Milano , 21 maggio 2017   |  

Ludopatia? Anche Manzoni fu costretto a saperne qualcosa

di Donatella Salambat

I figli del grande scrittore e poeta lombardo, Filippo ed Enrico, dissiparono ingenti ricchezze al giuoco. In ogni epoca i rapporti tra padri e figli di famiglie ricche sono stati spesso molto conflittuali.

Manzoni Milano

Il 22 Maggio 1873, all'età di 88 anni, moriva a Milano, Alessandro Manzoni. Su di lui e soprattutto sulle sue opere sono stati scritti fiumi di parole. Noi siamo andati a spulciare in vari libri che hanno indagato il suo privato e abbiamo trovato una serie di notizie e curiosità che vi offriamo per “celebrare” a modo nostro il grande scrittore lombardo.

«Il giorno 21 Luglio alle 7 del mattino, la nostra cara Enrichetta mi ha regalato un bel maschietto appunto il giorno della mia stessa nascita e nell'istessa casa di mia nascita». Chi scrive è Giulia Beccaria, mamma di Alessandro Manzoni, nel ricordare la nascita di Pietro che, figlio di Alessandro Manzoni, lei (nonna) chiamerà Pedrino o el Pedrin.

Pietro Luigi Manzoni nasce a Milano il 21 Luglio del 1813, stesso giorno della nonna materna, e moure il 28 Apirle del 1873 a Milano all'età di 59 anni. Alessandro Manzoni, è considerato uno degli scrittori più illuminati della letteratura italiana apprezzato in tutto il mondo. La genialità “letteraria” che contradistingue le sue opere lo ha reso freddo e scostante nei raporti con i figli. Alcuni di loro assumo atteggiamenti che non aiutano nei rapporti con il padre; ad esempio Enrico si getta in affari azzardati e perde ogni cosa, riducendosi a chiedere continuamente sostegno economico al padre per mantenere la famiglia e Filippo spende gran parte del patrimonio rischiando anche il carcere. Pietro sarà il figlio maschio più assennato, non procura al padre le preoccupazioni dei fratelli.

Dallo scambio di lettere e note tra Alessandro e Pietro si evidenzia come il figlio avesse uno stretto rapporto col padre che gli affidava importanti mansioni come la tutela del patrimonio di famiglia fino al controllo della tipografia. In particolare Pietro oltre ad occuparsi dell'amministrazione di casa Manzoni, come la riscossione degli affitti, il pagamento delle spese, il rapporto con i fittavoli e persone di servizio, era coinvolto nella correzione delle bozze degli scritti paterni. Svolgeva ricerche per conto del padre e procurava i libri di cui necessitva, lo accompagnava negli spostamenti, teneva i rapporti con gli stampatori.

Pietro sorprese e al principio deluse il padre, quando sposò, in gran segreto, nel Gennaio 1846, Giovannina Visconti, una ballerina di fila della Scala di Milano. Manzoni fu messo al corrente delle nozze dalla seconda moglie Teresa Borri; tra i carteggi di casa Manzoni una nota di Giuseppe Borri, fratello di Teresa, riporta: “Basta, i figli sono al mondo alle stesse condizioni dei padri colla stessa libertà di fare o non fare”. Manzoni, al momento non volle riconoscere il matrimonio di Pietro, fino alla nascita del primo nipote ed in quell'occasione cambiò l'atteggiamento nei confronti della moglie Giovannina Visconti, che accolta in famiglia, dopo la morte di Teresa Borri, avvenuta nel 1861 si prese cura di Alessandro Manzoni.

Giovannina, diede a Pietro quattro figli dimostrandosi moglie e madre affettuosa. Vissero per molto tempo nella villa di Brusuglio; alla morte di Teresa Borri, si trasferirono nella casa di via Morone a Milano rallegrando con la loro presenza gli ultimi anni di Alessandro Manzoni. Cristoforo Fabris, uno degli amici che la sera teneva compagnia allo scrittore ricorda che Pietro «divenne un membro principale del piccolo crocchio, uomo, come era di ingegno, vivace e di molta lettura. Si era dedicato a sollevare interamente il padre dalle brighe dell'azienda domestica a tenergli compagnia, a procurargli in ogni maniera di conservare, quanto più, era possibile quella preziosissima esistenza».

