Lecco, 16 giugno 2020   |  

La denuncia della Cisl Lecco: persi 8mila posti di lavoro con il Covid

1 lavoratore su 3 è stato toccato dalla cassa integrazione.

Rita Pavan e Enzo Mesagna

«Sino a fine 2019 nel Lecchese la situazione economica era positiva – ha esordito Rita Pavan - e, come ormai da parecchi anni, gli avviamenti al lavoro superavano le cessazioni. Con lo "tsunami" della pandemia Covid 19 questa situazione si è ribaltata». A dichiararlo Rita Pavan, segretaria generale Cisl Monza Brianza Lecco.

La segretaria generale si è poi focalizzata su alcuni dati molto esplicativi: «Secondo la banca dati di Regione Lombardia ed il sito Inps, le cessazioni dei rapporti di lavoro avevano un segno negativo già nel primo trimestre 2020, rispetto al primo trimestre del 2019; le cessazioni di rapporti di lavoro erano infatti aumentate del 6%. Ad aprile c’è stata un'autentica esplosione: le cessazioni sono aumentate del 126% rispetto al trimestre gennaio-febbraio-marzo 2020. Le cessazioni sono praticamente il doppio degli avviamenti nel primo quadrimestre 2020: 16348 cessazioni contro 8510 avviamenti».

Altro dato significativo è la cassa integrazione: «Considerando le tipologie di cassa di cui si hanno i dati (CIGO, Cassa integrazione Ordinaria, CIGD, cassa integrazione in deroga, e CIGS, Cassa integrazione straordinaria) e tenendo presente che mancano quelli del settore agricolo, artigiano e parti del commercio, nel primo quadrimestre 2020 l'aumento delle ore richieste di cassa da parte delle imprese, rispetto allo stesso periodo del 2019, è di un più 364%».

E’ evidente che la situazione è molto preoccupante e per questo la Cisl la sta seguendo con grande attenzione: «Il sindacato – continua Rita Pavan - ha chiesto a livello nazionale la proroga del divieto di licenziamento, nonché l'individuazione di ulteriori risorse per prorogare sino a fine anno gli ammortizzatori sociali (andando quindi oltre le 18 settimane di cassa con causale Covid sinora definite). Questo per arginare il contraccolpo occupazionale e tentare nel frattempo una ripresa».

Enzo Mesagna, responsabile del dipartimento sul mercato del lavoro della Cisl, è entrato nel merito dell’attuale situazione, elencando i numeri di una crisi senza precedenti: «Vorrei innanzitutto ricordare “come eravamo” prima dell’emergenza sanitaria. Nel 2019 sembravamo fuori dalla crisi economica: nella nostra provincia avevamo 151 mila occupati (68,9%) ed un tasso di disoccupazione del 5,3%. Poi è arrivato il Covid e tutto è precipitato, come indicano questi dati:
Cassa integrazione
In questi mesi del 2020 sono state autorizzate 8.829.832 ore di cassa integrazione ordinaria (1.357.031 nel 2019); 368.086 ore di cassa integrazione straordinaria (646.525 nel 2019) e 96.649 ore di cassa integrazione in deroga (31 nel 2019).
In sintesi 1 lavoratore su 3 è stato toccato dalla cassa integrazione.

Il settore maggiormente interessato è stato il manifatturiero (7.912.878 ore), seguono le costruzioni (819.872 ore) e il commercio e turismo (285.652 ore ),

Mercato del lavoro

Nel primo quadrimestre del 2020 ci sono stati 8510 avviamenti contri 16348 cessazioni.
I contratti maggiormente colpiti sono stati quelli a tempo determinato (3890 avviamenti contro 10.818 cessazioni) e i somministrati (1581 avviamenti contro 2362 cessazioni). Leggermente positivo l’apprendistato (367 avviamenti contro 233 cessazioni).

I settori maggiormente coinvolti sono stati:
Industria (2870 avviamenti contr 4764 cessazioni)
Costruzioni (364 avviamenti contro 727 cessazioni)
Commercio Servizi (4985 avviamenti contro 10.574 cessazioni).

La segretaria Rita Pavan indica le parole chiave delle proposte sindacali: «Ci vogliono innanzitutto liquidità e risorse per le imprese e per i lavoratori. Vanno bene le iniziative “tampone” per arginare la crisi ma bisogna anche lavorare alla ripresa altrimenti non si potrà andare avanti. E’ poi fondamentale sbloccare gli investimenti e le grandi opere già definite, puntando sulle infrastrutture materiali e immateriali e sul sostegno all'innovazione. Per questi due primi punti saranno necessari gli aiuti dell’Europa che il nostro Paese dovrà usare per i futuri investimenti. Bisognerà, poi, progettare il cambiamento (nelle imprese e nel territorio) superando le criticità che il periodo di pandemia ha messo in luce. Vanno ripensati temi essenziali come: la flessibilità, lo smart working, la conciliazione vita lavoro, i trasporti, l’erogazione dei servizi, l’economia circolare. Infine, va data la giusta priorità all’istruzione e alla formazione continua. In vista dei contraccolpi occupazionali ci vogliono più incisive politiche attive per il lavoro ed è importante puntare sulla formazione. Rafforzare le competenze dei lavoratori è strategico anche per le aziende».

 

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