Lecco, 01 aprile 2020   |  

Posso darti una mano?

di Gabriella Stucchi

“Umana cosa è l’aver compassione agli afflitti” (Boccaccio, Decamarone)

Posso darti una mano

Nel I capitolo (“Il «come» e il «perché») l’autore Piero Stefani, insegnante alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e all’Università Statale di Milano, spiega i vari tipi di aiuto che si possono realizzare.

L’aiuto decisivo si dà di fronte al pericolo più grande: eventi naturali, incidenti fortuiti, una pandemia...Allora si capisce la propria fragilità e si sente l’urgenza di aiutare. Così si mette in atto la possibilità di bene insita in noi. Altre volte l’aiuto può sorgere da una “svolta”, da un cambio di rotta che porta ad avvertire il proprio senso di responsabilità, magari dicendo “Non sono un santo”, ma di fatto qui non posso ritirarmi. Capita anche che la volontà di aiuto non possa essere realizzata, per le proprie incapacità di metterlo in pratica: le buone intenzioni non bastano, occorre lasciare agli esperti. Spesso si registrano anche ricadute negative di azioni intraprese, ad esempio nell’ambito educativo. Di frequente i genitori, pur volendo il bene dei loro figli, assumono comportamenti che producono effetti contrari a quelli desiderati. Allora si ricorre a psicologi, pedagogisti, psicoanalisti, pedagogisti, consulenti familiari. Lo stesso può capitare sul versante spirituale: il confessore non sempre riesce a dare il sostegno, le indicazioni per far uscire l’adolescente dalla depressione in cui è caduto. Tutto questo deve far riflettere.

Il II capitolo è dedicato ai “perché” che ci inducono ad aiutare gli altri. Viene affrontato in primo luogo il motivo “economico”. L’autore riprende un passo di John Stuart Mill in cui sostiene che “sono felici solamente quelli che si pongono obiettivi diversi dalla loro felicità personale, cioè la felicità degli altri...”. Così “sono rafforzati i legami sociali e si costruisce la capacità di esprimere amore e sollecitudine” (Barbara Lee Fredrickson). L’autore rileva però che questa visione presuppone forti diseguaglianze tra le componenti e rischia di diventare l’espressione delle componenti più forti della società con lo sviluppo dei propri interessi. Occorre perciò stabilire un rapporto in cui sia chiaro che aiutando gli altri si aiuta se stessi e viceversa, facendo proprio il patire e il sentire altrui (compassione o simpatia, entrambi derivati dal termine greco πάθοσ = sentimento, passione). L’autore inserisce numerosi versetti del Vecchio e Nuovo Testamento per indicare che la “compassione” (latino “cum patior”= soffrire insieme) richiede una relazione reciproca, un linguaggio condiviso.

L’autore richiama poi il Discorso della montagna (Matteo 5-7). In esso l’invito pressante sta nel compiere la volontà di Dio: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Questo ordina un’azione positiva anche a favore di chi prova avversione nei nostri confronti.

L’autore si sofferma successivamente nell’ambito della “sfera civile” e rileva che il primo esempio da proporre è il principio di solidarietà presente nella nostra Costituzione, per cui si “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). “Richiede” è un’espressione imperativa.

Oggi le cose stanno diversamente per la diversa situazione storica e per la possibilità di fare appello a “doveri inderogabili” scritti. Nella “Dichiarazione universale dei diritti umani” proclamata a Parigi nel 1948 si dice: “Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti... Devono agire gli uni verso gli altri in uno spirito di fraternità”. Si nota che qui prevale la bilateralità, mentre nel buon samaritano c’è l’unilateralità del prestar soccorso. L’autore sottolinea il termine “dignità”, usato dopo le forme precedenti di degradazione attuate dall’uomo nei confronti dei propri simili.

Nel paragrafo successivo l’autore rileva che tutti gli esseri nascono bisognosi di essere aiutati, perciò l’obbligo di prestare aiuto a chi è nel bisogno, in un atteggiamento di consolazione, è legge primaria della convivenza umana. Questa deve essere basata sulla componente spirituale. In tal modo si superano l’indifferenza, l’accidia, la paura; occorre “cercare di capire” per entrare in sintonia con chi ci sta davanti e per offrire l’aiuto indispensabile.

Il testo, arricchito dalle numerose citazioni bibliche, teologiche, filosofiche, aiuta a comprendere i motivi dell’aiutare il prossimo, indicando le modalità opportune perché questo diventi espressione di comunione fraterna.

Piero Stefani – POSSO DARTI UNA MANO? – EDB – euro10.00

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