Milano, 12 settembre 2017   |  

L'arcivescovo Delpini riceve il Pallio da Scola

La cerimonia si è svolta alla presenza di i membri del Consiglio episcopale milanese, dei decani e di sacerdoti.

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Nel Santuario di San Pietro Martire a Seveso, nel giorno della Solennità del Santissimo Nome di Maria, il cardinale Angelo Scola, Arcivescovo emerito e Delegato in questo gesto da papa Francesco, ha consegnato il Pallio al nuovo Arcivescovo, monsignor Mario Enrico Delpini.

Un Pallio che, per usare le parole dell’Arcivescovo, «mette comunque un poco di paura, perché viene dalla tomba degli Apostoli e, quindi, vuol dire dal martirio. Inoltre questo Pallio mi ribadisce che siedo sulla Cattedra dei vescovi che mi hanno preceduto, come successore di Carlo e di tutti i Santi Vescovi milanesi fino al cardinale Scola. Perciò chiedo a voi la preghiera, l’incoraggiamento, la collaborazione che può rendere più leggero il carico».

«Sento una grande gratitudine per questo segno che mi è stato imposto per onorare la mia persona, la Chiesa e il compito che io devo svolgere in questa Chiesa di Milano – sottolinea monsignor Delpini -. La mia gratitudine è molto personale e intensa per papa Francesco, ma oggi voglio dire un grazie particolare al cardinale Angelo Scola, non solo per essere qui ora, ma anche per tutto il cammino percorso insieme. Gli sono molto grato perché in questi anni, chiamandomi a collaborare con lui così strettamente, mi ha dato Il Pallio è l’emblema della pecora che il pastore prende sulle sue spalle nell’azione di misericordia che il tema del Buon pastore nel Nuovo Testamento ci riporta», spiega il cardinale Scola come primo significato del paramento liturgico che viene imposto.

«Componente» a cui se ne aggiunge una seconda, decisiva, «come indicano bene le croci attraversate dai tre pungiglioni» che definiscono «la disponibilità totale all’offerta, al dono di sé e della propria vita. Quindi sono queste due componenti che l’arcivescovo Mario assume su di sé, che lo accompagneranno lungo tutto il suo percorso e che domandano a noi e, soprattutto, a voi come collaboratori più diretti – dice Scola ai sacerdoti -, responsabilità, corresponsabilità, fraternità e obbedienza».

Parola, l’obbedienza, «che si fa fatica a usare oggi, ma che personalmente reputo sempre più importante, perché è solo in essa che si capiscono il celibato, la verginità e la povertà, in quanto essa imposta una relazione di paternità e di figliolanza decisiva per il Presbiterio e per tutti i fedeli laici in relazione con l’Arcivescovo».

La cerimonia si è svolta alla presenza di i membri del Consiglio episcopale milanese, dei decani e di sacerdoti, ai quali Delpini così si è rivolto: «Vorrei subito imporvi un’obbedienza: quando a Messa dite il nome del Vescovo di questa Chiesa, che non sia solo una citazione rituale, ma che sia un vero momento per ricordarvi di me e per raccomandarmi al Signore».

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