Lecco, 21 aprile 2017   |  

Moschea abusiva in Corso Promessi Sposi? La Lega chiede chiarezza

di Rosa Valsecchi

I consiglieri del Carroccio tornano di nuovo sull’argomento dopo il caso di Pescarenico sollevato qualche mese fa

moschea corso promessi sposi

L'immobile di Corso Promessi Sposi

Dopo il caso di Pescarenico, un’altra presunta moschea abusiva torna al centro del dibattito in consiglio comunale. Durante la seduta in programma per giovedì prossimo, la Lega nord presenterà un’interrogazione volta a fare chiarezza sulla situazione che riguarda l’immobile di Corso Promessi Sposi al civico 23/H. Il locale a pochi passi dal Tribunale, proprio come l’ex friggitoria di Corso Carlo Alberto, risulta essere sede di un'associazione culturale, ma secondo quanto sostenuti dagli esponenti del Carroccio ospiterebbe tutti i venerdì decine e decine di persone per il tradizionale ritrovo di preghiera, classificandosi a tutti gli effetti come luogo di culto.

andrea corti

Andrea Corti

«Anche in questo caso abbiamo fatto numerosi sopralluoghi - conferma il consigliere della Lega Nord Andrea Corti - e ci pare evidente l’uso che viene fatto di questo locale, dove si sono radunate in molti casi fino a un centinaio di persone. È un luogo di preghiera non autorizzato e così come indicato per casi di questo tipo da un recente provvedimento emesso da Regione Lombardia deve essere chiuso». Lunga la lista di domande a cui la giunta guidata dal sindaco Virginio Brivio sarà chiamata a dare risposta in consiglio. «Innanzitutto vorremmo sapere se su questo immobile erano già state fatte segnalazioni all’amministrazione e alla polizia locale - precisa il consigliere Corti -. Anche in questo caso vorremmo avere una ricostruzione precisa del quadro tecnico e normativo in cui si colloca l’utilizzo del locale». L’attenzione resta alta anche sulla primo caso segnalato, quello dell’ex friggitoria di Pescarenico. «L’interrogazione che presenteremo si chiude con una richiesta ben precisa: se siano stati effettuati i controlli annunciati per verificare l’effettivo uso dell’immobile come centro di culto» conclude Andrea Corti.

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