Lecco, 06 ottobre 2019   |  

Papa Francesco apre il Sinodo sull’Amazzonia

“Lo slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale”

Francesco ha aperto con la S.Messa a San Pietro il Sinodo speciale sull’Amazzonia ed è partito dalle raccomandazioni di San Paolo a Timoteo («Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani»), per ricordare che i vescovi hanno «ricevuto un dono di Dio» e lo hanno ricevuto «per essere doni. Un dono non si compra, non si scambia, non si vende: si riceve e si regala. Se ce ne appropriamo, se mettiamo noi al centro e non lasciamo al centro il dono, da Pastori diventiamo funzionari: facciamo del dono una funzione e sparisce la gratuità, e così finiamo per servire noi stessi e servirci della Chiesa».

Il dono che abbiamo ricevuto, ha proseguito, «è un fuoco, è amore bruciante a Dio e ai fratelli. Il fuoco non si alimenta da solo, muore se non è tenuto in vita, si spegne se la cenere lo copre tanto. Se tutto rimane com’è, se a scandire i nostri giorni è il “si è sempre fatto così”, il dono svanisce, soffocato dalle ceneri dei timori e dalla preoccupazione di difendere lo status quo. Ma – ha proseguito il Papa citando quanto scritto da Benedetto XVI nell’esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini – “in nessun modo la Chiesa può limitarsi a una pastorale di “mantenimento”, per coloro che già conoscono il Vangelo di Cristo. Lo slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale” perché la Chiesa sempre in cammino sempre in uscita mai chiusa in se stessa».

D’altronde, ha proseguito il Papa, San Paolo afferma che «Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza»: «Non – ha chiarito Francesco – uno spirito di timidezza, ma di prudenza: qualcuno pensa che la prudenza è la virtù pagana perché ferma tutto per non sbagliare, no, è virtù cristiana, è virtù di vita anzi è virtù del governo che ci ha dato questo spirito di prudenza». E «come insegna il Catechismo, la prudenza “non si confonde con la timidezza o la paura”, ma “è la virtù che dispone a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati”.

La prudenza non è indecisione, non è un atteggiamento difensivo. E’ la virtù del Pastore, che, per servire con saggezza, sa discernere, sensibile alla novità dello Spirito». Allora «ravvivare il dono nel fuoco dello Spirito è il contrario di lasciar andare avanti le cose senza far nulla. Ed essere fedeli alla novità dello Spirito è una grazia che dobbiamo chiedere nella preghiera. Egli, che fa nuove tutte le cose, ci doni la sua prudenza audace – ha aggiunto il Papa – ispiri il nostro Sinodo a rinnovare i cammini per la Chiesa in Amazzonia, perché non si spenga il fuoco della missione».

Il fuoco di Dio, ha detto il Papa arrivando ad affrontare l’attualità amazzonica, «è fuoco d’amore che illumina, riscalda e dà vita, non fuoco che divampa e divora. Quando senza amore e senza rispetto si divorano popoli e culture, non è il fuoco di Dio, ma il fuoco del mondo. Eppure quante volte il dono di Dio non è stato offerto ma imposto, quante volte c’è stata colonizzazione anziché evangelizzazione! Dio ci preservi dall’avidità dei nuovi colonialismi. Il fuoco appiccato da interessi che distruggono, come quello che recentemente ha devastato l’Amazzonia – ha detto il Papa – non è quello del Vangelo. Il fuoco di Dio è calore che attira e raccoglie in unità. Si alimenta con la condivisione, non coi guadagni. Il fuoco divoratore, invece, divampa quando si vogliono portare avanti solo le proprie idee, fare il proprio gruppo, bruciare le diversità per omologare tutti e tutto».

«Annunciare il Vangelo è vivere l’offerta, è testimoniare fino in fondo, è farsi tutto per tutti, è amare fino al martirio», ha detto ancora il Papa che, dopo il Concistoro di ieri, si è fermato per ringraziar Dio «perché nel collegio cardinalizio ci sono alcuni fratelli cardinali martiri che hanno assaggiato nella vita la croce del martirio». Inoltre, ha detto, «tanti fratelli e sorelle in Amazzonia portano croci pesanti e attendono la consolazione liberante del Vangelo, la carezza d’amore della Chiesa. Tanti hanno versato sulla vita: per loro, per questi che stanno dando la vita adesso e per quelli che hanno versato la loro vita, con loro – ha concluso Papa Francesco – camminiamo insieme».

A portare i doni per l’offertorio, al momento dell’eucaristia, sono stati un gruppo di rappresentanti delle popolazioni indigene, piedi nudi e copricapo tradizionali, che partecipano al Sinodo in qualità di uditori. Concelebranti principali della messa, il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, presidente della Rete panamazzonica e relatore generale del Sinodo, e i due segretari speciali, il cardinale gesuita Michale Czerny, che ha ricevuto la berretta cardinalizia nel Concistoro presieduto ieri dal Papa, e il domenicano mons. David Martínez de Aguirre Guinea, vicario apostolico di Puerto Maldonado.

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