Esino Lario, 11 agosto 2017   |  

Pinuccia Nasazzi presenta il suo libro: La strada dell'orto, viaggio celtico-romano

di Maria Francesca Magni

Il 9 Agosto si è tenuta la presentazione nel Cinema-Teatro davanti a un pubblico curioso.

nasazzi presentazione

Dal centro del cuore del Parco Regionale della Grigna Settentrionale, in Esino Lario, Pinuccia Nasazzi, una donna dalla grande sensibilità e delicato sentimento ha presentato il suo libro: “La strada dell'orto, viaggio celtico-romano” edito dalla Fabbrica dei Segni, la sera del 9 Agosto 2017 nel Cinema-Teatro davanti a un pubblico curioso.
Nelle valli dorate dal sole, boschi odorosi di ciclamini e cime erte dai fondali dell'oceano primordiale durante un lungo tormento geologico tra la placca africana e la placca europea, alcuni uomini coraggiosi, in antichissime epoche, tracciarono la storia del nostro territorio.
E Pinuccia, con una penna gentile, è riescita a immortalare i sogni, le traversie e il cammino del popolo celtico-romano che ha vissuto nei 5mila ettari di terra tra la Valsassina e la costa del Lario orientale.
Il romanzo si incentra sulla figura di Antonella, laureata in economia, dipendente alcolista che ha vissuto l'esperienza del carcere a San Vittore. Antonella è una donna che ha sbagliato e che trova le ragioni per riscattare la sua esistenza con la tecnica della regressione, cioè raccontando allo psicoterapeuta, con respiro profondo e regolare, il viaggio del suo passato.
La protagonista immagina le sue origini celtiche in Esino Superiore. Viene così catapultata in una piccola comunità vestita di pelli di animali dove il bene comune è la priorità di ogni esigenza. Un mulo e due asini rapresentano l'unica forza a disposizione di tutti per coltivare la terra e raccogliere i frutti del bosco, e che permette la sopravvivenza. Le case sono piccole e spoglie, le persone dormono sulla terra battuta e si nutrono prevalentemente di formaggio e minestra di radici.
Il canto e la danza risuonano in ogni movimento in vecchi e bambini, con le corna delle capre si ricava il corno, uno strumento di comunicazione potentissimo, la cui varietà di suoni permette di inviare messaggi precisi riconoscibili da tutti. Questo popolo non conosce l'avidità e la smania di potere, si sente un tutt'uno con la natura che rispetta. Vive alla giornata, insegue la luce del sole, conosce il potere curativo delle piante: l'Achillea è la pianta sacra per eccellenza dedicata alle donne, di cui si onora rigorosamente la rirpoduzione non raccogliendone più della metà presente in un prato. Nel sistema credenziale celtico non si distingue il sacro dal profano perchè in questo codice tutto è sacro al fine di elevarsi per raggiungere lo stato illimitato della Coscienza Universale nel cerchio della vita.
La societas non si avvale di un'organizzazione sociale rigida, né di leggi specifiche di sudditanza. Il druido e il consiglio stabiliscono verbalmente norme di convivenza basate essenzialmente sul buon senso e la preservazione dei valori celtici: la libertà personale e il rispetto della comunità.
In questa nuova dimensione Antonella si chiama Alba, ha i capelli biondi lunghi e sciolti, è una pastora di capre. Il suo villaggio è circondato da montagne, chiuso in se stesso, adagiato morbidamente in una conca i cui confini non possono essere valicati perchè, in Esino Inferiore, c'è un altro insediamento umano: il popolo romano guidato dal console Claudio che ha fatto costruire case di pietra con ampi cortili e giardini, pozzi per attingere l'acqua, strade lastricate.
Com'era d'uso romano, se i popoli sottomessi non davano segni di ribellione, veniva applicato il costume: vivi e lascia vivere. Quindi i due insediamenti, celtico e romano, si può affermare conducessero una sintonia di vigile tolleranza.
Fu così che nella bellezza di un sottobosco, Alba incontra Claudio e si innamora...
A questo punto la giovane valica il confine per amore e tradisce il suo popolo. Purtroppo le differenze culturali tra i due amanti segnano pesantemente lo stato d'animo di Aloe, il nome romano attribuito alla giovane celtica. Alba è infelice, non condivide la civiltà romana orientata costantemente al perseguimento di obiettivi, gloria, potere, prevaricazione maschile. Nonostante diventi madre, viene umiliata, defraudata dell'orgoglio di essere celtica.
Antonella scivola dentro se stessa chiudendo le porte del tempo presente per entrare in quel mondo antico che le appartiene chiudendo dolcemente le palpebre, ma ne esce angosciata.
Da Milano giunge a Esino e soggiorna all'Hotel Centrale dove Maria Teresa le fornisce il libro di Don Giovanni Battista Rocca del 1928: “La parrocchia di Esino” e un altro libro storico: “Noi gente del Lario” del 1981 di Pietro Pensa, oltre alla sua tesi di laurea sulle origini del paese. La nuova amica le indica anche una terapeuta di Esino che si chiama Lina, forse imparentata con la strega Armelina di Tartavalle... che aiuta le persone con cure naturali e tiene corsi sui fiori medicinali in una baita ad Agueglio, sulla strada dell'orto: un minuscolo pezzetto di terra in cui si ritrova la fiaba della vita.
L'epilogo della storia di Antonella, che si intervalla con quello della celtica Alba, si riconduce negli echi del tempo che rimbombano nelle viuzze silenti di Esino, arrivando così al riscatto dell'anima.
A volte senza che la mente capisca le ragioni del cuore.

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23 Agosto 1962 primo collegamento televisivo in diretta tra gli Stati Uniti e l'Europa, tramite il satellite Telstar.

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