Lecco, 22 marzo 2017   |  

Le scuole di Lecco ricordano padre Pino Puglisi

di Maria Francesca Magni

L’evento di ieri mattina è stato organizzato dal Centro Provinciale Legalità

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Oggi, primo giorno di Primavera dedicato al ricordo delle vittime della mafia, le scuole di Lecco si sono date appuntamento presso il Teatro Invito di via Foscolo per ascoltare il giornalista dr. Domenico De Lisi che a 16 anni conobbe padre Giuseppe Puglisi, il prete assassinato dalla mafia il 15 Settembre 1993, giorno del suo 56esimo compleanno.

L’evento è stato organizzato dal Centro Provinciale Legalità presieduto dalla prof.ssa Valeria Cattaneo docente dell’Istituto Bertacchi, capofila della rete scolastica lecchese, con l’Associazione Libera e il Centro Parrocchiale di Accoglienza Padre Nostro di Palermo fondato da don Puglisi.

File ordinate di studenti seduti sulle poltroncine azzurre del teatro, hanno sentito le parole del Sindaco dr. Virginio Brivio che ha ribadito la collaborazione delle istituzioni pubbliche a fianco dei cittadini per combattere la malavita mafiosa.

Wall Street ne è un esempio. L’autorità giudiziaria ha confiscato il locale che apparteneva al clan mafioso di Coco Trovato. La struttura si chiamerà ‘Fiore’, e da Aprile i cittadini potranno mangiare una pizza davvero ‘buona’, leggendo anche un buon libro.

Il viceprefetto di Lecco dr. Stefano Simeone ha introdotto il discorso sulla legalità partendo dal concetto di rivoluzione e rivolta. Il discorso ha interrogato gli studenti sulla qualità dello spirito partecipativo quando si rivendica coralmente giustizia e onestà senza percorrere la strada della violenza, invitando a riflettere sulle conseguenze del comportamento omertoso: a Lecco come a Palermo.

Motivato dalla fede e dall’amore per la sua gente, padre Puglisi partì dall’attenta lettura territoriale in cui viveva per percepire le gioie e le angosce delle persone di quel pezzo di terra martoriato dalla miseria e dalla violenza. In questo procedere col cuore e la mente pose alla luce del sole i nodi equivoci del tessuto sociale del quartiere Brancaccio di Palermo, allora rifugio dei boss mafiosi latitanti.

“Aveva grandi orecchie il parroco del Brancaccio, due enormi padiglioni auricolari che gli permettevano di ascoltare ogni minimo rumore dei vicoli fatiscenti e pieni di bambini analfabeti. Padre Puglisi non considerava la Chiesa un’organizzazione caritativa, perché riteneva che la solidarietà di salvezza per i cristiani non si fonda su motivi paternalisti, ma scaturisce dalla fede quale atto totale che impegna e coinvolge tutta la vita” ha affermato il dr. De Lisi “i potenti lo osteggiavano, ma nonostante questo padre Pino non cercava di blandirli e neppure faceva loro un’incensata…”.

Padre Puglisi stava dalla parte delle vittime, difendendo e promuovendo sempre la dignità umana umiliata. Si impegnava con somma dedizione nell’opera educativa delle giovani generazioni per strapparli alla mentalità mafiosa, alla cultura dell’illegalità, alla violenza, alla strumentalizzazione dell’ignoranza, della disoccupazione e della povertà.

Padre Pino nei confronti della realtà sociale in cui viveva e lavorava, non pronunciò generiche parenesi moraleggianti, ma precise denunce. Puntò l’indice contro i detentori del potere che, al Brancaccio, assumevano le fattezze camuffate della mafia propagatrice, tra i più deboli e indifesi, di paura e dipendenza.
Quel pretino minuto con le grandi orecchie indispettì i malavitosi che cominciarono a minacciarlo, a picchiarlo, fino ad ucciderlo …

“La sera in cui don Pino venne assassinato da 4 sicari mafiosi stavo andando coi miei amici a prendermi un gelato” ricorda il dr. De Lisi “erano circa le 21 e trenta quando vidi una suora fuori dalla porta dell’abitazione di don Pino. Compresi immediatamente che era successo qualcosa al mio parroco…L’esecutore materiale, Salvatore Grigoli che aveva ammazzato 45 persone su commissione mafiosa, oggi sta scontando la sua pena in carcere, ma ricorda ancora il sorriso di padre Puglisi dopo la rivoltellata alla nuca mentre si accasciava e pronunciava ‘me l’aspettavo’”.

L’insegnamento di don Puglisi parte dalla considerazione che l’uomo si realizza nell’uomo. I rapporti che legano gli uomini testificano la nostra partecipazione alla natura umana. Ognuno di noi è parte dell’altro, se ci si isola dai nostri simili non si può raggiungere indipendenza e maturità, infatti tanto più un uomo è isolato, tanto meno è indipendente.

Portare speranza dunque, e con gioia, è lo stile di vita per non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo.

Il 25 Maggio 2013, padre Giuseppe Puglisi, primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, è stato proclamato beato.

 

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