Lecco, 11 ottobre 2017   |  

Il ragazzo selvaggio. Handicap, identità, educazione

di Gabriella Stucchi

Il libro, ricco di citazioni tratte da testi di studiosi, si propone come un sussidio utile per tutti, ma soprattutto per coloro che come genitori o educatori hanno il delicato compito di educare una persona che presenta fragilità.

Il ragazzo selvaggio

L’autore, Andrea Canevaro, professore emerito all’Università di Bologna, dove tra i diversi ruoli ha svolto quello di direttore di dipartimento per gli studenti disabili, affronta il delicato tema partendo dalla storia del dott. Jean Itard.

Negli ultimi anni del Settecento Itard curò un bambino abbandonato, trovato nudo da un gruppo di cacciatori in una foresta, considerato il “selvaggio”, un ritardato mentale irrecuperabile.

Da qui inizia quella “educazione nuova” nei confronti di bambini Down o in generale handicappati. Il primo passo è “educare all’identità”, cioè all’essere se stessi, attraverso la relazione, anche dicendo la verità, sia pure accompagnata dal pianto.

Da qui la necessità, nell’ambito educativo, di percorsi “speciali”, elaborati attraverso la conoscenza del singolo, della sua storia, dei suoi desideri e delle sue paure, perché proprio in base ad essi si costruisce la personalità.

Il diventare adulti richiede, da parte di genitori ed educatori, il riconoscimento di un’acquisita maturità e quindi l’adesione ad azioni, gesti, spazi nuovi in cui si muove la persona. Ogni handicappato deve poter trovare la propria dimensione adulta originale. Per questo occorre incoraggiare ogni bambino a creare le proprie iniziative, a mettersi alla prova, con gli incoraggiamenti, e non con le interferenze.

È poi indispensabile il riconoscimento reciproco tra l’educatore e la persona, oltre che con l’ambiente, evitando in ogni modo di penalizzare l’errore che un’esperienza nuova può comportare. È anzi utile valorizzare al massimo il livello anche minimo di performance di chi apprende. L’errore implica una correzione attraverso una ripresa con modifiche che portino a risultati migliori.

Il percorso riabilitativo e/o terapeutico pone diverse tappe, che si mescolano, a seconda delle situazioni psicologiche del momento ed anche del mondo esterno, che hanno una grande influenza sul rendimento e apprendimento della persona. Si parla quindi di un’educazione che valorizza le differenze, senza creare discriminazioni, aiutando ciascuno a costruire la propria identità, in rapporto alla famiglia, alla scuola, alla classe, alla società in cui il bambino /ragazzo handicappato vive.

Il libro, ricco di citazioni tratte da testi di studiosi, si propone come un sussidio utile per tutti, ma soprattutto per coloro che come genitori o educatori hanno il delicato compito di educare una persona che presenta fragilità. I principi indicati aiutano i due soggetti, educatore ed educando, in un cammino comune, non facile, da costruire giorno per giorno con passione, ma fatto anche da momenti di gioia per le mete raggiunte.

Andrea Canevaro “Il ragazzo selvaggio” Handicap, identità, educazione – EDB – euro 15.00

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