Lecco, 14 marzo 2019   |  

Sciopero dell'edilizia: “Ripartire dalle costruzioni per rilanciare il Paese”

di Stefano Scaccabarozzi

In 300 da Lecco a Roma per prendere parte alla manifestazione nazionale unitaria.

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Cgil, Cisl e Uil in manifestazione a Roma per chiedere al Governo di dare risposta al mondo dell'edilizia e delle costruzioni. Una manifestazione unitaria che sarà anche accompagnata da una giornata di sciopero generale del settore: si fermeranno i cantieri, le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci, le cementerie.

Le parti sociali hanno chiesto all'Esecutivo di convocare un tavolo a Palazzo Chigi per dare una risposta agli oltre 600mila persone del settore che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo: «Vogliamo siano discusse le proposte concrete e fattibili che abbiamo presentato e su cui il Governo non vuol confrontarsi. Noi come sindacati – concludono Cgil, Cisl e Uil - rappresentiamo 12 milioni di lavoratori e quindi dobbiamo poter dire la nostra e dobbiamo poter incidere».

Una crisi senza fine che continua a mordere il comparto delle Costruzioni a Lecco e in tutto il Paese. Negli ultimi 10 anni, infatti, nel nostro territorio si è passati da 1.184 imprese attive in campo edile a 754, mentre i lavoratori iscritti alla Cassa Edile sono invece scesi da 6.318 agli attuali 3.286. Un settore sostanzialmente dimezzato che ancora non riesce a invertire il trend.

La prima parola d'ordine della manifestazione di domani è investimenti: «A parole si parla spesso di investimenti, di opere da sbloccare, di migliaia di piccoli cantieri pronti a partire, – evidenzia il segretario generale Fillea Cgil Lecco Veronica Versace – nei fatti però rimane tutto fermo, tutto sulla carta. Il settore edile non può essere punto di arrivo, ma deve essere quello di partenza per la rinascita del Paese, perché farebbe da volano a molti altri comparti. Non è possibile che si debba sempre aspettare la disgrazia, come avvenuto ad Annone e a Genova, prima di intervenire con un piano di manutenzioni di cui tutti sanno esserci grande bisogno. C'è poi il tema delle aree dismesse da riqualificare, di cui si parla da 10 anni senza mettere nulla in atto».

Secondo i sindacati il Governo non ha fatto abbastanza: «È intervenuto – rimarca il segretario generale Feneal Uil Altalombardia Riccardo Cutaia – con misure assistenzialistiche che possono essere il punto di partenza, ma non bastano. L'edilizia dieci anni fa pesava 11 punti di Pil, oggi meno di 8. Deve ripartire la filiera delle costruzione e serve buona e stabile occupazione. Il Paese cade a pezzi e ha bisogno di essere ristrutturato».

Proprio in tema di buona occupazione, giunge la critica alla Flat Tax per le partite Iva: «Con questa norma si favorisce la trasformazione dei rapporti di lavoro dipendenti in finti autonomi. Qualcuno può avere un beneficio economico immediato, ma calano le tutele e c'è meno sicurezza».

C'è poi la questione delle regole necessarie per avere un'edilizia regolare e sicura: «Le gare al massimo ribasso – spiega il segretario generale Filca Cisl Monza Brianza-Lecco Silvio Baita - portano le aziende a risparmiare sulla sicurezza. Inoltre si fanno lavorare nei cantieri finti artigiani che non hanno obblighi di formazione o lavoratori a cui vengono applicate forme di contratto non coerenti. Infine ribadiamo il fatto che a 67 anni non si può stare su un ponteggio. Quota 100 ha inciso poco nel nostro settore, perché i lavoratori edili hanno una quota contributiva mediamente, bassa. È necessario un riconoscimento per i lavori usuranti».

Formazione e rischio infortuni sono gli altri temi messi sul tavolo dai sindacati: «Ci vogliono 3 anni per diventare un lavoro edile specializzato, ma solo 15 minuti per diventare un'impresa del settore. Basta andare in Camera di Commercio con 540 euro e non c'è bisogno di saper dimostrare nulla».

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