Lecco, 07 febbraio 2018   |  

Le risposte alla crisi economica e del lavoro del professor Becchetti

di Ugo Baglivo

Al Palladium di Lecco la serata organizzata dalle ACLI Provinciali al Cineteatro Palladium di Lecco

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C’è una linea di continuità tra le proposte culturali economiche del 16 gennaio e quelle del 6 febbraio 2018, nelle due conferenze organizzate dalle ACLI Provinciali al Cineteatro Palladium di Lecco: ciò che nella prima serata appariva come idealistica rivoluzione di prospettive scientifiche, “sconcertante” per chi era abituato a distinguere – da sempre – Economia ed Etica come teorie nettamente separate, nella seconda serata si chiarisce come possibilità reale di una rivoluzione copernicana: scienza economica ed etica possono, anzi devono, convivere, in un ottica moderna post-crisi.

Relatore, anche questa volta, un professore universitario di Economia politica, anch’egli operante a Roma: il prof. Leonardo Becchetti è ordinario presso la Facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata, come il prof. Luigino Bruni (ospite a Lecco il 16 gennaio u.s.) è docente all’Università LUMSA sempre a Roma. Le due serate si completano a vicenda, e anche l’impegno culturale dei due relatori è in stretta connessione, perché fanno capo entrambi alle esperienze di Banca Etica.

Ancora una volta, a far gli onori di casa è stato il responsabile delle ACLI Provinciali di Lecco, Luigino Panzeri: già nella sua introduzione egli distingue tra “homo economicus” e “homo faber” e “homo sapiens”, e nell’homo sapiens c’è tutta la dimensione della persona umana non ridotta a merce, ma ricca di valori anche immateriali. Panzeri sottolinea, presentando il prof. Becchetti che nel relatore c’è competenza dottrinale ed esperienza umana diretta.

La Giunta Comunale e in particolare il Sindaco di Lecco Virginio Brivio, hanno voluto appoggiare – anche questa volta – l’iniziativa culturale e sociale delle ACLI: il Sindaco non ha potuto presenziare direttamente, perché impedito per degenza in ospedale; ma è stato adeguatamente rappresentato dalla prof.ssa Anna Niccolai, presidente della Commissione comunale Istruzione e Cultura. Le fragilità sociali, oltre che quelle del momento storico economico della crisi, dice la professoressa, esigono un indirizzo, che i politici possono dare al territorio solo se supportati da conoscenze sicure, che derivano ovviamente dalla ricerca scientifica. Un’Amministrazione impegnata a fare il bene dei cittadini non può non correre al ritmo della ricerca scientifica sul “bene comune”.

Il professor Becchetti – nel suo intervento – ha un fare colloquiale, che stabilisce immediatamente contatto empatico con il pubblico: egli scende da subito in platea e interagisce con i tecnici e con gli astanti, come in una normale lezione universitaria, o meglio di liceo, senza orpelli retorici o distinzioni accademiche; anche il suo tono di voce è dimesso, come di un uomo semplicemente convinto che convince, senza retoriche altisonanti.

Il sistema economico è come una macchina; delle quattro ruote (visivamente rappresentate in immagini) due sono gonfie: quella degli investimenti di profitto, che fanno capo alle imprese, e quella del benessere auspicato che spinge i consumi; ma due ruote sono sgonfie, e corrispondono alla tutela dell’ambiente, che si degrada sempre più in una economia di tipo tradizionale ottocentesco, e alla dignità del lavoratore, che è persona prima che numero nella catena produttiva.

Tre proposizioni riduzioniste vanno superate, in un’ottica di scienza economica moderna: la prima è che la “persona” umana si identifica con l’”homo economicus”, come se tutta la felicità umana dipendesse dalle sole dotazioni monetarie, o dalle sole possibilità di consumo; la seconda è nella concezione dell’impresa come esclusiva massimizzazione del profitto, tralasciando le istanze di altri portatori di interesse (lavoratori, consumatori, fornitori, comunità locali); e ancora il terzo riduzionismo è nell’identificare il valore economico soltanto nel PIL, tralasciando il BES. Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è il flusso di beni e servizi contabilizzati per un territorio o per una nazione; mentre il BES (Benessere Equo e Solidale) considera un benessere economico che non tralascia valori come la salute, l’istruzione, il paesaggio, la qualità delle relazioni, la sicurezza nella vita dei singoli e della società.

