Lecco, 12 ottobre 2017   |  

Futuro dell’area ex Leuci: “Non pensiamo solo all’amianto!”

di Rosa Valsecchi

Il comitato promotore del progetto CittàdellaLuce riapre il dibattito sul destino della struttura industriale dismessa di via XXI Febbraio guardando all’esempio di Reggio Emilia

serata ex leuci2

Il pubblico presente alla serata organizzata dal comitato CittàdellaLuce

Non solo la bonifica dall’amianto, per il futuro dell’ex area Leuci si può e si deve pensare a una riconversione. Ne sono convinti da sempre gli ex dipendenti della storica azienda lecchese di lampadine, che dal 2013, anno della chiusura definitiva, portano avanti l’idea di trasformare l’ex insediamento industriale nel progetto “CittàdellaLuce”. Una riconversione possibile anche nell’Italia di oggi, schiacciata dalla burocrazia soffocante e amministrata a livello locale con serata ex leuci1sempre più difficoltà. Per dimostrarlo, i promotori del progetto CittàdellaLuce hanno deciso di portare a Lecco i buoni esempi disseminati per tutto il Bel paese, a cominciare da quello delle ex Officine Reggiane di Reggio Emilia, protagoniste della serata informativa che si è svolta martedì nella sala civica di Via Seminario. A raccontare l’esperienza del Comune emiliano con questa mastodontica riconversione, che ha interessato un’area di 250 mila metri quadrati vicina al centro storico della città, è stato l’assessore Alex Pratissoli. «Sono stati anni difficili per l'amministrazione - ha spiegato -. Non sono mancate critiche, anche feroci, e tanti problemi, ma il risultato alla fine l’abbiamo ottenuto grazie al contributo di tutti i soggetti coinvolti».

L’area delle ex Officine Reggiane, al momento dell’avvio del progetto di riqualificazione, era in mano al tribunale per via delle procedure fallimentari, un particolare che segna già la prima non trascurabile differenza con la situazione lecchese. «La difficoltà nel riuscire a fare un’operazione simile anche sull’area Leuci è motivata soprattutto da tre ragioni, tutte strettamente concatenate fra loro» ha sottolineato il vicesindaco di Lecco Francesca Bonacina, presente alla serata insieme agli assessore Riccardo Mariani e Gaia Bolognini. «Innanzitutto mancano in questo caso la disponibilità della proprietà a discutere e l’interesse degli imprenditori a investire, due presupposti che hanno frenato qualunque azione da parte delle istituzioni». L’ultimo passaggio significativo su questo fronte resta infatti la delibera con cui il Comune ha vincolato l’area all’uso produttivo, eliminando così il rischio di possibili speculazioni edilizie. Una decisione importante, ma non sufficiente per gettare le basi del futuro dell’ex Leuci. «Ci piacerebbe vedere un cambio di passo deciso - ha commentato Germano Bosisio, ex Rsu della Leuci e portavoce del comitato –. L’esperienza di Reggio Emilia dimostra che deve essere l’ente pubblico a fare da volano, a creare i presupposti per attirare l’interesse dei privati. In passato il Comune si era detto disponibile ad incontrare gli imprenditori, ma non abbiamo più avuto notizie. Ci sono una trentina di associazioni disposte a sostenere la riconversione di quest’area e un’amministrazione attenta non può ignorarlo».

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