Lecco, 27 novembre 2017   |  

Presentato a Lecco il restauro della Basilica della Natività in Betlemme

di Ugo Baglivo

Mons. Franci Cecchin: da sempre è sinonimo di riconciliazione e di pace

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Si è svolta in Sala Ticozzi a Lecco, il 24 novembre, una interessante serata culturale sulla storia – passata e recente – della Basilica della Natività in Betlemme. Promotrice dell’iniziativa l’organizzazione del “Latin Patriarchate Pilgrimages” rappresentata da Marina Venturini, che ha coinvolto i responsabili del restauro (ancora in atto) della basilica stessa, i titolari dell’impresa Piacenti Spa di Prato, e il curatore-regista del documentario storico sul restauro, dal titolo “Restaurare il cielo”, sempre di Prato.

La serata culturale è stata preceduta da una Messa solenne in Basilica di S. Nicolò, presieduta dal prevosto mons. Franco Cecchin, dedicata alla “pace nel mondo”, e in particolare in Medio-Oriente, inclusa la Terra Santa. Alla messa erano presenti, oltre a tutti i responsabili della serata culturale, i Cavalieri del Santo Sepolcro in rappresentanza ufficiale, con i paramenti di rito.

basilica nativita betlemme o su horizontal fixedE c’è stata davvero una linea di continuità tra la celebrazione religiosa sulla pace e il messaggio della serata culturale successiva in Sala Ticozzi; il restauro della Basilica della Natività ha messo d’accordo tutti per una volta almeno: i governi di Palestina e di Israele, normalmente in conflitto più o meno latente tra loro; i Patriarcati delle tre confessioni religiose (Cattolici, Greco-ortodossi e Armeni) che condividono un accordo – molto precario anch’esso - sulla giurisdizione di quella Basilica, come di altri monumenti sacri che testimoniano la storicità di Cristo; e la gente comune che vive in Palestina, senza distinzione di appartenenza religiosa o civile, interessata semplicemente al recupero di questo bene artistico, che è parte viva della storia di quella terra.

La serata in Sala Ticozzi è stata egregiamente guidata dal giornalista marchigiano Franco Elisei, presidente dell’Ordine Giornalisti di quella regione; erano presenti al tavolo, oltre alla promoter Marina Venturini, lo stesso Giammarco Piacenti, titolare della impresa che ha vinto il concorso per il restauro e sta operando dal 2013 in questa difficile operazione storico-artistica, e Tommaso Santi, sceneggiatore e regista del documentario che testimonia la difficoltà quanto la maestria del restauro stesso.

Già nella introduzione di mons. Cecchin alla serata in Sala Ticozzi veniva sottolineato come Betlemme, da sempre, è sinonimo “di riconciliazione e di pace”, perché lì è nato l’”autore della riconciliazione e della pace”; ciò a dispetto delle cattiverie degli uomini, che proprio in Terra Santa e dintorni continuano a volere occasioni di scontro politico e religioso.

Poi si è dato il giusto spazio al documentario, che presenta la pregressa situazione di degrado della basilica, e la difficile, puntigliosa, opera di salvataggio di quanto è possibile salvare: prima la messa a punto del tetto, per evitare le infiltrazioni, poi il restauro (già avvenuto) dei mosaici bizantini, con materiale il più possibile originale; poi nel prossimo futuro si darà mano alla pavimentazione anch’essa musiva, e poi … si arriverà a toccare la grotta vera e propria dove è nato un uomo più grande di tutti gli uomini.

A cominciare dal titolo del documentario, si è sottolineato il passaggio “dal buio alla luce” anche negli interventi dei relatori, successivi alla proiezione. Purtroppo un restauro non è mai sinonimo di miracolo: dei 2000 metri quadri di mosaici, risalenti al 12° secolo, solo 130 mq. si sono potuti recuperare ad un nuovo splendore; su quei monumenti si è abbattuta nel tempo una grave serie di eventi sfavorevoli: perfino un terremoto del 1833 ha lasciato il segno, oltre all’incuria umana, dovuta anche al difficile rapporto tra le tre confessioni religiose, che hanno trovato faticosamente accordo per la conservazione dei manufatti, ma non trovavano comunione di intenti per la decisione dell’intervento risolutore.

