Lecco, 08 dicembre 2017   |  

Il Natale del cardinale Capovilla: sempre avanti nel nome di Gesù bambino

di Mario Stojanovic

Le sue parole nel 1945, semplici ma incisivi, come era il suo carattere sino al suo ultimo giorno di vita.

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Christus natus est nobis: così iniziava il 25 dicembre 1945 il suo discorso don Loris Capovilla dai microfoni Radio Rai di Venezia, città dove in quegli anni svolgeva il suo ministero pastorale. Un giovane sacerdote, allora trentenne, che sarebbe poi divenuto segretario personale di papa Roncalli e che negli ultimi anni di vita sarebbe stato creato cardinale.

In un libro si trovano raccolti i suoi appuntamenti settimanali radiofonici a commento delle letture domenicali della liturgia della Parola, scritti per la città lagunare in rito romano. Abbiamo voluto proporre alcuni brani di quell'omelia del 25 dicembre 1945, semplici ma incisivi, come era il suo carattere sino al suo ultimo giorno di vita.

I rintocchi della Marangona, dal campanile di piazza San Marco, nella notte della vigilia di Natale, hanno un significato particolare, sembrano festeggiare il primo natale senza guerra. In tutta Italia c'è un clima di gioia, accresciuta dal significato profondo di questa notte in cui Dio ha mandato suo figlio a salvarci. Non limitiamoci a semplici festeggiamenti, ma facciamo nostro il suo messaggio, vuole indicarci la via della vita.

WhatsApp Image 2017 12 04 at 14.41.15O bambino Gesù, che nella grotta tremi per la temperatura inverne, e più per il ghiaccio che indurisce i nostri cuori, di quelli che tu ami, ti prego umilmente a nome di quanti con me ti adorano a te innanzi, entra nelle nostre case e intiepidiscile con il tuo amore. Rischiara la soffitta del povero che di tutto manca, talvolta anche della fede e accendi un soffio di speranza, poiché misurando la tristezza dei tempi, ti cerca, ti invoca e ti supplica. Ti sentano vicino nelle case dette di pena, ove si sconta il debito contro la società e la Patria, quelli che nessuno più ama, tranne la mamma, se ancora vive o la derelitta moglie, tu solo che ami davvero e perdoni, o Dio grande e misericordioso dona la tua pace e serenità ai loro cuori.

Lontano nei campi dell'Africa e dell'India e un po' nel resto del mondo, negli ospedali, nei cantieri, nelle steppe brumose e impervie, stanno dei figli che nulla sanno della madre, della casa lontana, del loro avvenire dopo mesi di ansie e di speranze, a causa della guerra. Tu lo puoi, Gesù che nasci ancora, confortali e riportali al focolare, toccando il cuore dei potenti della terra, affinché sentano che una sola lacrima, una sola, evitata o asciugata, non rimarrà senza premio e senza lode. Gli uomini sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio, non perché si sbranino come lupi affamati, ma perché nel tuo nome, oggi che è Natale, si amino e rendano gloria al Padre che sta nei cieli e portino la pace nel mondo.

Buon Natale a tutti, sempre avanti nel nome di Gesù bambino, verso il nostro Dies Natalis, nel pieno meriggio di una giovinezza che sbocciata dalla redenzione, non conoscerà tramonto.

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