Lecco, 15 aprile 2018   |  

"Quale futuro possibile sull'area ex Leuci?"

Porre un vincolo archeologico industriale su di una parte cospicua dei fabbricati.

leuci

La posizione del comitato Cittadellaluce sul futuro dell'area ex Leuci.

Se questa Amministrazione Comunale targata politicamente, a parole, come “progressista” avesse nei fatti un minimo di sensibilità sociale non si appresterebbe a concedere come sembra, i segnali sono chiari in tal senso, un “premio” a chi in passato ha depredato in modo preordinato la “ricchezza” di un Territorio impoverendolo socialmente e economicamente.

Le voci, che molti ritengono fondate, ma soprattutto la logica suggeriscono infatti che dietro la nebulosa dei nuovi proprietari dell'area ex Leuci ci sia ancora il “vecchio proprietario”.

All'Amm.Comunale (ed all'intero “Sistema Lecco”), se non si è ipocriti, dimostrare con comportamenti coerenti che, alla rassegnata assuefazione alle spietate logiche speculative del cosiddetto Mercato, sappia anteporre una visone ed un'azione economicamente intraprendente e socialmente coraggiosa, facendo da volano ad un “progetto” virtuoso di rigenerazione urbana.

Un “progetto direzionale”, peraltro già abbozzato dal basso da una serie di realtà sociali– ma sicuramente aggiornabile col concorso attivo di tutti -, che trova simile e concreto riscontro applicativo in altre parti del nostro Paese e dell'intero pianeta, rendendo riconvertibili aree dismesse anche private oltre che pubbliche.

Infatti noi del cosiddetto “Comitato CITTADELLALUCE” è da anni che indichiamo dal basso direzioni virtuose (ambientalmente, economicamente, socialmente e culturalmente) sollecitando l'intero “Sistema Lecco”, ed in primis l'Amm. Comunale, a farsene collegialmente carico.

Nessuna pretesa naturalmente da parte nostra ma un'esigenza perlomeno di confronto sfidando tutti a misurarsi concretamente, non sui massimi sistemi, ma sull'iniziale riutilizzo di una grande area centralissima di Lecco (significativa la similitudine, anche come estensione, con l'area utilizzata da ComoNext di circa 20.000 metri quadri con 650 posti di lavoro creati ed una proiezione di 1000, come si apprende dalla stampa).

Nel nostro territorio si assiste invece ad interminabili dissertazioni e relativi convegni che ben difficilmente approdano a qualcosa di concreto con grave compromissione delle aspettative di un' intera popolazione, a partire da quella lavorativa giovanile, costretta di fatto in modo significativo a “emigrare” verso altri più promettenti paesi, nonostante il suo glorioso passato storico manifatturiero.

Altro che “l'economia vola” come mediaticamente affermato dal sindaco Brivio

Per superare tutto ciò però occorrerebbe, ed è questo il cuore del problema che abbiamo tutti di fronte, una precisa scelta e volontà “politica” che spinga l'Amm. Comunale, come è successo da altre parti come Reggio Emilia e Milano ma non solo, a svolgere, invece che formalmente, un ruolo effettivamente attivo nel processo d'adozione di un percorso concreto di coagulazione di forze non solo imprenditoriali attorno ad un'idea e a un “progetto rigenerativo”.

La stessa azione rigenerativa tanto cara a parole sempre a Brivio, anche come presidente di Anci Lombardia.

Un “progetto valoriale”che sappia rappresentare inizialmente un modello potenzialmente utilizzabile anche in altre aree dismesse lecchesi (altro che nascondersi, come ha pubblicamente fatto sempre il sindaco, dietro a “Perché dovremmo farlo per quell’area e non per le altre 20 aree dismesse che esistono in città? “).

E' mai possibile che, a fronte di proposte pur orientative ma pressanti di rigenerazione urbana, per anni si sia accettato un “buco nero” nel centro cittadino senza ipotizzare e prevedere soluzioni virtuose percorribili, dopo che in sede di approvazione del PGT nel 2014 si era giustamente fatto argine contro l'ennesima tentativo di speculazione immobiliare mantenendo la destinazione produttiva ?

Non saremmo peraltro arrivati alla pesantissima situazione di degrado dovuto allo sgretolarsi del cemento-amianto.

La sordità in particolare dell'Amm. Comunale ad interrogarsi a fondo su percorsi alternativi alla pura logica speculativa del mercato anche su quell'area, l'abbiamo purtroppo ancora dovuta registrare in occasione di una nostra recentissima iniziativa pubblica di confronto con l'esperienza innovativa di Milano assolutamente disertata da qualsiasi esponente di maggioranza.

