Lecco, 11 gennaio 2017   |  

Gilardoni Raggi X: una questione anche di sicurezza nazionale

di Stefano Scaccabarozzi

C'era preoccupazione anche all'interno della Ministero dell'Interno per le mancate manutenzioni.

cadeddu e chiappani

Marco Cadeddu e Antonio Chiappani

«C'era preoccupazione negli ambienti di sicurezza di garantire le manutenzione degli apparati Gilardoni presenti in moltissimi tribunali e aeroporti internazionali. Manutenzioni che in alcuni casi non venivano fatte da mesi». Oltre dunque alla questione dei presunti maltrattamenti ai dipendenti e delle ricadute occupazionali, vi è stato anche il tema della sicurezza nazionale al centro delle considerazioni della Procura di Lecco nel condurre le indagini, oggi chiuse, sulla Gilardoni Raggi X di Mandello.

Questa dunque una delle ragioni che ha consigliato di evitare di emettere immediatamente misure cautelari a carico di Cristina Gilardoni, presidente del cda della storica azienda di Mandello prima dell'azzeramento deciso dal tribunale di Milano a ottobre: «un intervento traumatico – spiega il procuratore di Lecco, Antonio Chiappani - avrebbe creato un blackout bancario, mettendo a serio rischio la continuità aziendale e la reputazione dell'azienda»

Un ruolo fondamentale nella vicenda è stato giocato anche dal prefetto Liliana Baccari, come spiega lo stesso Chiappani: «oltre a stare vicina a noi, ai lavoratori e ai sindacati, ha cercato di tenere insieme gli interessi del territorio con quelli del Ministero dell'Interno che era molto preoccupato per la situazione di un'azienda strategica come la Gilardoni».

Una situazione, quella della gestione della Gilardoni, che era ormai sfuggita di mano, con un partner strategico come Philips ormai vicino a lasciare: «è difficile – continua il Procuratore – dare una spiegazione a questa vicenda, di certo non si può parlare di un disegno unitario, perché non c'era un interesse a demolire la propria azienda. Di certo c'era un totale asservimento alla figura della Gilardoni, tanto che tutti gli altri venivano esautorati».

Particolare anche il ruolo ricoperto dal capo del personale, Roberto Redaelli che – in relazione ai comportamenti della signora Cristina Gilardoni – è stato definito dal capo della squadra mobile della Questura di Lecco, Marco Cadeddu, come uno che «buttava benzina sul fuoco, invece che acqua come facevano i suoi precedessori».

Una realtà, quella dei lavoratori della Gilardoni, che ha colpito lo stesso dottor Cadeddu: «si è trattato di un lavoro che ci ha toccato umanamente, ci siamo trovati davanti a persone che stanno male fisicamente, psicologicamente, con una condizione di sé e una vita stravolta e in alcuni casi anche devastate».

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