Risale al 1852 l’ultimo accordo per la “conservazione” della Basilica del Santo Sepolcro e delle altre Basiliche di Terra Santa: in quell’accordo si assegnavano spazi precisi di competenza, o di appartenenza, o di proprietà, delle varie basiliche; erano co-interessati i tre Patriarcati (Latino-cattolico, Greco-ortodosso, e Armeno), e anche l’Impero Ottomano dava allora la sua approvazione; quell’accordo è stato recentemente confermato nel 1993, da parte dello stato di Israele e del Vaticano. Insieme ai tre Patriarcati, anche i Copti, e i Siri, ed altre minoranze religiose storiche, accampano diritti sui luoghi e monumenti di Terra Santa.

DSCN0705T. Santi riprende una frase del sindaco di Betlemme, al momento della partenza dei lavori di restauro: iniziamo a “restaurare la pace”; la ritrovata sinergia, finalmente, per salvare la basilica in quello che era salvabile, tra Islam e Ebraismo e Cristianesimo, tra i vari Patriarcati cristiani e le altre rappresentanze minoritarie cristiane, e tra i governi di Israele e Palestina, appariva “miracolosa”.

E poi, dietro a quest’opera di risanamento della Natività c’è tutto l’orgoglio italiano di una impresa che ha vinto il concorso, superando candidature di ben più prestigiose nazionalità: in talune occasioni, la competenza artistica italiana, nella creazione come nella restaurazione delle opere d’arte, è riconosciuta senza alcun dubbio nel resto del mondo; ben cinque università italiane si sono prodigate, con propri esperti, nell’opera intrapresa dalla ditta Piacenti di Prato; e poi l’aspetto di indotto economico: più di 60 imprese italiane hanno collaborato finora nei vari momenti dell’intervento. Insomma, anche dal punto di vista tecnico, è stata vincente l’opera di sinergia; come per l’atto decisivo dell’intervento è stato vincente l’accordo tra autorità tradizionalmente e per secoli separate e “autocefale”.

E poi l’accoglienza della gente comune agli operai del restauro, di grandi o di piccole responsabilità; all’imprenditore Piacenti viene naturale dire in proposito: “la gente di Palestina ci ha coccolati”; di fronte al bisogno di recupero della Basilica, tutti gli interessi di guerre – pure in atto dentro e fuori Betlemme – erano superati, in una ritrovata fratellanza tra popoli che aveva del “miracoloso”.

E dai piccoli ai grandi: i donatori, quelli che hanno sovvenzionato i lavori, sono stati anch’essi provenienti da varie religioni e da varie nazionalità; perfino alcune banche musulmane hanno voluto partecipare a sponsorizzare l’iniziativa.

Cosa vi ha lasciato quest’esperienza? E’ l’ultima domanda del moderatore. E la risposta degli esperti: la Terra Santa è un luogo speciale, fortunato nella storia a dispetto delle guerre e dei contrasti, anche in tempo di pace, che pure ci sono stati e ci sono per interessi umani diversi; nella conduzione del lavoro abbiamo trovato conferma di una realtà specialissima, che è questa terra benedetta da Dio fin dai primordi della storia. Dice scherzosamente Piacenti: cosa mi ha lasciato quest’esperienza? questa esperienza non mi lascia, perché la continuerò in quanto mi appassiona, al di là degli aspetti tecnici.

Così il pubblico ha recepito una lezione di catechismo vivo, una lezione di quelle che ti mettono in pace con te stesso e con il mondo, se proprio il mondo non vuole essere in pace.

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