Lecco, 10 marzo 2020   |  

Coronavirus. Il Cai di Lecco chiude i rifugi

"Anzi, anche sulle nostre montagne abbiamo assistito a scene che possiamo solo giudicare, irresponsabili".

rifugio stoppani logo cai

Alberto Pirovano, presidente del Cai di Lecco annuncia la scelta di chiudere i rifugi.

“Dobbiamo guadagnare tempo per evitare i picchi di contagio con il collasso del sistema ospedaliero”. Ce lo hanno ripetuto i medici da tempo, hanno provato a convincerci le Istituzioni con i decreti ed il richiamo al senso di responsabilità, ma sembra non sia servito a nulla.

Anzi, anche sulle nostre montagne abbiamo assistito a scene che possiamo solo giudicare, astenendoci da espressioni scurrili (che pur meglio renderebbero l’idea), irresponsabili.

Il divieto di aggregazione è stato recepito come solo un obbligo cittadino, e così nei nostri rifugi abbiamo assistito alle discussioni di chi voleva essere servito al banco, o chi, spazientito dal dover attendere il proprio turno fuori dalla struttura, tentava di forzare l’ingresso obbligando il gestore a mettere una persona di guardia all’ingresso!

Nel nostro piccolo abbiamo raccolto la proposta, e la volontà di mandare un segnale forte, di responsabilità, della nostra rifugista del Rifugio Lecco ai Piani di Bobbio. “Vorremmo chiudere per due settimane, ci dispiace per i nostri clienti affezionati, ma la gente non capisce il senso delle limitazioni; proviamo a dare un piccolo segnale che faccia capire la non normalità di quello che sta succedendo”.

Siamo certamente d’accordo con Eugenia e la sua famiglia e così con Nicola ed Emanuela della Stoppani, giustamente preoccupati anche come neogenitori.

Quindi i rifugi del CAI Lecco, Stoppani e Lecco, sono chiusi da oggi per due settimane, salvo restrizioni ulteriori imposte dalle Autorità.

La sezione lecchese ha altresì deciso di stornare i ratei di affitto per il periodo di chiusura forzata, invitando eventualmente, nella massima libertà, a donare parte dei ratei al Fondo attivato dalla Fondazione Comunitaria Lecchese a supporto dei reparti ospedalieri attualmente al limite della propria operatività.

Siamo convinti che i veri appassionati di montagna, sapranno sopportare questo piccolo sacrificio. Alla fine, quando tutto sarà finito ci troveremo tutti insieme nei nostri rifugi con l’orgoglio di aver dato il proprio, seppur piccolo, contributo".

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