Lecco, 18 gennaio 2019   |  

“L'arte di essere libero”

di Stefano Scaccabarozzi

La biografia di Voytek Kurtyka, l'alpinista leggendario.

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Lo scalatore più immaginifico e il libro di alpinismo più atteso degli ultimi anni. Bernadette McDonald in “L'arte di essere libero”, volume pubblicato in Italia dalla casa editrice lecchese Alpine Studio, racconta la vita e le imprese di Voytek Kurtyka, uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi e personaggio enigmatico e affascinante.

Fonte di ispirazione per generazioni di alpinisti, vera leggenda dell'alpinismo, di carattere schivo e riservato, Kurtyka ha declinato per vent’anni innumerevoli inviti ad apparizioni pubbliche e interviste, creando attorno a sé un alone di mistero che ha accresciuto il suo mito.

L'estetica e la libertà come parole d'ordine per uno dei protagonisti dell’età d’oro dell’alpinismo himalayano: Kurtyka non prese parte alla corsa alla Corona dell'Himalaya con Messner e Kukuczka, ma scelse di scalare non per collezionare cime, ma per vivere l'esperienza di andare oltre al limite e oltre se stesso.

Dalle imprese su roccia nei Tantra polacchi, alle grandi traversate sulle cime più alte dalle terra, dalle linee più affascinanti su montagne come il Gasherbrum IV, il Chagabang e le Torre di Tangro allo stile di scalata visionario sperimentato sugli Ottomila: “L'arte di essere libero” è il ritratto approfondito di uno degli scalatori più rispettati e ammirati del mondo dell’alpinismo mondiale.

E poi grazie alle pagine dei diari tenuti durante le spedizioni dal leggendario scalatore polacco, Bernadette McDonald racconta gli intensi, talvolta conflittuali, rapporti umani che Kurtyka ha avuto con i propri compagni di cordata: Jerzy Kukuczka, Erhard Loretan, Alex MacIntyre, John Porter e Robert Schauer, veri e propri miti di quegli anni.

Tra i record che Kurtyka può vantare c'è anche quello di non aver mai perso un compagno di scalata nonostante le imprese al limite dell'incredibile provate e realizzate sulle più difficili pareti in Himalaya. Segno di una grande capacità, più unica che rara, di saper leggere i pericoli e di saper rinunciare quando il rischio era troppo elevato.

Solo ne 2016, alla soglia dei 70 anni, dopo aver rifiutato più volte, è stato convinto ad accettare il Piolet d’Or alla carriera.

La biografia curata da Bernadette McDonald è risultata vincitotrice del BANFF Mountain and Film Festival e del BOARDMAN TASKER AWARD .

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