Lecco, 15 marzo 2019   |  

Potere al Popolo Lecco: l'ambiente non si salva bruciando rifiuti

"Come sarà affrontata l’emergenza Aria che nella nostra provincia, e soprattutto nel meratese, ha superato le soglie massime di inquinanti ben 30 volte dall’inizio dell’anno".

Nel giorno dello sciopero degli studenti per salvare l'ambiente, Potere al Popolo Lecco chiede agli amministratori del territorio quali misure intendano mettere in campo.

Qualcuno dei nostri amministratori si è accorto che venerdì 15 marzo gli studenti di tutto il mondo, compresi quelli che frequentano le scuole superiori del lecchese, hanno scioperato per le condizioni ambientali pessime del pianeta e del nostro territorio? I giovani hanno lanciato un pesante atto di accusa verso chi ci governa che dal più piccolo borgo alla più grande potenza sta compromettendo il loro futuro.

Il movimento ha preso l’avvio dalla giovane svedese Greta Thunberg che durante la conferenza mondiale sul clima ha tenuto un discorso ai politici riuniti a Katowice in Polonia per metterli davanti alle loro responsabilità sui cambiamenti climatici, causati da un sistema economico predatorio che si fonda sul profitto di pochi ricavato sullo sfruttamento dei beni comuni e delle persone, che, in molte parti del modo, anche nel nostro avanzato e democratico occidente, sono ridotte in schiavitù.

Anche noi “nel nostro piccolo” abbiamo gravi problemi ambientali derivanti da scelte sbagliate o non scelte dei nostri sindaci e assessori all’ambiente. Ci domandiamo come intendono rispondere alle manifestazioni degli studenti e ai molti movimenti della nostra zona per affrontare l’emergenza Aria che nella nostra provincia, e soprattutto nel meratese, ha superato le soglie massime di inquinanti ben 30 volte dall’inizio dell’anno.

Invece tutto tace, come se non stese succedendo nulla, mentre la popolazione vive in una camera a gas, specie i bambini, e sempre più spesso ci si ammala di varie patologie.

La verità è che i nostri amministratori non hanno uno straccio di idea per invertire la rotta quindi si accaniscono nel continuare a bruciare sempre più rifiuti (vedi progetto del teleriscaldamento di Silea, invece di programmare di spegnere il forno come promettono sempre in campagna elettorale) a non mettere in campo soluzioni per una mobilità collettiva e/o condivisa, a non investire in energie rinnovabili, a non indirizzare gli acquisti verso le produzioni locali, a non salvare le api minacciate dai pesticidi nelle coltivazioni, a non salvaguardare le risorse idriche, a scoraggiare l’uso di utensili usa e getta o l’eccessivo consumo di carne.

Al contrari, i sindaci si oppongono anche alle analisi epidemiologiche indipendenti che servono a monitorare le emissioni degli impianti che emettono tonnellate di fumi nocivi come L’Italcementi di Calusco e l’inceneritore Sllea di Valmadrera, si oppongono perfino a introdurre la tariffazione che fa pagare di più chi produce più rifiuti. Continuano a spendere soldi in opere costose e inutili (come appunto gli 80 milioni di euro del tossico riscaldamento a rifiuti) e non trovano quelli necessari per migliorare la qualità della vita dei cittadini e del territorio.

Consigliamo ai cittadini di porre le stesse questioni, che anche i giovani hanno posto durante la giornata del .15 marzo, a tutti quei politici che si apprestano a candidarsi alle prossime elezioni comunali, perché: “Il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il consiglio comunale condivide questa responsabilità. Il sindaco deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta".

E agli amministratori locali presenti e futuri che non saranno in grado di dare risposte chiare e soprattutto credibili consigliamo di tornare a casa e lasciar perdere, ma non gli auguriamo di andare a zappare la Terra perché sarebbe un onore troppo grande per loro.

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