Lecco, 12 ottobre 2018   |  

Editoriale - Papa Paolo VI e la comunità lecchese

di Giulio Boscagli

Merita di essere riscoperta la figura di un grande pastore ambrosiano che da oggi è offerto come testimone alla Chiesa universale.

chierichetti e Montini

Ci sono anch’io nella foto che rappresenta l’arcivescovo Montini circondato dai chierichetti sulla scalinata laterale della basilica di San Nicolò; ai lati del vescovo il “prevostino” Mons Borsieri, ormai al termine della sua vita e del suo lungo mandato tra i lecchesi (era arrivato nel 1930) e il suo successore don Assi.

Siamo nell’autunno del 1959, Montini viene a Lecco per dare inizio alla visita pastorale nella pieve e nell’occasione ricorda anche i cinquanta anni della costituzione del gruppo degli Accoliti (i chierichetti) avvenuta nel 1909. Non era la prima volta dell’arcivescovo nella parrocchia di San Nicolò: vi era stato poche settimane dopo la sua presa dei possesso della diocesi ambrosiana all’inizio del 1955 per incontrarvi i sacerdoti della pieve riuniti nell’oratorio di Lecco e nello stesso anno era ritornato per ricordare il martirio di Giovanni Mazzucconi. E vi tornerà altre volte prima che gli impegni del Concilio lo costringano a Roma per lunghi periodi.

missioneLa visita pastorale si aprì il 27 settembre: alle autorità civili fu dato appuntamento con l’Arcivescovo alla base della scalinata della basilica alle sette del mattino, per aprire una giornata densa di impegni. Nella mattinata infatti avrebbe celebrato la Messa e amministrato la cresima a un centinaio di bambini; inaugurato sulla Piazza del Sagrato la sede destinata alla Gioventù Studentesca e alla FUCI; visitato la chiesa dei Cappuccini non ancora eretta in parrocchia e benedetto una cooperativa di abitazione ; sarebbe stato ricevuto in Municipio dal Sindaco e altre autorità, sarebbe stato all’Ospedale di circolo concludendo la mattinata all Santuario della Vittoria. Da lì sarebbe poi partito verso altre parrocchie.

Ritornò in città il 5 ottobre per la conclusione della visita e vi tenne un importante discorso incontrando il mondo del lavoro lecchese che era in pieno sviluppo ma anche carico di tensioni che sarebbero cresciute nel tempo. Nelle parole del Vescovo la preoccupazione che il mondo del lavoro, sia nella sua dimensione padronale che in quella operaia, sentisse la Chiesa come lontana o indifferente o addirittura nemica. Montini non mancò di richiamare con voce accorata il fatto che la fede cristiana non poteva essere disgiunta da tutti gli aspetti della vita, né il mondo del lavoro edificato contro di essa.

I semi messi nel terreno dalla visita pastorale non furono certo estranei alla grande partecipazione di popolo che caratterizzò la giornata eucaristica dell’undici giugno 1961. Si ritrovarono a Lecco le Confraternite del Santissimo Sacramento provenienti da tutto il territorio delle diverse pievi. Come documentano le immagini dell’epoca attraversò la città una grandiosa processione aperta dalla lunga fila dei confratelli con la tunica bianca e la mozzetta rossa mentre l’arcivescovo, inginocchiato sotto il baldacchino trasportato da un trattore reggeva l’ostensorio con l’osta consacrata

Schermata 2018 10 11 alle 15.40.42Se la visita pastorale costituisce un gesto tradizionale nella missione dei vescovi e come tale Montini lo propose e lo realizzò, un altro aspetto da lui valorizzato fu il gesto della missione cittadina. Lo aveva proposto e realizzato a Milano nel 1957,e nel 1961 lo ripropose alla città di Lecco. Vi parteciparono cinquanta predicatori appartenenti ai diverso ordini religiosi per parlare alle parrocchie, alle diverse categorie di persone e ai loro ambienti di vita. Agli studenti parlò, in quattro incontri, don Giussani, allora assistente di Gioventù Studentesca.

Il lancio della Missione fu fatto dall’Arcivescovo personalmente in Basilica con un discorso che sfida il tempo e le circostanze tanta è la forza della sua verità, così che potrebbe essere utilmente utilizzato per una opportuna meditazione anche oggi.

Così Montini “Io domando a voi, popolo di Lecco, a voi nella posizione in cui vi trovate: di autorità, di servizio, di lavoro, di faccende, di traffici, di famiglia, di scuola: quali sono i vostri rapporti con Cristo? E mi pare che la prima categoria alla quale forse tutti apparteniamo sia quella dei consuetudinari”.

Ancora due passaggi dal discorso: il primo prendeva di mira un certo individualismo diffuso “Nessuno può essere cosi solitario da dire –faccio da me-: a Cristo, a Dio si va insieme, si va “cum ecclesia”, si va con tutta l’assemblea dei fedeli”.

E infine un giudizio che può aiutare anche la riflessione sull’oggi: “Possiamo dire questo. Che tutte le idee moderne vive, cioè le ragioni dell’umanità sono ragioni cristiane. Senza saperlo il mondo moderno mutua dal vangelo i canoni costituzionali della sua mentalità: la libertà, la fraternità, la pace, la rivendicazione degli umili, le umiliazioni dei potenti: tutte queste idee di cui sembra fortunatamente fermentare ancora il nostro tempo, se voi andate alla radice, trovate che sono idee cristiane. Senza il cristianesimo non possono vivere: si risolvono in menzogna come la parola pace: dove non c’è cristianesimo è un tradimento, è una insidia, è una ipocrisia, una menzogna collettiva standardizzata diplomaticizzata: una parola sua rubata a lui e vissuta male.”

Ottima quindi l’iniziativa voluta dal Prevosto don Davide di offrire uno spaccato della presenza lecchese dell’arcivescovo Giovanni Battista Montini in occasione della canonizzazione di papa Paolo VI con una mostra che è ospitata nel chiostro della casa parrocchiale. Per chi lo ha conosciuto o è stato da lui cresimato sarà un’occasione di ricordi di giovinezza: per i più la scoperta di un pastore ambrosiano che da oggi è offerto come testimone alla Chiesa universale.

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