Lecco, 22 aprile 2020   |  

Noi stiamo a casa. Istruzioni per l’uso

di Gabriella Stucchi

“Saper sopportare gli altri, nonché se stessi, saper vivere insieme se non addirittura nell’unità”.

Noi stiamo a casa

Anselm Grün, padre benedettino tedesco, dedica il libro (nato da una lunga conversazione con Simon Biallowons, vescovo cattolico svizzero vicario apostolico in Arabia meridionale), “ a tutte le persone che sono state sconvolte dall’emergenza Coronavirus. Insieme a tutti coloro che, scioccati da questa crisi, sentono che la propria vita va ripensata in modo radicale, in seguito agli interrogativi suscitati dall’emergenza”.
L’autore invoca la benedizione di Dio su ogni lettore e lettrice e scrive una preghiera.

Sui motivi del “perché” di questo libro l’autore dichiara che in una situazione come questa “dobbiamo stringerci gli altri, dimostrarci solidali, saperci sostenere a vicenda, saper condividere”.
Il libro riprende l’esperienza di quindici secoli di vita monastica, utili e concreti oggi.
Vengono citate le esperienze vissute a Tawan nell’attuale emergenza: il loro principio di base è: ”per tutelare te, tutelo me stesso”: un principio cristiano in una terra in cui il 6% della popolazione è cristiana.

Le “Prospettive” sono la solidarietà e la buona gestione di una situazione in cui siamo affidati a noi stessi. Il fine è vivere insieme. Nel mondo moderno non si è più abituati a stare “gomito a gomito” in uno spazio chiuso tutto il giorno.
“Quarantena” indica un periodo temporaneo ben preciso di isolamento. Sono chiamati in causa solidarietà e coesione economica e politica.
L’autore intende offrire e condividere percorsi propri della vita monastica che aiutano a sopportare gli altri, nonché se stessi, per vivere insieme.

L’autore chiarisce che le regole fissate per iscritto da san Benedetto 15000 anni fa si riferiscono ad un’epoca assai turbolenta, caratterizzata da migrazioni di popoli e altri cambiamenti decisivi. Il primo criterio formulato da san Benedetto, oltre la ricerca di Dio, è l’amore per l’Ufficio divino, l’obbedienza e persino le inevitabili contrarietà della vita comune” (Regola bened. 58,7).
“Amare l’Ufficio divino” può essere inteso come capacità di emozionarsi, come nel nostro tempo c’è bisogno di persone capaci di mostrare e comprendere le emozioni. Persone empatiche, capaci di chiedere agli altri come se la stiano cavando, parlando anche in famiglia delle rispettive preoccupazioni, dei desideri e delle speranze.
È poi essenziale, una volta la settimana o più spesso, la capacità di ascoltare le preoccupazioni, le necessità, i desideri e i sogni sia di se stessi, sia di chi è in casa con noi, anche per telefono o via video.
È utile sfruttare le opportunità offerte dal digitale per fare vita comune anche nell’isolamento. Si può far sentire la vicinanza a distanza anche attraverso le lettere, scritte a mano o email. Così si rinsaldano le amicizie antiche.

Il secondo criterio delle regole benedettine rimanda all’obbedienza. Questa per san Benedetto è ascolto reciproco, capacità e disponibilità a coinvolgersi nei servizi quotidiani, senza esitazione e tanto meno con mormorazioni o proteste. L’osservanza delle regole è il livello base.

Il terzo criterio comporta tollerare opposizioni, gestire situazioni spinose, avere la buona volontà di contribuire. Per questo l’autore suggerisce di suddividere i compiti e le responsabilità, in modo che tutti contribuiscano alla buona esistenza in una situazione eccezionale. Questo rinsalda la vita comunitaria. Se ognuno fa la sua parte in questo momento di crisi non solo aiuta gli altri, ma anche se stesso. Questo è determinante sul piano psicologico, altrimenti si va in crisi. Anche il fare “fa bene”: restare attivi difende dalla paralisi dell’ozio. Altro punto è l’attività fisica: ginnastica di base, step, giardinaggio in terrazza...Ci deve essere armonia tra vita spirituale e vita fisica.

Altro punto nodale è il fatto che si sono fermate tante attività che davano il ritmo alle nostre giornate. Occorre quindi scoprire, in consonanza con il proprio carattere, nuove abitudini, nonostante la quarantena e l’isolamento.
Ad esempio, leggere un libro, telefonare ogni giorno ad una persona cara o che non incontravamo da tempo. Inoltre, essere uniti nella preghiera: intrattenerci con gli amici con un videogame, una chat di gruppo; pregare insieme prima dei pasti; leggere insieme i libri preferiti per condividere i testi che più ci emozionano, creare attività “comuni” consultando tutti i membri.

In questo periodo scoppiano ira, panico, depressione. Occorre in primo luogo farsi ragione di ciò che sta succedendo e “rimpiangere” ciò che non si è potuto raggiungere, accettare le delusioni, il dolore, riconciliarsi con questi eventi con fiducia e speranza, elaborando nuove mete concrete, coerenti con la situazione del momento: impegni concreti da portare avanti, come la pulizia accurata di una camera; intraprendere o proseguire un corso di formazione online. È essenziale porsi degli scopi, a breve e medio termine, ed anche a lungo termine, perché non si cada nell’accidia.

L’autore sottolinea la necessità di trovare, nello spazio limitato in cui siamo costretti, un piccolo “angolo” riservato a Dio, in cui sentirsi liberi, un angolo di pace, al cospetto di Dio, per una pausa. Inoltre l’autore suggerisce di integrare la dimensione privata con quella comunitaria per una preghiera in coro.

L’autore rileva poi che il livello di stress si innalza quando più persone si ritrovano insieme in uno spazio ristretto per tempi prolungati. È indispensabile uno spazio per mantenere l’equilibrio tra vicinanza e lontananza. Dialogare è essenziale per esprimere vicinanza, ma è importante anche trovare un proprio spazio di libertà, rimanere in silenzio: lì si sente la presenza di Dio e insieme il proprio “io”.

L’esercizio della solidarietà aiuta a superare preoccupazioni sbagliate ed egoiste. Basta partire dal principio che dobbiamo difendere noi stessi per difendere anche gli altri; accettare le limitazioni imposte per non danneggiare le persone a noi vicine e la società in generale. Tutto questo implica empatia, premurosa attenzione a sé e agli altri, solidarietà verso gli ultimi, con l’ambiente, con gli altri popoli e nazioni.

Il testo di Grün, che prende spunto dalle regole benedettine per applicarle all’attuale “pandemia”, è molto dettagliato nei principi e nelle indicazioni. Per questo ho sentito l’esigenza di riportarle in modo preciso (anche prolungato), ma con la speranza che la lettura accurata aiuti ognuno a far tesoro dei consigli per vivere bene, per sé e per gli altri, questo momento drammatico.

Anselm Grün “NOI STIAMO A CASA” – Vivere insieme - Istruzioni per l’uso - Paoline

 

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