E perché invece, pur tardivamente, non fare diventare questo percorso rigenerativo condiviso un vero e proprio “apripista” di una nuova (per questo territorio) concezione attiva del ruolo catalizzatore del “pubblico” che sappia saldarsi con le migliori forze della società lecchese ?

Un modello di sviluppo sostenibile o, meglio ancora, di “economia circolare” che indichi e realizzi passi innovativi ed integrati concreti che contribuiscano a riportare il territorio lecchese ai livelli di vertice della moderna manifattura, una manna per il nostro peculiare assetto produttivo fatto di artigianalità e piccola impresa, ma anche di una intelligente creatività sociale e culturale.

Una rinnovata prospettiva territoriale che appoggiandosi alla ricerca applicata (non solo “pura”) ne sappia riesprimere le potenzialità.

Una manifattura ad alta intensità di conoscenza e capitale : una manifattura che richiede servizi di qualità e ricerca e un terziario delle professioni diverso da quello tradizionale e che abbia accanto una pluralità di opzioni integrative socio-economiche e culturali a valenza produttiva mista.

Pluralità che intrecciandosi tra loro configurano anche un nuovo modo d'intendere e praticare l'uso sobrio e ecocompatibile delle risorse, nuovi rapporti solidali e realmente partecipativi tra cittadini.

In più, rispetto ad altri territori virtuosi come ad esempio Reggio Emilia, qui c'è anche il concorso convinto e sollecitante di una significativa parte della cosiddetta società civile ed associativa.

In ragione di tutto ciò la proposta strategica concreta che abbiamo sottoposto all'Amm. Comunale (e Provinciale) è stata quella di sottoscrivere la nostra richiesta (acquisterebbe ben altro peso ci hanno detto i competenti organi consultati) di far porre un vincolo archeologico industriale su di una parte cospicua dei fabbricati, avendone esse le caratteristiche di pregio. Peraltro questi fabbricati sono esenti da coperture in amianto.

Questo elemento oggettivo di tutela del patrimonio territoriale storico (ormai quasi unico esempio cittadino di coperture “shed”) e i relativi riflessi negativi sul valore commerciale dell'area, sommato al credito di centinaia di migliaia di euro per mancati pagamenti delle tasse comunali dei proprietari dell'area ed alle condizioni non certo lusinghiere del mercato immobiliare (oltre alla preventiva effettuazione della bonifica dell'amianto) potrebbero costituire un buon “pacchetto” per iniziare una seria trattativa guidata, alla luce del sole, dall' Amm. Comunale e ben supportata dalle altre componenti del cosiddetto “Sistema Lecco”, in primis la Camera di Commercio (altrettanto determinante, a quanto si apprende, per ComoNext) ma anche Associazioni imprenditoriali e sindacali, come Fondazioni territoriali varie … ecc. ecc.

Se poi si pensa ai variegati possibili strumenti di finanziamento sia regionali, che nazionali ma soprattutto europei (spessissimo sottoutilizzati) anche in materia di aree dismesse, la partita potrebbe ritenersi perlomeno da approfondire ed anche percorribile, viste le esperienze concrete di altri territori.

Peraltro, visto che le finalizzazioni nel PGT per l'ATU 9 (Ambito di Trasformazione Urbana “Arlenico” che prevedevano in particolare un polo scientifico orientato alla produzione e alla ricerca ...) per fortuna sono state rese inapplicabili dalla permanenza dell'attività attuale, la soluzione alternativa per cogliere l'obiettivo previsto sarebbe lì a portata di …. Piano.

Vista anche la contiguità dell'area e la congruità urbanistica (perlomeno come mobilità agevolata : nelle immediate vicinanze – c'è addirittura un'uscita – della Superstrada 36 e la stessa Stazione. E come interconnessione a livello conoscenza-ricerca con la vicinanza a Università e a molti plessi scolastici delle medie Superiori).

Ma si ritorna sempre al cuore del problema: la volontà politica che smuova l'inerzia e, purtroppo, il sindaco Brivio, sempre attraverso i media locali, sembra voler chiudere questa possibilità, anche se noi contiamo su un ravvedimento operoso.

Comunque ora si può ben dire che il “Re è nudo” !

Al Re, o perlomeno ai Re, la palla !

Noi continueremo a fare la nostra parte ! E gli altri ?

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Caleidoscopio

23 Settembre 1943 Salvo d'Acquisto si offre in cambio della vita di 22 civili rastrellati dai tedeschi per rappresaglia contro un attentato compiuto il giorno prima, viene fucilato a Roma, in località Torrimpietra. Riceverà la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

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