Milano, 12 gennaio 2018   |  

Il Sinodo sulla vita in parrocchia con fedeli di origine diverse

Mons. Delpini: "Gli ambrosiani si facciano contagiare dalla gioia dei fratelli venuti da altri paesi e affrontino la globalizzazione con coraggio".

cs delpini

«Non sappiamo a quale esito giungeremo. Ma ci aspettiamo che questo percorso arricchisca la chiesa ambrosiana della gioia delle fede, che nostri fratelli venuti da altri continenti sono forse più capaci di esprimere di certi milanesi antichi. E allo stesso tempo ci auguriamo che i milanesi non si facciamo paralizzare dalle novità portate dalla globalizzazione e si rammentino che i loro progenitori, nel primo secolo dell’anno mille, seppero fondare un comune autonomo capace di sfidare il grande impero».

Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, presentando ai giornalisti il sinodo minore “Chiesa dalle genti”, che lo stesso Arcivescovo aprirà domenica 14 gennaio alle 16 con una celebrazione nella Basilica di S. Ambrogio.

«Il futuro che sta nascendo non lo conosciamo, ma la situazione che viviamo dà dei segnali macroscopici circa la composizione sempre più multietnica delle nostre comunità cristiane. Per questo, mi è sembrato urgente, tra i tanti temi, iniziare proprio ad affrontare questo, attraverso un sinodo, il cui senso non è trovare ricette per risolvere dei problemi ma avviare una consultazione capillare che cerchi di rispondere alla domanda: come sarà il volto della Chiesa di domani? Quali cambiamenti saranno necessari per quando riguarda il modo di vivere la testimonianza cristiana, in un contesto demografico nuovo, all’interno anche di un modo diverso di vivere l’esperienza lavorativa?», ha sottolineato l’Arcivescovo.

«Non sarà un sinodo sui migranti ma una rilettura su dove lo spirito di Dio sta conducendo questa Chiesa e su come essa deve cambiare perché tutti si sentano partecipi della stessa comunità», ha precisato Delpini.

«La Chiesa ambrosiana è la prima in Italia e forse la prima al mondo ad aprire un sinodo sull’esperienza di fede tra fratelli provenienti da contesti culturali diversi. D’altra parte già da molti anni le parrocchie ambrosiane sono il luogo in cui Milano incontra il mondo, dove si incrociano stili di vita differenti. Non poteva che partire da qui una riflessione sulla dimensione multinazionale della città del prossimo futuro», ha osservato Laura Zanfrini, professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e responsabile Economia e Lavoro presso la fondazione ISMU, membro della Commissione di coordinamento.

Zanfrini ha insistito sulla presenza stabile degli stranieri, ricordando alcuni dati.

«Oggi quattro nati su dieci ha un genitore straniero e fra meno di una generazione il corpo elettorale sarà espressione di una società multiculturale, anche senza la legge sullo ius soli. Più di un immigrato su quattro ha ormai un’abitazione di proprietà (sebbene spesso gravata da un mutuo). Nelle scuole del territorio si possono stimare oltre 160mila alunni di nazionalità straniera, mentre sono circa 12mila gli studenti stranieri iscritti a uno degli Atenei milanesi» - ha sottolineato la docente.

«Questi inequivocabili indicatori di stabilizzazione segnalano un chiaro orientamento alla sedentarietà o addirittura alla presenza permanente, ma non necessariamente il superamento di una condizione di svantaggio e, a volte, di vera e propria indigenza. Basta considerare che gli stranieri rappresentano il 13,4% dei residenti nei comuni diocesani, ma addirittura il 62,4% delle persone che, nel corso del 2016, si sono rivolte ai centri di ascolto della Caritas Ambrosiana», ha osservato Zanfrini.

Con il rito di apertura prenderà avvio un percorso di studio, riflessione e decisione dedicato a definire le modalità attraverso le quali annunciare adeguatamente il Vangelo, celebrare i sacramenti, vivere l’esperienza della carità nelle parrocchie ambrosiane sempre più multietniche.

«Sarà un percorso spirituale, non una semplice consultazione. Per questa ragione inizieremo con un momento di preghiera», ha sottolineato mons. Luca Bressan, presidente della Commissione di coordinamento del Sinodo

Durante la conferenza i coniugi Johnny e Jacqueline Urrutia, anche loro peruviani e fedeli hanno raccontato la loro testimonianza.

«Quando siamo arrivati abbiamo iniziato a frequentare la Messa nella chiesa di san Babila dove si ritrovavano i nostri connazionali. Poi un giorno il parroco ci ha spinto ad inserirci nella comunità dove abitavamo a Cologno Monzese. Inizialmente non è stato facile, la gente ci guardava con diffidenza, poi il parroco di Cologno mi propose di entrare a far parte del consiglio pastorale parrocchiale. Non sapevo nemmeno cosa fosse, ma ne fui onorato e accettai. Oggi mi sento come un qualsiasi altro parrocchiano di Cologno», ha raccontato il signor Urrutia.

«Mi chiamano la perucolognese – ha sottolineato la moglie Jacqueline -. Non so cosa voglia dire, io mi sento peruviana. Ma non una straniera: Cologno è casa mia».

Infine monsignor Bruno Marinoni, moderator curiae, ha presentato la croce scelta come simbolo del sinodo “Chiesa dalla genti”, realizzata dall’artista varesotto Eduardo Brocca Toletti.

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16 Gennaio 1916 il conte Mario di Carpegna, guardia nobile del Papa, fonda l'Associazione scautistica cattolica italiana - Esploratori d'Italia (Asci), che successivamente, fondendosi con l'Associazione guide d'Italia, si trasformerà in Associazione guide e scouts cattolici italiani (Agesci)

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