Lecco, 25 settembre 2020   |  

Editoriale - Se ci fosse un’educazione…

di Giulio Boscagli

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1. L’esito del referendum costituzionale era dato per scontato visto che in parlamento tutti i partiti (solo quattrodici i dissidenti) si erano espressi a favore del taglio dei parlamentari e quindi per il SI al quesito e che la propaganda in atto da anni contro la politica era penetrata profondamente nella mentalità popolare. Le prese di posizione, anche autorevoli, delle ultime settimane a favore del NO erano evidentemente tardive.

 

Il risultato finale tuttavia si presta a qualche considerazione non così ovvia. Intanto si deve prendere atto che un terzo degli italiani non ha seguito le indicazioni del novanta percento dei parlamentari e di quasi tutti i partiti: c’è quindi una realtà di persone che non si sente rappresentata dall’attuale leadership politica: se a questi si aggiunge, particolare rilevante, che non ha votato più del 40% degli elettori, si può ricavare che al taglio dei parlamentari ha partecipato, con il proprio voto, solo un terzo degli italiani. Al di là dei numeri si deve riconoscere che c’è un grande spazio in cui collocare una proposta politica credibile e condivisa. E’ lo spazio costituito da quegli italiani che aspettano da anni una politica diversa, che sappia guardare ai problemi reali delle persone e delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese.

 

Con questo non voglio dire che il risultato non sia legittimo e tuttavia sarà bene ricordare ancora una volta che quello della maggioranza è un criterio fondamentale per il funzionamento della democrazia ma non garantisce di per sé di fare scelte giuste o semplicemente oculate.

 

Lo confermano le dichiarazioni degli esponenti dei Cinquestelle, il cui fondatore Grillo ha dichiarato di non credere nel parlamento mentre Di Maio vorrebbe che i parlamentari fossero puri esecutori dei voleri del partito.

 

Purtroppo la propaganda dell’antipolitica, (iniziata con la pubblicazione del libro sulla cosiddetta “Casta” che ha fatto la fortuna dei suoi autori ma ha contribuito a imbarbarire il clima sociale e politico) ha fatto grande presa nel popolo italiano che nei medesimi anni si è trovato privo di luoghi educativi adeguati come erano i partiti tradizionali, l’associazionismo più diverso, la stessa chiesa nelle sue varie espressioni.

 

Il fatto che il PD sostenga che con i Cinque Stelle è necessario stabilire un’alleanza strategica dimostra con evidenza che in quel partito, tra le varie culture che lo compongono, prevale di gran lunga quella comunista, una cultura per cui il potere viene prima della verità (per capire questo si rilegga Vivere senza menzogna, di Solzenicyn o Il potere dei senza potere di Havel), l’interesse del partito prima del bene del popolo.

 

2. Le elezioni al Comune di Lecco meritano qualche riflessione di scenario. La necessità di un ballottaggio tra Ciresa, candidato del centrodestra, e Gattinoni del centrosinistra è stato vissuto dal centrodestra con una certa delusione. La cosa è frutto di un vezzo ormai entrato nel modo, tipicamente italiano, di affrontare le elezioni: si dà per scontato un certo risultato sulla base di sondaggi e convincimenti e poi si resta delusi se non si verifica: così le sparate di Salvini sulle elezioni regionali (vinceremo 7 a 0, 5 a 2 etc) di fronte ai risultati reali hanno finito per nascondere il fatto che alla fine il centrodestra ha strappato una regione al centrosinistra, trasformando la vittoria in sconfitta o almeno in delusione.

 

A Lecco c’è un dato che ritengo importante: l’elettorato ha premiato l’area di centro rappresentata da Forza Italia e Lista Ciresa nel centrodestra e dalla lista Gattinoni nel centrosinistra. Nel centrodestra la componente centrista/moderata è maggioritaria: chi temeva che la candidatura di Ciresa sarebbe stata condizionata dalla politica, considerata estremistica, della Lega è stato smentito dai fatti.

 

I lecchesi – anche i lecchesi leghisti– amano il governo e premiano anche al loro interno persone che sanno stare sui problemi reali e quotidiani. In caso di vittoria al ballottaggio perciò Ciresa avrà tutto lo spazio per impostare una giunta che, senza mortificare il contributo importante di Lega e Fratelli d’Italia, potrà fare perno sulla tradizionale moderazione che appartiene a Forza Italia e alla lista civica di Rossi, Boscagli e Arrigoni.

 

Diverso quanto accade per Gattinoni. Il PD non ha perso tempo ad accreditarsi come il primo partito della città (dimenticando che cinque anni fa aveva sfiorato il 30% dei voti e oggi è fermo al 18) mentre tra gli eletti i primi due posti sono appannaggio delle assessore uscenti mentre il segretario del PD aveva annunciato ai quattro venti che nessuno della giunta Brivio sarebbe stato ricandidato: confermando così, a livello locale come a Roma, che per il PD la parola data vale meno del fiato usato per dirla.

 

Lo slogan di Gattinoni, cambiamo passo, viene così smentito dai fatti e dalla alleanza decisiva con l’estrema sinistra: in caso di vittoria saranno altri il perno delle decisioni politiche al di là delle affermazioni del candidato.

 

3. Nella consueta udienza del mercoledì, questa settimana Papa Francesco ha rilanciato la sussidiarietà come criterio dell’azione sociale e politica. Musica per le orecchie di chi da sempre si batte perché questa diventi il criterio di politiche adeguate ai bisogni della gente. Ma perché sussidiarietà esista occorre che esistano soggetti capaci di farsi carico in proprio di tante risposte ai bisogni quotidiani. Proprio il contrario di quello che è avvenuto negli ultimi anni con la fine dei partiti e la penalizzazione di tutti i luoghi capaci di introdurre all’impegno sociale e soprattutto politico.

 

Un’educazione è quello che serve. Come diceva don Giussani al TG2 nell’ormai lontano 2003 dopo i morti di Nassiriya “Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio”.

 

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