Lecco, 22 settembre 2017   |  
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Il vescovo di Aleppo a Lecco: dalla Siria parole di speranza

di Giulio Boscagli

Georges Abou Khazen ha soprattutto invitato a una preghiera che nasca dalla consapevolezza di appartenere alla unica chiesa cattolica.

Da sinistra Bezzi Abou Khazen Avveduto

E’ stata innanzitutto una grande testimonianza cristiana quella che ha tenuto ieri sera alla sala Ticozzi il vescovo di Aleppo Georges Abou Khazen. Una sala gremita, diverse persone costrette in piedi, ha seguito con attenzione e partecipazione attenta il racconto del vescovo. Presenti per la Chiesa locale il vicario episcopale mons. Rolla e il decano mons. Cecchin. Tra le autorità il presidente della provincia e il consigliere regionale Mauro Piazza.

L’incontro è stato introdotto da Gianluca Bezzi – presidente del Centro Culturale Alessandro Manzoni che lo ha organizzato con il patrocinio della provincia, e moderato dal giornalista Andrea Avveduto della Associazione pro Terra Sancta.

Il vescovo ha utilizzato una serie di diapositive per il suo intervento che ha preso le mosse dalla liberazione di Aleppo avvenuta prima del Natale dello scorso anno e di cui abbiamo potuto vedere immagini delle feste natalizie in una città finalmente liberata.

vescovo aleppo pubblico Sala TicozziPochi cenni, anche se drammatici nella loro crudeltà, agli avvenimenti della guerra e alle distruzioni che si sono susseguite per quattro anni, di cose e di uomini.

Il suo sguardo è stato piuttosto rivolto alla speranza. Ci ha ricordato che prima della guerra in Siria convivevano 23 gruppi etnici o religiosi mentre ora il problema è quello di ricostruire il paese e cercare la riconciliazione tra le persone e i gruppi.

In questo senso grande è l’impegno e la testimonianza della chiesa locale. Anche se duramente provata anch’essa dalla guerra con la distruzione di chiese e di opere sociali ed educative e soprattutto privata di molti cristiani che hanno abbandonato il paese, la Chiesa di Aleppo ha riaperto le sue scuole, nel campo estivo ha raccolto più di ottocento bambini, rimesso in moto l’attenzione verso le persone più provate.

Il vescovo vede con grande speranza la presa di posizione del Gran Muftì della Siria che sostiene l’idea di uno stato laico nella Siria del dopoguerra, come era peraltro in precedenza.

Rispondendo a una domanda il vescovo ha affrontato anche il tema dei rapporti con le potenze straniere valorizzando quanto sta facendo la Russia con gli incontri di Astana per la riconciliazione nazionale. Sul ruolo della Chiesa ha ricordato che i cristiani furono chiamati così per la prima volta ad Antiochia (che era città dell’antica Siria anche se oggi in Turchia) e che in Siria non sono quindi ospiti ma protagonisti della storia del paese; ha affermato perciò che la presenza cristiana è una vocazione per testimoniare Cristo, per aiutare al perdono. Solo i cristiani possono testimoniare il perdono, la disponibilità ad accettare l’altro anche dopo la tragedia. La testimonianza della carità, la comune sofferenza vissuta nella guerra ha iniziato a cambiare in qualche caso anche le relazioni tra cristiani e musulmani.

I problemi rimangono e non sono di poco conto. C’è il problema della ricostruzione dopo le macerie ma c’è anche il problema della riconciliazione e del superamento dei traumi che ogni guerra lascia nelle persone. Un problema particolarmente drammatico è rappresentato da alcune migliaia di bambini senza famiglia che vivono nelle strade

La chiesa in Siria si sta preparando un sinodo delle sei confessioni cattoliche presenti per rinnovare la propria vocazione e testimoniare la propria vicinanza al popolo siriano.

Alla domanda sul come aiutare la Siria, Abou Khazen, ricordata la collaborazione con gli organismi cristiani internazionali, ha soprattutto invitato a una preghiera che nasca dalla consapevolezza di appartenere alla unica chiesa cattolica.

Nel corso dell’incontro sullo schermo è rimasta l’ultima diapositiva proiettata e che mostrava un rosario i cui grani sono costituiti da pallottole con la frase del profeta Isaia che ricorda la trasformazione delle spade in falci. Così ieri sera è stata testimoniata una speranza affidabile.

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