Lecco, 12 luglio 2019   |  

Editoriale - La necessità di un’educazione vera e adeguata

di Giulio Boscagli

Esami Maturita 2018

L’estate, soprattutto se calda come quella di questo periodo, è naturalmente il tempo dei possibili “colpi di sole”. Ma è anche – e questo da sempre – il tempo in cui si agitano problemi per pochi giorni, si scambiano con altri fino ad arrivare al termine dell’estate quando tutto viene dimenticato e si torna “al travaglio usato”..

E’ un rischio che corrono anche i risultati scolastici monitorati dall’INVALSI (L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che in queste ore sono su tutte le pagine e gli schermi.

insuf grave italiano

La percentuale per regione degli studenti con una insufficienza grave in italiano alla maturità

 

Un dibattito serio richiederebbe tempo e riflessioni approfondite coinvolgendo i diversi operatori della scuola e i soggetti vivi della società. Cosa che certamente non avverrà, limitandosi alla raccolta delle emozioni e di qualche voce di esperti del settore.

Il fatto è che nella maggioranza delle forze politiche e ancor più tra i potenti sindacati della scuola non c’è nessun interesse a mettere in discussione quanto sta avvenendo nel sistema scolastico.

Basterebbero due dati per far scattare una grande riflessione nazionale: il dato della scarsa conoscenza della lingua italiana e il dato della differenza tra nord e sud del paese.

italiano maturita

Regione per regione il livello in italiano degli studenti alla maturità

 

Se si pensa che uno dei grandi obiettivi degli uomini del risorgimento, raggiunta l’unità d’Italia, fu la nazionalizzazione dell’istruzione con la scuola pubblica per dare a tutti gli italiani le stesse cognizioni e formare un’unità culturale della penisola, a centocinquant’anni di distanza possiamo rilevare che l’obbiettivo è tutegt’altro che raggiunto.

L’educazione delle nuove generazioni è un compito delicato e affascinante che tuttavia non può essere affrontato senza la collaborazione di tutti quelli che sono coinvolti nel processo educativo: innanzitutto la famiglia, le comunità in cui si vive, le diverse autonomie nelle quali la società si articola e si organizza.

Nella tradizione consolidata del cattolicesimo tutto questo si chiama comunità educante e da sempre quello della libertà di educazione è un perno della dottrina sociale della Chiesa, valore peraltro condiviso anche dal mondo laico meno rinchiuso nell’angusto spazio risorgimentale.

inglese maturita

Il livello di conoscenza dell'inglese

 

Nell’ormai lontano anno 2006 il card. Scola, a quel tempo Patriarca di Venezia, nel tradizionale discorso del Redentore, affrontò il tema con lucidità e prospettiva affermando che il tema dell’educazione è un tema della società e non dello Stato. Avendo anche anticipato qualche spunto del suo discorso al Corriere della Sera, si generò un vespaio di polemiche, anche queste estive, che non portò ad alcuna maturazione del tema.

Così la scuola, vista dallo Stato, diventa il luogo in cui scaricare i problemi. Aumentano gli incidenti stradali? Allora il governo introduce nella scuola le lezioni di educazione stradale. Ci sono recrudescenze dei fenomeni criminali? Ecco subito le lezioni di legalità. E non possono mancare gli interventi sull’educazione alimentare (no coca-cola si spremuta), su quella ambientale e così via. Per non dire che ogni ministro appena in carica si pone il problema di modificare a suo gradimento l’esame di maturità.

La scuola diventa così il luogo in cui lo Stato (ma potremmo anche dire il mondo degli adulti) cerca di lavarsi la coscienza di fronte a un’evidente incapacità di dare risposte adeguate alle sfide educative del tempo presente, ma nello stesso tempo non vuole rinunciare al potere che la gestione dell’istruzione porta con sé.

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Gli esiti delle prove di matematica alla maturità

 

Si perde ormai nel tempo la legge (l. 62 del 2000) con cui il ministro Berlinguer riuscì a costruire un sistema di istruzione pubblica mettendo – almeno in via di principio – sullo stesso piano scuole gestite direttamente dallo stato e scuole gestite da soggetti non statali. E tuttavia queste ultime, costituzionalmente definite scuole paritarie, rimangono il parente povero del sistema, anche se ottengono in genere i migliori risultati educativi, anche da Invalsi.

Il motivo è semplice: la scuola paritaria nasce da una cultura precisa che genera un progetto educativo coerente (e non si pensi solo alla scuola cattolica, ci sono molte e differenziate esperienze nel settore).

“La scuola neutra e laica attuata come scuola unica di Stato ha condotto alla pratica di un’egemonia che contraddice in se stessa l’attuazione delle libertà in una società veramente plurale. Infatti trasforma la scuola de iure pubblica in una scuola de facto privata perché progettata, gestita e governata da gruppi egemoni.” (A. Scola, Discorso per la Festa del SS. Redentore, 16 luglio 2006)

Un esempio oggi ancora più evidente rispetto a quando fu pronunciato questo discorso è il tentativo di introduzione nella scuola delle teorie del “gender” bollate da papa Francesco con parole forti quando ha accusato, e in diverse occasioni, “Organizzazioni internazionali di poteri e gruppi di interesse che impongono le proprie visioni e idee, innescando nuove forme di colonizzazione ideologica, non di rado irrispettose dell’identità, della dignità e della sensibilità dei popoli.”

La sfida per il sistema della scuola in Italia è certamente quella di accrescere la conoscenza della lingua madre e di farla imparare agli stranieri che desiderano convivere con noi nel paese, di migliorare le conoscenze di base, di superare le differenze tra il Nord e il Sud (dove, tra l’altro, sono troppi i ragazzi che non completano un ciclo di studi).

MAT MATURIT PEGGIORI

La percentuale per regione degli studenti con una insufficienza in matematica alla maturità

 

Ma è ancor più urgente che il sistema scolastico sia messo in condizione di proporre “un’educazione che sia vera, cioè corrispondente all’umano. Educazione dunque dell’umano, dell’originale che è in noi, che in ognuno si flette in modo diverso, anche se sostanzialmente e fondamentalmente, il cuore è sempre lo stesso. Infatti nella varietà delle espressioni, delle culture e delle consuetudini, il cuore dell’uomo è uno: il cuore mio è il cuore tuo, ed è il medesimo cuore di chi vive lontano da noi, in altri paesi o continenti. La prima preoccupazione di un’educazione vera e adeguata è quella di educare il cuore dell’uomo così come Dio l’ha fatto”. (L. Giussani, Il rischio educativo)

Sarebbe bello se, per una volta, passate le ferie, il tema della scuola potesse essere affrontato al di fuori di schemi ideologici o di rivendicazioni sindacali, restituendo ai diversi corpi intermedi lo spazio che è loro proprio nel compito educativo. Sarebbe questa la vera rivoluzione culturale di cui il paese ha bisogno per non fingere di scandalizzarsi a ogni risultato Invalsi per poi subito girarsi dall’altra parte.

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