Lecco, 21 aprile 2017   |  

Economia lecchese: i giovani restano l'emergenza

di Stefano Scaccabarozzi

Cresce il numero dei nostri concittadini che lavora fuori dalla provincia. I NEET calano, ma restano tanti.

economia 2014 05 disoccupazione giovanile 3 big

Tra i tanti dati finalmente positivi dell'economia lecchese ce ne sono alcuni che, seppur in miglioramento, destano ancora preoccupazioni. Stiamo parlando di quelli relativi all'occupazione giovanile che continua a essere la grande emergenza del nostro territorio, oltre che del Paese.

Il dato più allarmante è quello relativo ai cosiddetti NEET, i giovani che non studiano e non lavorano: oggi in provincia se ne contano tra i 5000 e i 6000, il triplo rispetto al 2008, anno di inizio della crisi, anche se in calo rispetto al picco di 7000 raggiunto un paio di anni fa.

Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile: gli under 24 che cercano lavoro si attestano attorno alle 2mila unità, contro i 7mila occupati, dati in miglioramento negli ultimi due anni.

flusso lavoratori«Lo squilibrio tra domanda e offerta giovanile – spiegano gli esperti del gruppo CLAS – si riduce troppo lentamente e nel caso dei giovani laureati si amplia addirittura. Per quanto riguarda i diplomati o chi esce da un percorso professionale si ha un tasso di occupazione attorno al 70-75%. Il flusso dei neolaureati residenti nel territorio lecchese invece continua a essere ampiamente superiore alle necessità delle imprese. La conseguenza è la ricerca di occasioni di lavoro in area milanese o all'estero, con una perdita di capitale umano per il nostro tessuto economico».

Si assiste dunque a una forma di pendolarismo: molti lecchesi cercano e trovano occupazione fuori provincia, con il risultato che il numero degli occupati cresce più velocemente rispetto al numero di posti di lavoro disponibili nel lecchese.

Sono 29.300 i lecchesi che lavorano fuori provincia, mentre sono 20.800 quanti giungono nel nostro territorio da altre realtà:
Sondrio: 1.400 flusso in entrata da altre aree, 1.100 in uscita da Lecco
Como: 4.200 in entrata e 4.100 in uscita
Bergamo: 3.300 in entrata e 3.400 in uscita
Monza: 6.400 in entrata e 9.400 in uscita
Milano: 2.300 in entrata e 10.300 in uscita.

Per il presidente della Camera di Commercio, Daniele Riva: «servono maggiori occasioni per impiegare i giovani che formiamo, è dunque necessario facilitare il matching tra formazione e imprese».

Mauro Gattinoni, a nome di Network Occupazione Lecco sottolinea invece come «sebbene sia naturale che un polo come Milano possa attrarre lavoratori, è comunque necessario pensare a un terziario evoluto, ovvero sistema di servizi alle imprese, sia per impiegare personale altamente qualificato, sia per permettere alle aziende di crescere in una dimensione di network che oggi è il paradigma vincente. Inoltre questo pendolarismo deve generare un'attenzione del territorio affinché questi lavoratori non vengano attratti anche dal punto di vista degli interessi vitali. L'attenzione ai servizi che pubblico e privato possano creare sul territorio sarà una delle sfide principali del prossimo futuro».

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