Lecco, 04 novembre 2022   |  

Editoriali - Per la pace con don Giussani

di Giulio Boscagli

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Dopo molto tempo le numerose e diverse sigle cui appartengono i movimenti cattolici in Italia convergono assieme in un’iniziativa per la pace che si tiene a Roma questo sabato. L’occasione è la richiesta di pace e cessate il fuoco nella guerra in corso in Ucraina dopo l’invasione russa, ma è bene non dimenticare anche altri conflitti dimenticati perché non sono così vicini a noi.

C’è guerra in Etiopia, conflitti in tutta l’Africa sub sahariana già colonia francese; si teme un attacco dell’Iran all’Arabia Saudita; la Cina non nasconde le sue intenzioni su Taiwan, nuove tensioni sono in atto fra le due Coree, in Medio Oriente tra Israele Siria e Libano la pace è un miraggio …

Di fronte a questa situazione, che papa Francesco ha da tempo definito come guerra mondiale a pezzi, va in frantumi l’illusione di una globalizzazione inevitabile e pacifica, di un progresso generale basato sullo sviluppo economico diffuso e a portata di tutti. Si rivela anche largamente inadeguata la funzione degli organismi internazionali, in primis l’ONU, che non mantiene alcuna reale capacità di disinnescare i conflitti che nascono per motivi economici, etnici o territoriali; anzi in qualche caso i caschi blu dell’Onu si sono dimostrati più agenti del conflitto che di pace.

Che cosa può fare l’uomo della strada, il cittadino comune come ciascuno di noi in un contesto così complesso, difficile, drammatico?

Ci viene in aiuto nel giudizio una riflessione di don Luigi Giussani pubblicata in prima pagina dal Corriere della Sera nel febbraio del 2003 alla vigilia della guerra (la seconda guerra del Golfo) che gli americani portarono contro il regime di Saddam Hussein in Iraq. La storia ha già dimostrato quanto pretestuose fossero le motivazioni dell’attacco (gli USA hanno poi riconosciuto che non c’erano in Iraq quelle armi di distruzioni di massa che ne furono la causa).

E’ un intervento che mantiene la sua attualità, pur riferito a situazioni diverse, perché fa emergere con chiarezza che è sempre possibile tentare un giudizio originale a partire dall’esperienza cristiana. Come don Giussani ebbe occasione di dire “una tradizione o un’esperienza umana non possono sfidare la storia, non possono sussistere nel fluire del tempo se non nella misura in cui giungono ad esprimersi e a comunicarsi secondo modi che abbiano una dignità culturale”. Per chi vuole conoscere meglio don Giussani è possibile partecipare agli incontri e visitare in questo fine-settimana la mostra a lui dedicata presso il Politecnico di Lecco e di cui Resegoneonline ha pubblicato il programma.

Dopo aver rilevato l’impossibilità per gli organismi internazionali di intervenire per impedire la guerra e dopo aver notato che così l’unica soluzione sembra esser affidata alla sola prova di forza, Giussani scrive: ”Quando la società giunge a certi passaggi decisivi, il vero problema è che il giudizio di lode o di condanna dovrebbe mettere in conto innanzitutto la necessità dell’educazione dei giovani e degli adulti, cioè di tutti gli uomini, perché sono gli uomini normali che hanno la necessità di attivare le proprie capacità di giustizia e di bontà. Se l’umanità non è educata a una vera stima dell’uomo, e quindi a una giustizia reale, non può sentirsi libera dai disastri che essa stessa si procura, che così si obbliga ad affrontare, facendo diventare scusa per un proprio male operato il fatto di applicare in un modo ritenuto giusto lo stesso errore: quello della guerra. Il vero dramma dell’umanità attuale non è che gli Stati Uniti vogliano distruggere l’Iraq per trarre vantaggi dalla loro azione, o che Saddam rappresenti una minaccia per l’Occidente, ma il fatto che sia gli uni che l’altro non hanno un’educazione pari alla grandezza e alla profondità della lotta fra gli uomini. E’, appunto, un problema educativo, e l’unico che ne parli è il Papa, perché il tribunale che si richiede per giudicare l’altro - ad esso ha fatto riferimento di recente anche il Presidente Ciampi - esige un’educazione in nome di una unità e di una giustizia vere.”

Mettiamo I nomi di Putin e Zelelns’ky j al posto di Bush e Saddam e vediamo che il discorso mantiene tutto il suo valore. Giussani approfondisce il giudizio: “ La gravità del problema in cui si dibatte il mondo attuale è quella ribellione alla verità per cui è avvenuto il peccato originale e per cui esso opera i suoi effetti nell’uomo, nell’umanità di tutti i tempi. Per questo di fronte a quel che accade non si può eliminare o saltare la figura di Cristo: questo è il perno - è il perno! - della verità sull’uomo (e chi nella storia distrugge la cristianità, ammazza l’umanità). Ecco perché la nostra autorità è il Papa, che ha detto due cose capitali: nella storia la guerra precede la pace; per evitare la guerra occorre la pace.

Siamo tutti un po’ a terra fino a quando la società umana va avanti seguendo gli istinti che sente, in nome di una giustizia che non può fare giustizia, perché per fare giustizia bisogna correggersi, almeno. Il problema è educare la gente a capire questo. Il problema della giustizia è ciò per cui Cristo sarà sempre condannato e perseguitato nel Suo corpo reale che è la Chiesa. Pertanto il modo più vero per un cristiano per aiutare il mondo a essere più umano è quello di incrementare il più possibile il giudizio per cui il mondo finirà quando Cristo completerà il suo «fermento»: quindi alla fine del mondo. La resurrezione di Cristo è, per tutta la storia di tutta l’umanità fino alla fine, il punto iniziale di una «bomba atomica», che dominerà la storia fino al suo compimento (dominerà, perché il dominio sarà alla fine). Per cui la fine di questa storia non sarà mai in mano a un uomo, non c’è uomo che la possa ottenere, ma rimane mistero del Padre.”

Il Papa di cui parla Giussani è evidentemente Giovanni Paolo II ma la citazione potrebbe esser tale e quale di Francesco, come quella che segue: “Il Papa ha detto che la guerra è un delitto, la guerra che avviene attraverso il peccato originale, che è presente nel mondo attraverso i peccati degli uomini, cioè nostri. Quindi prendere il Rosario in mano e pregare la Madonna, come chiede insistentemente di fare Giovanni Paolo II, è perché i delitti accadano il meno possibile. L’idea fondamentale è la maturità della vocazione cristiana, che è la fioritura della umanità di cui Cristo svela l’esempio (e questo completa veramente il discorso).”

Chi visiterà la mostra organizzata per il centenario della nascita di don Giussani scoprirà la grandezza di questo sacerdote che ha educato generazioni di giovani a un cristianesimo capace di implicarsi con tutta la complessità (e le difficoltà) del reale.

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