Lecco, 29 maggio 2020   |  

Editoriale - Riformare le coscienze per riformare lo Stato

di Alberto Comuzzi

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«Che il Signore ci assista!». Con questa invocazione chiudeva il suo intervento, nella rubrica "La frustata" pubblicato su Libero domenica 24 Maggio, Roberto Formigoni, uno degli ultimi ex democristiani ad essere eliminati dalla vita politica italiana. Di lui e di tutti quei democratici cristiani d'area moderata e centrista s'è detto tutto il male possibile e s'è fatto di tutto perché non avessero più rappresentanza.

Giusto per non dimenticare: è bastato che al figlio di Maurizio Lupi avessero regalato un Rolex per gridare allo scandalo e pretendere che si dimettesse da ministro. Oggi abbiamo un pezzo di Magistratura che, ad arte, si ingerisce nell' Esecutivo (ma la triplice divisione montesquieviana dei poteri che fine ha fatto?); un Ministro della Giustizia che rimane al suo posto dopo avere consentito che sotto il suo naso venissero liberati criminali pericolosissimi; una Protezione civile che invece di acquistare mascherine protettive da produttori italiani si approvvigiona in Cina... e non succede nulla.

Anzi, buona parte della cosiddetta "grande stampa" minimizza e soprattutto non s'indigna. Se non fosse per un paio di quotidiani, "La Verità" e "Libero", di chiaro orientamento di centrodestra, l'opinione pubblica italiana non avrebbe alcuna informazione alternativa a quella ammannita quotidianamente dalla maggior parte dei media, a cominciare dalla Tv pubblica.

Torneremo sull'argomento. Dicevamo di Formigoni che, comunque lo si giudichi (o lo si sia giudicato), ha sempre avuto il merito di cogliere il nocciolo politico delle varie questioni. Il ragionamento che ha fatto ne "La frustata" è lineare e semplice: il punto non è ottenere fondi dall'Europa o dall'emissione di titoli domestici, ma del loro uso. Se all'Italia arrivassero anche 100 miliardi di euro, s'interroga Formigoni «vogliamo capire che al nostro Paese occorrono le riforme?

E non perché ce lo ordina l'Europa, che non ce lo ordina, ma perché senza riforme serie tra qualche tempo saremo perduti. O i fondi che arriveranno li usiamo per investimenti che creino lavoro e innovazione e non per i redditi del fancazzismo, o non ne usciamo. O abbattiamo veramente la burocrazia, il codice degli appalti, i mille lacci che strangolano la creatività degli italiani e facciamo un vero taglio delle tasse per chi crea lavoro, o avremo buttato via l'ultima occasione per riprendere il nostro posto nel mondo».

È un ragionamento, questo, frutto di quel sano pragmatismo lombardo che ha consentito all'ex presidente della Lombardia di portare la sua regione ad essere uno dei quattro motori d'Europa insieme al Baden-Württemberg, alla Catalogna e a Rodano-Alpi. Dal 1948 quando il fronte popolare (l'unione dei partiti di sinistra) fu sonoramente sconfitto dalla Democrazia cristiana, che raccolse il 48 per cento dei consensi con 17 punti di distacco dalla Sinistre, lo sviluppo dell'Italia è perennemente frenato da coloro che predicano la redistribuzione della ricchezza senza preoccuparsi però di crearla.

I 368 miliardi di euro di Pil lombardo (22 percento di quello nazionale) sono il felice connubio tra lo spirito imprenditoriale e il lavoro dei 10 milioni di cittadini che vivono nella regione supportati da amministratori pubblici cresciuti nella cultura del fare. Il benessere della Lombardia viene da molto lontano. Nell'Ottocento a Brescia, Bergamo, Milano, Varese, nella verde Brianza, intere generazioni furono forgiate all'etica del risparmio, del sacrificio, del lavoro da quel formidabile movimento dei cosiddetti "preti sociali". Gli artigiani e i piccoli imprenditori, che sono l'ossatura portante del nostro Paese, sono cresciuti con i valori acquisiti all'ombra dei campanili.

Prima di pretendere è stato loro insegnato che occorre dare. La Lombardia è stata permeata da una concezione del lavoro che risente certamente anche dell'etica calvinista (l'uomo che produce ricchezza per sé e per la propria famiglia è benedetto da Dio), ma è la dottrina sociale della Chiesa che ha innervato l'intraprendenza dei lombardi.

L'assistenzialismo è da loro mal sopportato, anzi è considerato una vera e propria iattura. Immaginiamo quindi come coloro che si sforzano di produrre ricchezza attraverso il lavoro, quindi non solo i lombardi, ma la maggior parte degli italiani, siano in contrasto con l' Esecutivo e con le forze politiche che lo sostengono. Parliamo di diverse persone che, oltre a mostrarsi inadeguate a governare, dissipano risorse favorendo unicamente i propri gruppi clientelari.

Urge certamente mettere mano ad un complesso piano di profonde riforme, ma perché esso abbia successo occorrono riformatori capaci e soprattutto animati da un robusto senso etico. Il nostro mondo vacilla perché sono le coscienze (troppe coscienze) ormai abituate a prendersi lunghe vacanze. Ecco perché ci associamo a Formigoni: che il Signore ci assista!

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