Lecco, 11 marzo 2020   |  

Francesco il papa della riforma

di Gabriella Stucchi

“La Chiesa siamo tutti!”(papa Bergoglio)

Francesco il papa della riforma

Nell’Introduzione l’autore Franco Ferrari, giornalista pubblicista, espone il significato del libro da lui composto, cioè quello di presentare il “disegno riformatore di Francesco attraverso un racconto documentato che consenta di cogliere la logica e l’organicità del suo magistero”.

Si parte con la rinuncia di Benedetto XVI al “Ministero di Vescovo di Roma” in cui Ratzinger dichiara che le forze, per l’età avanzata, non sono più adeguate ai cambiamenti che il mondo moderno presenta. Seguono le Congregazioni in vista del Conclave, con molti interventi. Il card. Bergoglio nel suo discorso indica il compito che toccherà al futuro papa: uscire dalla Chiesa verso la periferia esistenziale dell’umanità per svolgere un’evangelizzazione.

Già nelle parole pronunciate da Francesco nel giorno dell’elezione al pontificato si notano alcuni elementi importanti: la scelta del nome: Francesco è “l’uomo della povertà, della pace, che ama e custodisce il creato”. Poi non pronuncia la parola “papa”, ma “Vescovo di Roma”. Un altro aspetto di carattere ecumenico è la definizione della Chiesa di Roma: “quella che presiede nella carità tutte le Chiese”.
Al termine, vuole essere benedetto lui, prima di dare la benedizione al popolo.

A pochi mesi dell’elezione, nell’”Evangelii Gaudium” (32) si sottolinea la necessità di passare a un ministero aperto all’evangelizzazione.
Nel progetto di riforma della Curia si rileva il metodo di lavoro collegiale con i cardinali e i vescovi che sono a capo dei diversi “ministeri”.

Nell’ambito delle riforme Francesco inizia con quello della curia, nel Natale 2014, quando elenca quindici “probabili malattie curiali”, tra cui la “malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi”. Esistono anche i “traditori di fiducia”, cioè coloro che “si lasciano corrompere”. Perciò è necessaria una “conversione personale”,... “conforme al Vangelo, ai segni del nostro tempo, con la finalità di collaborare in comunione con il papa nel suo ministero, con spirito “diaconale” (di servizio).

Nell’ottobre 2015, quando si conclude il Sinodo sulla famiglia, Bergoglio espone il modello di Chiesa che pensa di attuare e specifica i passaggi: la “sinodalità”, con il “camminare insieme”; “l’ascolto del popolo di Dio”; “l’autorità e il potere come servizio”; “il ministero petrino”: il papa guida la chiesa dentro di essa e dentro il collegio episcopale. Al termine del Sinodo i vescovi devono presentare al papa un documento che, se approvato dal papa, è pubblicato con la firma di tutti i membri del Sinodo. Si realizza così un organismo dinamico, che parte dall’ascolto del popolo di Dio per giungere alle conclusioni recepite dal papa, e ritornare infine alle Chiese locali, dove dovranno essere messe in pratica con un processo di inculturazione.
Nonostante alcuni segni di contrarietà, la sinodalità, secondo Francesco, deve realizzarsi a tutti i livelli dalla curia romana fino all’ultima parrocchia. “Siate pastori con l’odore delle pecore” dice ai preti e ai vescovi. Occorre “scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo” (Paolo VI Populorum Progressio, 13). A questo Francesco aggiunge l’inclusione sociale dei poveri e l’esigenza della pace e del dialogo sociale, puntando molto sui giovani, per cui è previsto un percorso educativo.

L’8 dicembre 2015, festa dell’Immacolata Concezione di Maria, papa Francesco dà inizio al Giubileo della Misericordia. Pochi giorni prima, il 29 novembre, il Papa apre la porta della cattedrale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana e stabilisce che in tutte le diocesi i vescovi aprano una Porta della Misericordia nella cattedrale e in Chiese di particolare importanza; anche le porte delle celle delle prigioni potranno diventare Porte della misericordia. In un momento caratterizzato dalla violenza, da fatti tragici e da attentati riconducibili all’Isis Francesco indica la via della misericordia per ricostruire un tessuto sociale ormai lacerato, per risvegliare in noi la capacità di guardare all’essenziale, cioè al Vangelo. Ma anche dopo la chiusura della Porta Santa la porta della misericordia deve rimanere “sempre spalancata” per incontrare i tanti “che tendono la mano perché qualcuno la possa afferrare per camminare insieme” (lettera “Misericordia et Misera” 16).

Nel Sinodo dei giovani del 3 ottobre 2018 papa Francesco richiama che “occorre superare con decisione la piaga del clericalismo” (un modo anomalo di intendere l’autorità della Chiesa) per chiedere perdono di tanti mali. Vescovi e preti devono preoccuparsi a Dio nella preghiera e al popolo nel servizio, con empatia; i vescovi devono guardare ai preti con paternità. Bergoglio esorta poi ad una partecipazione più attiva dei laici, valorizzando maggiormente la presenza femminile.

Nel 2018 il papa prende in esame il grande problema degli abusi sessuali anche da parte di uomini consacrati nei confronti dei deboli e assicura che la Chiesa non si risparmierà nel compiere il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. Per la protezione dei minori Francesco convoca per il febbraio 2019 un incontro dei Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Questo richiede cultura e conversione delle persone e soprattutto cura nella formazione e selezione dei candidati al presbiterato.

Si pone poi il tema del dialogo interreligioso e tra i cristiani, per raggiungere un’unità, sia per l’evangelizzazione, sia per affrontare insieme le grandi sfide della solidarietà, della pace, dell’ambiente e della giustizia. Francesco ne parla nell’Evangelii Gaudium, ma anche attraverso metafore: “camminare” – “pregare” – “lavorare insieme”; la Chiesa come “ospedale da campo”. Questo richiede diversi passaggi, ma alcuni segni positivi sono evidenti: il testo della “Dichiarazione congiunta” firmata con il patriarca ortodosso Kirill; il rapporto con il patriarcato di Costantinopoli nel riunire le reliquie dei due fratelli apostoli Pietro e Andrea; il viaggio di Francesco a Istanbul nel 2014,fino al Convegno a Napoli del giugno 2019 sulla “Teologia nel contesto del Mediterraneo”, dove auspica l’apertura al dialogo e alla reciproca inculturazione.

Il comportamento umile e semplice di Francesco, oltre alle proposte innovatrici, creano molte opposizioni, sia all’interno della Chiesa, sia tra i giornalisti, fino a giungere al punto che alcuni vorrebbero che dia le dimissioni. L’autore offre un’ampia documentazione su questi argomenti, chiarendo ciò che costituisce la riforma di Bergoglio, espressa nei tre testi pubblicati nel corso dei primi cinque anni di pontificato: l’”Evangelii gaudium”, in cui si propone il cammino per una “conversione pastorale e missionaria”; “Misericordia et misera”, che pone al centro la misericordia; “Gaudete et exultate”, che è una chiamata di tutti alla “santità della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi. Tutto questo alla luce del Vangelo, che viene ogni giorno meditato nelle omelie di santa Marta.

Il testo, con la ricca e precisa documentazione, offre la possibilità sia di rivivere il percorso della vita della Chiesa negli ultimi decenni, sia di cogliere in pienezza il magistero di papa Francesco, in continuità con il magistero precedente e insieme aperto alle innovazioni richieste dal mutare dei tempi, sempre fedele all’annuncio del Vangelo. La prefazione del giornalista e scrittore Marco Politi ne attesta il valore.

Franco Ferrari “Francesco il papa della riforma” - Paoline – euro 17.00

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