Lecco , 11 gennaio 2022   |  

Giornata del malato la nascita trent'anni fa

La sua ricorrenza sarà l'11 febbraio, data nella quale si ricorda la Beata Vergine di Lourdes.

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Papa Francesco, però, già da ora ha voluto dedicare alcune riflessioni alla "Giornata del malato" evidenziando come essa avrà quest'anno un particolare significato per via dell'emergenza pandemica. Il Santo Padre esordisce ricordando come essa fu voluta da san Giovanni Paolo II trent'anni fa "per sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie cattolich e la società civile all'attenzione verso i malati e vrso quanti se ne prendono cura".

E indica come, a fronte di indubbi progressi fatti, la strada da percorrere sia comunque ancora molto lunga "per assicurare a tutti i malati - prosegue- anche nei luoghi e nelle situazioni di maggiore povertà ed emarginazione le cure sanitarie di cui hanno bisogno, come pure l'accompagnamento pastorale perchè possano vivere il tempo della malattia uniti a Cristo crocifisso e risorto". La trentesima Giornata mondiale del malato si sarebbe dovuta svolgere ad Arequipa in Perù ma, a causa della pandemia, sarà celebrata nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Il primo segno di attenzione della malattia è individuato dal Santo Padre nella misericordia, concetto su cui si è soffermato spesso: "la misericordia - scrive - è infatti per eccellenza il nome di Dio che esprime la sua natura non alla maniera di un sentimento occasionale ma come forza presente in tutto ciò che egli opera, è forza e tenerezza insieme". Una misericordia che, dice, "ha in sè la dimensione della maternità e della paternità".

Un altro elemento portante del discorso di papa Francesco risiede nella necessità di far avere accanto ai malati "testimoni della carità di Dio che, sull'esempio di Gesù , misericordia del padre, versino sulle ferite dei malati l'olio della consolazione e il vino della speranza". Alla benedizione da riservare al Signore "per i progressi che la scienza medica ha compiuto soprattutto in questi ultimi tempi" con "le nuove tecnologie che hananno permesso di approntare percorsi terapeutici di grande beneficio per i malati", papa Francesco aggiunge la necessità parallela di "ascoltare il paziente , la sua storia, le sue ansie, le sue paure". Perchè, continua, "anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia". Gli operatori della salute sono quindi da lui invitati a percorrere il duplice binario dell'assistenza umana e sanitaria. Il Sommo pontefice non manca di evidenziare la preziosità dei luoghi di cura che definisce "innumerevoli locande del buon samaritano".

E ricorda i "tanti missionari che hanno accompagnato l'annuncio del Vangelo con la costruzione di ospedali, dispensari e luoghi di cura, opere preziose mediante le quali la carità cristiana ha preso forma e l'amore di Cristo, testimoniato dai suoi discepoli, è diventato più credibile". Il suo amorevole pensiero si volge anche verso le istituzioni sanitarie cattoliche "tesoro prezioso - così le definisce- da custodire e sostenere che ha contraddistinto la storia della Chiesa per la prossimità ai malati più poveri e alle situazioni più dimenticate". E conclude sottolineando l'importanza di rendere sempre più feconda e ricca di proposte la pastorale della salute ricordando che "la vicinanza agli infermi e la loro cura pastorale non è compito solo di alcuni ministri specificamente dedicati, ma un invito rivolto da Cristo a tutti i suoi discepoli".

Nel solco dell'insegnamento di Gesù "ero malato e mi avete visitato". Papa Francesco conclude garantendo una preghiera per tutti gli operatori sanitari "affinchè, ricchi di misericordia, offrano ai pazienti, insieme alle cure adeguate, la loro vicinanza fraterna". (Cri.Com.)