Il vero problema dell’economia industriale moderna non è nella introduzione sempre più massiccia delle macchine: le macchine non sono negative, perché tolgono fatica ai lavoratori; il lavoro deve essere sempre creativo e non semplicemente esecutivo, e così diventa degno per l’uomo e non “alienante”.
Resta invece, nella industrializzazione avanzata, il problema delle disuguaglianze, tra vari uomini cooperanti alla produzione, e tra varie parti del mondo (ad es. USA, Germania, Cina, popoli emergenti). Per reggere alla concorrenza, l’impresa punta alla qualità, quando può; altrimenti cerca sotterfugi evadendo le tasse o trovando altre scappatoie non etiche. E il lavoratore, se di alta qualità, diventa interessante sempre più per l’imprenditore; ma se è di bassa qualifica, perde sempre più di valore nella catena produttiva.

E, per superare il problema della globalizzazione, che mette a confronto e contrappone vari specifici sistemi economici, talvolta si crea disoccupazione (nei lavori a bassa qualifica) e altre volte si rincorre lo sfruttamento estremo delle risorse, fino a superare i limiti del pianeta Terra.

Di fronte a questi problemi non c’è risposta nella economia tradizionale ottocentesca; il segreto della ricchezza, in epoca attuale, è nel creare circolo tra valori imprenditoriali, valori umani degli operai che tutti cercano soddisfazione di sé, e valori della stessa globalizzazione, che facilita e non ostacola il controllo delle risorse planetarie. Va cercato sempre di più non il bene dell’impresa, non la ricchezza di una nazione sulle altre, ma il “bene comune”: non solo profitto di pochi e lavoro alienante per molti, ma capacità di generare circolo virtuoso. Circolo virtuoso tra datori di lavoro e operai attivi e creativi, tra consumo e risparmio responsabile, in una partnership di cooperazione nella società civile, in cui le imprese si interfacciano con i servizi, la produzione con la istruzione, in una dimensione globale che non sia difetto ma pregio, per la salvaguardia dell’ambiente.

Il nuovo “modello economico” è inclusivo e non esclusivo: l’impresa si pone di fronte al consumo responsabile, il profitto si pone in rapporto con la tutela dell’ambiente e comunque con la felicità complessiva degli uomini, nel microcosmo della fabbrica singola come nel macrocosmo della globalizzazione. Non servono le politiche protezionistiche (come quelle di Trump!) per spingere l’economia, ma vale la regola del “Montreal Pledge”, di recente costituzione.

In una sua pubblicazione Becchetti ha individuato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, in una ambientazione che coniuga profitto e dignità umana di tutti, mondo occidentale e popoli emergenti dell’Est e Sud del mondo, in una “economia per tutti”, denominata NEXT = “Nuova Economia X Tutti”.

Nelle Settimane sociali, organizzate dalla fondazione NEXT, sempre a Roma, si educano i partecipanti alle “buone pratiche”: si tratta a volte di co-progettazioni di imprenditori e operai insieme, o altre volte di coinvolgimento del cosiddetto “oro grigio” (cioè degli anziani) nella produzione giovanile, o ancora di valorizzazione del “genius loci”; insomma ci si pone di fronte a percorsi virtuosi, che possono essere imitati. Non sono escluse le “botteghe formative”, che hanno molto da insegnare alla nostra scuola italiana, che ora si cimenta con l’alternanza scuola/lavoro.

Tre proposte conclusive: a) rimuovere gli ostacoli, per esempio in Italia l’eccesso di burocrazia, o i tempi lunghi della Giustizia; b) invertire la rotta, e puntare alla qualità, tanto dei prodotti quanto dello stesso sistema produttivo; c) ridare dignità agli “scartati”, a quelli che rimangono indietro, nelle nostre società occidentali come nell’intero mondo (in un’ottica di globalizzazione). Un ultimo richiamo al documento pontificio Evangelii Gaudium conclude la serata.

Tantissime le domande del pubblico al relatore, e tutte coinvolgenti le sue risposte. La tradizionale scienza economica va superata, e nella opinione pubblica va superata soprattutto la confusione. La confusione genera i populismi; ed è questo il pericolo incombente nelle politiche attuali. La politica deve costruire crescita, a tutti i livelli, non solo in quello del PIL, ma soprattutto in quello della dignità della persona umana, a qualunque classe sociale o nazione o parte del mondo appartenga.

Auguri di “buone pratiche”, anche economiche; anche in vista delle prossime elezioni.

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