Lecco, 09 gennaio 2019   |  

Le macchine sapienti

di Gabriella Stucchi

Guidare l’innovazione tecnologica, rendendola autentica fonte di sviluppo umano

Le macchine sapienti

L’autore, Paolo Benanti, docente alla Pontificia Università Gregoriana, nella Premessa espone il post riportato sul sito web della Blippar, in cui si espongono le riflessioni di un giovane che, avendo compiuto sedici anni, si dichiara un “nativo digitale”, superando le perplessità dei genitori, ancora legati a quelle che lui considera le vecchie tecnologie. Parla di un possibile “sconvolgimento sociale”, presentando esempi in cui l’intelligenza artificiale diventerà più intelligente degli umani.

Di fronte a queste affermazioni, l’autore indica ciò che può avvenire nei diversi ambiti: nel mondo del lavoro (si pensi alle macchine con guida autonoma); nella sanità: l’intelligenza artificiale potrebbe favorire l’organizzazione dei percorsi per i pazienti o i piani di trattamento e fornire ai medici le informazioni anche per seguire da lontano il paziente.

Per quanto concerne le tecniche di procreazione artificiale, specialmente la fecondazione in vitro, le statistiche mostrano un tasso di successo fra il 20 e il 35%. A questo punto c’è da chiedersi se si può affidare a una macchina la nascita di un figlio.

Nel sistema giudiziario americano si utilizzano i software per assistere le corti, calcolando il rischio di recidiva di un soggetto sotto giudizio, nel qual caso si toglierebbe la libertà.
In ambito militare, nelle diverse operazioni sui campi di battaglia, si utilizzano droni, esploratori robotizzati e sistemi di fuoco robotici. Chiaramente si pone la domanda se le conseguenze di ciò che la macchina decide sono moralmente qualificabili.

L’autore richiama che per capire le sfide e le potenzialità delle intelligenze artificiali bisogna comprendere innanzitutto il lato umano della relazione uomo-macchina.

Nel secondo capitolo l’autore riflette su quale sia lo specifico umano che rende diversi dalle macchine. Innanzitutto rileva che l’essere umano ricopre una posizione particolare rispetto a tutte le altre forme viventi, è l’unico capace di assumersi una responsabilità nel cosmo, l’unico capace di rispondere alle conseguenze delle proprie azioni; si pone quindi in una dimensione etica. Può pertanto decidere e decidersi e la tecnologia è il mondo in cui tali dinamiche avvengono.
Segue un tracciato dei periodi storici in cui si puntualizza che l’apparato tecnico-scientifico nel corso del Novecento ha effetti notevoli sul capire e sul capirsi, in quanto il computer e l’informatica portano a cambiamenti notevoli, proprio grazie alla tecnologia. L’avvento della ricerca digitale garantisce la possibilità di studiare il mondo secondo nuovi paradigmi gnoseologici.

A partire dagli anni Cinquanta l’informatica e le Informazioni e Comunicazioni Tecnologiche hanno modificato la nostra interazione con il mondo ed anche la comprensione di noi stessi, perché non siamo più isolati, ma interconnessi; la metafisica ruota intorno all’informazione. Si può parlare quindi di società dell’informazione, in cui entrano in scena le intelligenze artificiali. L’autore definisce questo fenomeno “dataismo” , in cui l’universo è percepito come un flusso di dati, percepiti dall’uomo moderno attraverso e-mail, telefonate e articoli. In questo contesto l’idea di libero arbitrio è in pericolo, perché gli algoritmi artificiali potrebbero un giorno sostituire i sentimenti e addirittura guidarci nelle decisioni della vita.

“Un codice etico per le intelligenze artificiali”: l’autore sottolinea con chiarezza che le intelligenze artificiali devono essere pensate in termini di cooperazione, per aumentare la capacità cognitiva e non sostituirsi ad essa. Da qui la necessità di costruire delle norme per rendere efficace l’interagire dell’uomo con le macchine, stabilendo che la priorità operativa è nella persona, nella sua dignità.

Per orientare le innovazioni tecnologiche verso il bene comune è essenziale, secondo l’autore, creare organismi o istituzioni che garantiscano la governance delle tecnologie legate alle intelligenze artificiali. Occorre poi evitare che queste creino un dualismo tra coloro che sono dotati cognizioni tecnologiche e gli altri membri della società, tenendo presente il diritto all’uguaglianza e il diritto alla ricerca della propria felicità. Da qui la necessità di un dialogo e confronto sul senso dell’umano che l’innovazione tecnologica comporta e su quali modalità possano garantire uno sviluppo umano autentico. Questo si concretizza in un vero e sincero impegno morale dei singoli e delle istituzioni nella ricerca del bene comune.

Nel libro l’autore espone da una parte i vantaggi proposti dalla diffusione delle nuove tecnologie, con un’evidente trasformazione sociale; dall’altra chiarisce che perché questo si realizzi in pienezza è indispensabile l’impegno morale dei singoli e delle istituzioni per guidare l’innovazione tecnologica, rendendola autentica fonte di sviluppo umano.

Paolo Benanti “Le macchine sapienti” – Marietti – euro 15.00

 

 

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