Un aneddoto per comprendere al meglio il rapporto tra Manzoni e la nuora Giovannina è riportato nella “Dispensa di casa Manzoni” di Riva: «Un giorno che Manzoni e la nuora erano usciti, arrivati alle porte del Broletto, il Manzoni si fermò a prendere i dolci in una vetrina di pasticcere. Faceva sovente così, essendo ghiotto, come un ragazzo di dolciumi. La nuora, che conosceva i padroni della bottega fin da quando era ballerina, volle entrare a salutarli e presentare enfaticamente il Manzoni con queste parole: “Mio suocero, don Alessandro Manzoni, autore del celebre romanzo: 'I promessi sposi'. Alessandro Manzoni questo chiarimento un po' superfluo stette così sbigottito che non seppe dire parole, neppure il famoso “si figuri” e andando a casa non disse una parola. Si apprese poi cogli intimi con la strana presentazione e quando era di buon umore si presentava da sé agli intimi colle stesse parole della nuora».

Si conosce Alessandro come padre seguendo la serie di scambi epistolari con i figli e si scopre un Manzoni affettuoso attento alle vicissitudini della sua famiglia nonché a quella dei figli. Un esempio è lo scambio di lettere con la figlia Giulia sposata con Massimo d'Azeglio. La figlia scrive al padre di quanto il marito fosse impegnato nella stesura di “Ettore Fieramosca” e di come fosse occupato nel lavoro di revisione. Lo scambio epistolare prosegue con il genero anche dopo la morte della figlia come testimonianza della reciproca partecipazione a gioie e doloi delle loro famiglie. Significativa la corrispondenza con la figlia Vittoria sposata con Giovanni Basttista Giorgini che viveva in Toscana e di Matilde, la cui cattiva salute era per Alessandro continua fonte di preoccupazione. Ai figli maschi, Filippo ed Enrico, pagò i debiti, ma si rese conto che in questo modo non li avrebbe aiutati. Decise di occuparsi dei nipoti inviandogli del cibo e dei vestiti e pagando loro gli studi. Alessandro è sempre stato descritto come un uomo il cui animo era aggredito da ansie, turbamenti; se passeggiava per le strade di Milano o di Brusuglio temeva di svenire, aveva la sensazione che le case gli cadessero intorno, non sopportava la folla, evitava di incontrare estranei, camminava venti minuti prima del pranzo, regolando la velocità del passo con l'orologio e due ore nel pomeriggio, andava a letto alla solita ora, era ghiotto di dolci, soprattutto la cioccolata, beveva acqua Boario, mangiava sovente minestrone e bolliti; si racconta fosse un ipocondriaco e spesso Stefano Stampa, figlio della seconda moglie, invia lettere al Manzoni con rimedi medici, poiché lo scrittore soffriva di problemi agli occhi e di reumatismi.

Manzoni era un padre che stabiliva regole che tutti in famiglia dovevano rispettare; il suo comportamento va contestualizzato nell'epoca in cui è vissuto; le regole le stabilivano i padri e non si discutevano: severità e distacco, obbedienza dall'alto. Ora i padri hanno riscoperto la paternità, la vicinanza con i figli, il rapporto padre-figli il rapporto si è addolcito, il compito è quello di educare mediando le diverse opinioni. Forse i padri migliori sono quelli che sanno di non essere perfetti, che rispettano la personalità dei figli guidandoli nelle loro scelte. Epoche diverse, con problemi e domande uguali. Quanti padri oggi hanno dovuto affrontare situazioni critiche come l'abuso di sostanze o la dipendenza dal giuoco. Manzoni all'epoca dovette accettare ed affrontare una situazione simile vissuta dai figli Filippo ed Enrico che dissipavano ricchezze al giuoco.

Oggi, la distanza tra padre e figlio si è quasi colmata, molto spesso i padri si comportano come i migliori amici dei figli anche se la maggiore confidenza non ha portato a una più aperta comprensione. Il ruolo dei genitori deve essere uno e uno solo: quello di educatori.

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