Lecco, 21 ottobre 2022   |  

Editoriale - Il bene comune non è uno slogan elettorale

di Giulio Boscagli

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Roma, sabato 15 Ottobre 2022: sessantamila ciellini accolti dal Papa in udienza straordinaria hanno confermato il dono che il carisma di don Giussani rappresenta per tutta la Chiesa.

Senza un’educazione del popolo un Paese si perde. Quest’ affermazione è l’esatto contrario di quella altre volte citata, fatta da don Giussani al TG2 dopo l’attentato di Nassiriya, in cui disse tra l’altro «se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio».

Un’affermazione, questa, che si rivela profetica. Sono passati vent’anni da allora e tuttavia il nostro popolo non sembra trarre dal sacrificio di tanti suoi uomini, in armi e non, costruttori o difensori di pace in giro per i teatri del mondo, motivi per una convivenza civica tesa alla costruzione del bene comune.

Le recenti elezioni ne sono palese conferma. Non appena è stato certificato dalle urne l’esito, previsto da tuti i sondaggi, e cioè la raggiunta maggioranza parlamentare da parte della coalizione di centrodestra, ecco iniziare un concerto di attacchi volti a delegittimare la possibile formazione del nuovo governo.

Scendono in campo opinionisti vari e perfino uomini e donne di spettacolo che non si fanno scrupolo di delegittimare un voto democraticamente espresso perché non coincide con i propri desideri.
Il colmo è raggiunto quando da sinistra si afferma che il centrodestra ha la maggioranza nel parlamento ma non nel Paese.

Affermazione che risulta ridicola perché questa è la normalità della vita democratica: nel nostro sistema – che è e rimane di tipo parlamentare – governa chi ottiene la maggioranza in parlamento.

Maggioranza che sarà sempre più vicina alla maggioranza degli abitanti quanto più il sistema elettorale sarà di tipo proporzionale. L’attuale sistema misto è stato costruito proprio per consentire, con un premio di maggioranza alle coalizioni, che si formi un governo stabile. Sono le regole elettorali che nel precedente parlamento nessuno ha voluto cambiare e che funzionano in tutti i sistemi maggioritari.

Per esempio, in Francia, Macron ha preso al primo turno in percentuale più o meno gli stessi voti di Fratelli d’Italia e al ballottaggio è diventato Presidente della Repubblica: dobbiamo dire per questo che non è legittimato a governare il suo Paese?

La vittoria del centrodestra, tuttavia, sta manifestando il logoramento del nostro sistema democratico quale è stato prodotto dalla cosiddetta seconda repubblica. Dopo aver implorato per gli anni di superare il sistema elettorale proporzionale (con il quale la repubblica era arrivata tra le prime cinque potenze mondiali) per adeguarsi al sistema dell’alternanza tra le forze politiche, scopriamo che l’alternanza è accettata solo se a vincere è una certa parte politica – generalmente chiamata di sinistra – che si ritiene detentrice dell’unica visione accettabile di società.

E così ecco nascere lo scandalo quando si scopre che in alcuni ministeri ci sono ancora esposte foto di Mussolini (senza che ministri precedenti, anche di sinistra, se ne fossero mai accorti); si demonizzano le origini politiche del presidente del Senato (dimenticando che La Russa è in parlamento da decenni e non risultano sue azioni eversive…), si ridicolizza il cattolico (ultra-cattolico anzi) presidente della camera per le sue opinioni, le uniche a non aver diritto di cittadinanza in una cultura europea decaduta al punto da premiare quelli che insultano e profanano le chiese cattoliche.

È ancora fresca la memoria dell’udienza che Papa Francesco ha concesso al movimento di Comunione e Liberazione per i cento anni della nascita di don Luigi Giussani. Nell’occasione il Papa ha accolto sessantamila ciellini provenienti da tutto il mondo e ha confermato il dono che il carisma di don Giussani rappresenta per tutta la Chiesa.

Un altro papa, Giovanni Paolo II, anni fa, intervenendo al Meeting di Rimini, aveva invitato i presenti con parole che meritano di essere riascoltate: «L’uomo di oggi è fortemente impegnato a riformulare il rapporto con il mondo che lo circonda; con la scienza e con la tecnica.

Vuole scoprire risorse sempre nuove per la sua vita e per la convivenza tra i popoli; tende a realizzare un processo che tutti vorrebbero pacifico e ad esaltare l’arte come espressione della propria libera creatività.

Nonostante questo, la pace oggi è gravemente minacciata, la scienza e la tecnica rischiano di generare uno squilibrio carico di conseguenze negative nel rapporto tra uomo e uomo, tra l’uomo e la natura, tra nazioni e nazioni. Da questa contraddizione, che sembra inarrestabile perché strutturalmente connessa al mistero del male, è necessario che lo sguardo si volga “all’Artefice della nostra salvezza” per generare una civiltà che nasca dalla verità e dall’amore.

La civiltà dell’amore! Per non agonizzare, per non spegnersi nell’egoismo sfrenato, nell’insensibilità cieca al dolore degli altri. Fratelli e sorelle, costruite senza stancarvi mai questa civiltà! La consegna che oggi vi lascio. Lavorate per questo, pregate per questo, soffrite per questo! E con tale auspicio, tutti vi benedico, nel nome del Signore».

Ora che la pace non è più solo minacciata, che la scienza e la tecnica pretendono di intervenire nell’intimo dell’umano, che le differenze tra i popoli e dentro i popoli crescono, questa è l’educazione di cui ha bisogno il nostro popolo, oggi spesso smarrito e confuso, ma questo è il compito che da cristiani occorre assumersi in dialogo sincero con tutti quelli per cui il bene comune non è solo un slogan elettorale.

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