione del teleriscaldamento nei comuni di Lecco, Malgrate e Valmadrera: nei prossimi mesi partiranno i lavori per la realizzazione degli impianti e della dorsale di rete che si svilupperà per 16 chilometri e potrà permettere di riscaldare le abitazioni di 20.000 abitanti.

«Abbiamo raggiunto un traguardo importante, al termine di un lungo percorso di studio, confronto e approfondimento iniziato ormai 15 anni fa, a partire dalla precisa prescrizione di Regione Lombardia contenuta nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 2007. Si apre oggi una pagina importante per la nostra azienda ma ancora di più per il nostro territorio che deve essere orgoglioso di questa infrastruttura. In un momento in cui temi dell’autonomia energetica e della dipendenza dalle fonti fossili estere sono prioritari nell’agenda politica nazionale, il nostro progetto fa scuola: una rete di teleriscaldamento in grado di essere alimentata esclusivamente con fonti rinnovabili» commenta il presidente di Silea, Domenico Salvadore.

A realizzare e gestire l’infrastruttura sarà la nuova società, in fase di costituzione, composta da Silea e Varese Risorse, società del gruppo Acsm-Agam che ha già realizzato e gestisce le reti di teleriscaldamento a Como, Varese e Monza.

La concessione avrà una durata di 33 anni. Il quadro economico prevede un investimento complessivo pari a 49 milioni di euro. «Abbiamo messo a punto un progetto assolutamente innovativo sotto il profilo delle tecnologie utilizzate e all’avanguardia sotto l’aspetto ambientale – ha sottolineato Giovanni Chighine, amministratore delegato di Varese Risorse – Merita di essere sottolineato che le fonti che alimenteranno il teleriscaldamento a partire dalla scadenza dell’AIA saranno unicamente green. Il nostro impegno, attraverso la nuova società per la realizzazione dell’opera, sarà quello di cogliere ulteriori opportunità sul fronte della sostenibilità, minimizzando quanto più possibile gli inevitabili impatti che i cantieri determineranno attraverso una comunicazione puntuale e trasparente».

«Il nostro gruppo ha quale mission l’obiettivo di generare valore a beneficio dei territori in cui opera e di cui è espressione, promuovendo iniziative di crescita all’insegna della sostenibilità ambientale. Questo progetto rappresenta una straordinaria opportunità per il futuro del territorio, perché lo dota di una infrastruttura di rete alimentata da energia pulita che potrà supportarne lo sviluppo in termini qualitativi» dichiara il presidente di Acsm Agam, Marco Canzi.

I poli di produzione del calore Il progetto prevede la realizzazione di due poli di produzione del calore. Il primo polo sarà localizzato nell’area di Silea a Valmadrera, dove è previsto - fino alla scadenza della vigente AIA - il massimo recupero termico derivante dal processo di termovalorizzazione dei rifiuti, sfruttando il calore prodotto dall’impianto attualmente dissipato in atmosfera.

Sempre nell’area di Silea è prevista l’installazione di impianti di cogenerazione e caldaie di back-up. Il secondo polo sarà localizzato presso il sito industriale di Caleotto (Gruppo Feralpi) a Lecco dove è prevista una capacità di produzione calore incentrata sul recupero dei cascami termici derivanti dal processo produttivo di laminazione e sulla cogenerazione.

I lavori La dorsale di distribuzione si estenderà per 16 chilometri, cui si aggiungeranno le ramificazioni finali verso le utenze. I lavori per la posa delle reti si svilupperanno in contemporanea dai due poli di Lecco e Valmadrera. L’inizio dei primi tratti di cantiere è previsto già durante l’estate 2022: entro la fine 2023 potranno essere realizzati i primi allacciamenti, mentre il completamento della rete nella sua interezza è previsto nel 2026. Di grande importanza sarà l’attraversamento del fiume Adda, inizialmente ipotizzato mediante un microtunnel sotto l’alveo del fiume: la progettazione definitiva colloca le tubazioni all’interno del marciapiede di ponte Kennedy.

I benefici ambientali Grazie allo spegnimento delle singole caldaie domestiche ed all’utilizzo di fonti rinnovabili, nell’arco di tempo della concessione sarà complessivamente possibile evitare l’emissione in atmosfera di 700.000 tonnellate di CO2, per un risparmio pari a 100.000 tonnellate equivalenti di petrolio.

Gli impianti produrranno annualmente circa 68 GWh di energia termica: nel periodo di funzionamento del termovalorizzatore, lo smaltimento dei rifiuti inciderà mediamente per il 40% del totale.

Un’analisi dettagliata svolta dal Politecnico di Milano, ha evidenziato come il progetto sia pienamente in linea con i nuovi indirizzi europei in materia di “tassonomia green” e finanza sostenibile, con progressiva riduzione di anidride carbonica sino a raggiungere l’obiettivo di carbon neutrality. Nel periodo post-termovalorizzatore il sistema utilizzerà energia termica prodotta dal recupero dei cascami termici, da pompe di calore ad alta efficienza energetica e cogeneratori alimentati con biometano ed energia elettrica da fonti rinnovabili certificate. Il progetto prevede inoltre la possibilità di realizzare un impianto solare termico.

«La produzione di energia termica per il teleriscaldamento, così come la produzione di biometano che ci apprestiamo ad avviare presso l’impianto di compostaggio, si inserisce nel nostro percorso di sviluppo nell’economia circolare, con riferimento alla valorizzazione dell’energia da rifiuti - conclude Pietro Antonio D’Alema, direttore generale di Silea - In questo progetto c’è anche qualcosa in più. La rete di teleriscaldamento che verrà realizzata consentirà di creare una grande “comunità energetica”, indipendente dal termovalorizzatore. Nella rete potrà essere immesso anche il calore, attualmente non sfruttato, generato dalle attività produttive. Si tratta di un asset che in futuro potrà essere al servizio di soluzioni tecnologiche oggi non ancora disponibili»

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