Lecco, 17 gennaio 2020   |  
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Editorale – Chi ricorda i "pacchi Unrra" che ci hanno sfamato?

di Alberto Comuzzi

La pace e il benessere di cui godiamo sono anche merito dei valori della società nordamericana che molti europei oggi criticano e sovente disprezzano.

hytla bandiera americana

La bandiera degli Stati Uniti

Tra nove giorni si vota per il rinnovo dei Consigli regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Gli occhi dell'opinione pubblica italiana sono rivolti soprattutto all'Emilia Romagna, regione che dal dopoguerra è stata ininterrottamente governata dalla Sinistra: partendo dal Pci (Partito comunista italiano), poi Pds (Partito democratico della sinistra), poi Ds (Democratici di sinistra) per arrivare all'odierno Pd (Partito democratico).

A dare una svolta al Pci provvide il segretario, Achille Occhetto, nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino che sancì, di fatto, la fine dell'utopia marxista-leninista.

Dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917 il comunismo sovietico ha avuto una parabola di vita di 74 anni (fino alla presidenza di Boris Ieltsin nel 1991), quello italiano di 70 anni (essendo nato nel 1921 a Livorno con la scissione dal Partito socialista).

I soprusi e le repressioni violente compiute dai comunisti sovietici nel 1956 in Ungheria (2.700 morti e migliaia di feriti tra i cittadini oltre a 720 militari russi deceduti) e in Cecoslovacchia nel 1968 (la Primavera di Praga costrinse 70.000 cecoslovacchi, su una popolazione di 300.000, a fuggire in Occidente) non scalfirono le coscienze di tanti militanti comunisti italiani che convennero con i loro leader, Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, che si era trattato di «un errore politico».

Non a caso spetta all'Italia il primato di avere avuto il più importante Partito comunista dell'Occidente i cui effetti si fanno tuttora sentire. Va dato atto che i due blocchi nati dalla spartizione dell'Europa a Yalta tra Stalin, Roosvelt e Churchill – Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Cecoslovacchia, Repubbliche baltiche e Germania Orientale sotto l'influenza sovietica, il resto, a Occidente, sotto quella statunitense, mentre Austria e Iugoslavia avrebbero avuto il ruolo di “stati cuscinetto” – hanno mantenuto fede al patto di non ingerirsi nei reciproci spazi d'influenza e soprattutto di non aggredirsi.

L'unico episodio davvero critico per il mondo intero fu la “crisi dei missili di Cuba” del 1962, fortunatamente risolta grazie alla mediazione di Giovanni XXIII (coadiuvato dal presidente del Consiglio, Amintore Fanfani e dall'allora direttore generale della Rai, Ettore Bernabei) che convinse alla pace il presidente americano J.F. Kennedy e il capo dell'Unione sovietica, Nikita Kruscev.

Dunque dicevamo dell'Emilia Romagna, regione in cui il sistema di potere politico ed economico (basato anche su una fitta rete di cooperative) ha sempre fatto riferimento all'area della Sinistra che ha mostrato indubbie capacità nel controllare in modo ferreo i vari apparati burocratico-istituzionali del territorio.

Disciplinati e allineati i militanti e simpatizzanti dell'ideologia comunista hanno mutato nome, ma non credo politico. Per loro non esistono avversari, ma nemici da cancellare (come bene sintetizzato anche di recente da un titolo in prima pagina de “La Repubblica”).

Il marxismo-leninismo ripudiato persino dall'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, continua ad essere attraente per tanti comunisti nostrani. Nessun pentimento per i danni provocati da questa ideologia. Anzi, gli ultimi nipotini di Stalin, protervi, la ripropongono come panacea per risolvere i gravi problemi che affliggono l'Italia.

Naturalmente gli Yankee sono per antonomasia “guerrafondai” e Donald Trump, “un cinico e avventurista presidente che usa gli omicidi a fini politici”.

Gli Americani non hanno sempre ragione, “ça va sans dire”, ma il loro modo di concepire la vita deve essere guardato con rispetto e, in qualche misura, anche imitato. Per difendere la libertà e far crescere i valori della democrazia non si tirano mai indietro.

Nel secondo conflitto mondiale per liberare l'Europa dalla tirannide nazifascista hanno mandato a morire nei vari teatri di guerra 200.000 loro giovani.

Siamo un popolo di scarsa memoria, noi italiani. Dimentichiamo facilmente troppi fatti della nostra storia anche recente. Quanti ricordano che molti padri e madri di italiani che oggi hanno più di 50 anni sono stati letteralmente sfamati – sì, sfa-ma-ti – con i “pacchi dell'Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration)?

Dal 1944 al 1946 gli Stati Uniti d’America inviarono nel nostro Paese aiuti per quattro miliardi e mezzo di dollari dell'epoca. I programmi dell’Unrra comprendevano soprattutto l’invio di generi di prima necessità: viveri, medicinali, vaccini e forniture mediche, la distribuzione di vestiario e l’assegnazione di sementi, concimi e macchinari per permettere la ripresa della produzione agricola, nonché di materie prime e beni strumentali per aiutare le industrie a riorganizzare la loro attività.

Lo sforzo profuso dall’Unrra fu orientato soprattutto verso le fasce di cittadini più indigenti e verso i bambini. In sede nazionale furono istituiti comitati comunali per la gestione e per la distribuzione degli aiuti.

Che dire poi del “Piano Marshall” (dal nome del segretario di Stato americano) grazie al quale gli Stati Uniti aiutarono l'Europa a rimettersi in piedi?

Dal 1949 al 1951 Washington versò nelle casse del nostro Tesoro 11.708.000.000 dollari (circa 10.130 miliardi di euro, vale a dire oltre sei volte l'attuale Pil).

Ancora oggi, dopo 70 anni di pace e di benessere garantiti in virtù di quei valori di cui gli Usa sono portatori, permane lo scontro tra la visione liberal-democratica abbinata al libero mercato, incarnata prevalentemente nei partiti di centrodestra e quella del socialismo reale tanto cara alle varie sinistre radicali. Dalla storia abbiamo imparato poco.

 

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