Lecco, 05 novembre 2018   |  

"Si invecchia di più ma si invecchia peggio"

Paolo Trezzi: Negli ultimi anni si è registrata infatti una crescita, quasi irrisoria, dell’aspettativa degli anni di vita ma, nello stesso periodo, i tassi di invalidità e peggioramento della qualità di vita hanno avuto un balzo percentuale a due cifre.

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Cara Resegoneonline

Nell'articolo che avete pubblicato sull'aumento dell'aspettativa di vita che, tra i migliori di Europa, sia l'Italia che il nostro territorio stanno registrando - oltre 81 anni gli uomini e quasi 86 le donne a Lecco - non è stato affrontato il vero dato fondamentale, quello, quantomeno altrettanto determinante: si invecchia di più, ma si invecchia peggio.

Ossia gli anni in più sono solo la testa della medaglia, la croce è che per più anni finali non si è autosufficienti. Anche qui, con una media superiore dell'Europa. Dato emblematico ma non avulso dalla media, è quello che vede, per esempio, una donna in Svezia vivere in cattive condizioni negli ultimi 5 anni di vita, un’italiana negli ultimi 16.

Si è ampliata maggiormente la forbice tra gli ultimi anni che si vive peggio e quelli che si vive di più.

In mezzo a questa forbice ci sta la qualità della vita

Questo ritengo sia un dato di maggior importanza che la sola registrazione dell'aumento della longevità. Questo perché apre, immancabilmente, due squarci, uno sull'obbligo, istituzionale, politico, economico e medico della prevenzione e l'altro dell'assistenza. Già oggi, l’11% degli ultra-sessantacinquenni, italiani, non è in grado di svolgere le attività quotidiane in modo autonomo. Ma se frazioniamo le fasce di età, diventa ben il 38% per gli anziani tra i 75 e gli 84 anni e addirittura il 69,8% tra gli ultraottantacinquenni. Percentuali che tendono e tenderanno sempre più, rapidamente, ad aumentare.

Negli ultimi anni si è registrata infatti una crescita, quasi irrisoria, dell’aspettativa degli anni di vita ma, nello stesso periodo, i tassi di invalidità e peggioramento della qualità di vita hanno avuto un balzo percentuale a due cifre.

Le proiezioni per il 2028 “indicano che tra gli over 65 le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura di se stessi saranno circa 1,6 milioni, mentre quelle con problemi di autonomia arriveranno a 4,7 milioni” si legge nei rapporti Istat sul tema.

Crescendo sempre più il numero di anziani che ha e avrà bisogno di assistenza, gli anziani stessi, le proprie famiglie, la comunità, lo Stato sono in grado di far fronte, di prendersene adeguatamente - adeguatamente - cura?

Mi pare ovvio che le case di riposo, l’ospedalizzazione, per più motivi non potranno essere la panacea per questa realtà, così come lasciare (come sta già avvenendo) questo carico sulle spalle delle famiglie è altrettanto impensabile.

Quali sono le soluzioni?

Paolo Trezzi

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Caleidoscopio

19 Dicembre 1842, a Fraciscio di Campodolcino (Como),  nasce don Luigi Guanella (morirà a Como il  24 ottobre 1915), riconosciuto santo dalla Chiesa cattolica.  A lui si deve la fondazione delle congregazioni cattoliche dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza.

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