Lecco , 07 novembre 2016   |  
Cultura   |  Opinioni

Con “I promessi sposi” si possono ancora fare affari, eccome.

Un intraprendente orafo abruzzese ha coniato un “gioiello” intitolato al celebre romanzo e, se non ha fatto male i conti, rischia di fare un bel gruzzoletto. L'Amministrazione comunale, senza retropensieri, avvalla l'operazione suscitando qualche perplessità.

promessi

Gentile Direttore Comuzzi, 

come Le è già noto, il nostro Centro Studi, impegnato sullo studio dell’opera e della vita dell’Abate Stoppani, di necessità è attento a tutti quei temi che hanno attinenza con l’oggetto principale delle nostre ricerche. Tra questi – naturalmente – trova un posto di rilievo Alessandro Manzoni. 
        Ritenendo sia stata pochi giorni fa compiuta una grave manomissione dell’immagine del poeta di Lecco, Le chiediamo di potere ancora fruire della Sua generosa ospitalità per potere esprimere il nostro punto di vista, a tutela della dignità culturale della città. 

Venerdì 4 novembre, alle ore 17.00, a Villa Manzoni, preso la Sala delle Grisaglie, il Vice Sindaco e Assessore al turismo Francesca Bonacina e l’Assessore alla cultura Simona Piazza hanno presentato un gioiello denominato “I Promessi Sposi”, opera del signor Franco Coccopalmeri (presente all’evento), di professione orefice, titolare di un laboratorio/negozio di oreficeria nella cittadina di Roccaraso, provincia dell’Aquila in Abruzzo. 
        L’evento era stato preannunciato dal Comunicato Stampa 2 novembre 2016 del Comune di Lecco, dal titolo “Renzo e Lucia continuano a ispirare ancora oggi i maestri dell’arte contemporanea”. 
        Nel Comunicato, gli Assessori Bonacina e Piazza avevano così anticipato il loro orientamento: «Siamo onorate che un maestro d’arte orafa, tra le altre cose non appartenente al nostro territorio, abbia deciso di dedicare una sua opera ai Promessi Sposi. Un nuovo tassello che si unisce agli sforzi e ai progetti messi in campo dall’Amministrazione comunale per diffondere e valorizzare il nostro patrimonio artistico indissolubilmente legato all’opera di Alessandro Manzoni.» 

Da vari fonti della stampa locale (5 e 6 novembre 2016), apprendiamo che il gioiello, un ciondolo del valore commerciale di Euro 2.300, in oro bianco e diamanti, è stato donato dall’orafo al Comune di Lecco; che il Vice Sindaco e l’Assessore alla cultura nel corso della presentazione hanno annunciato che il gioiello verrà esposto in modo permanente nella Cappella del Caleotto. 
        «È una bella occasione per far conoscere il romanzo in un modo nuovo, inedito e leggero: la testimonianza che attraverso l’opera del Manzoni il nome di Lecco può arrivare ovunque. … Anche attraverso questa creazione possiamo valorizzare i Promessi Sposi, un orgoglio lecchese e italiano» avrebbe commentato l’Assessore al turismo e Vicesindaco Francesca Bonacina. 
        L’Assessore alla cultura Simona Piazza si sarebbe invece così espressa: «Se la montagna e il lago vivono di stagionalità, la cultura è un veicolo per avvicinare i turisti a Lecco tutti i giorni dell’anno. … È la prima volta che veniamo contattati da un artista e noi siamo ben lieti di accogliere chi vuole promuovere la cultura del Manzoni, le nostre radici storiche e culturali». 
        Il signor Coccopalmeri, da parte sua, avrebbe detto: « I due profili che ho voluto rappresentare nel gioiello hanno lo sguardo rivolto al domani, al futuro, superando come i due protagonisti i vari ostacoli che riserva la vita … Quando ho creato questo gioiello mi sono fortemente ispirato alla storia di Renzo e Lucia e alla lezione di vita che Manzoni insegna in senso assoluto …» 

Devo dire che al nostro Centro Studi siamo tutti rimasti piuttosto colpiti da queste dichiarazioni così impegnative sul gioiello nonché sui suoi vantati straordinari legami con Alessandro Manzoni, e ci siamo quindi sentiti in dovere di approfondire la cosa. 

Nel corso della presentazione, il gioiello (un ciondolo in oro bianco e diamanti) era posto su un espositore fotografico, dominato dai volti di profilo di due giovani di bell'aspetto, con la donna posta alla sinistra dell’uomo, in modo da lasciare scorgere parte del volto del compagno. La parte grafica è accompagnata da alcune scritte.  In alto appare la dicitura “I promessi Sposi” (il nome del gioiello). Sotto il gioiello e i volti dei due modelli, un’altra scritta “l’amore è necessario a questo mondo” e, sotto ancora, la scritta “A. Manzoni”. 
        Alla base dell'espositore, in bella evidenza il Logo del Comune, con la dicitura: “In collaborazione con il Comune di Lecco”. 

Cominciamo dalla parte visiva.  Il gioiello è graficamente assimilabile al segno « { » (la “parentesi graffa”), usato nelle espressioni matematiche e in rappresentazioni informatich

Posto su fondo scuro e immediatamente vicino ai due modelli accattivanti, il ciondolo può forse fare ricordare due volti affiancati.  È però del tutto evidente che, isolato da questo sfondo fotografico, molto esplicito nel pilotare le impressioni dello spettatore, il ciondolo non può richiamare – a nessuno e in nessun modo – due profili, tanto meno il profilo di un uomo e di una donna, assorti nella contemplazione del loro futuro. 

Ma veniamo alla parte testuale.  Partiamo dal riferimento a “I Promessi Sposi” e alla frase virgolettata «l’amore è necessario a questo mondo», siglata A. Manzoni

Naturalmente la frase è ben nota, ma non la trovate all’interno de “I Promessi Sposi”, né nell’edizione del 1827 né in quella del 1840, le uniche pubblicate dall’autore.  La frase appartiene infatti alla primissima versione del romanzo, rimasta alla fase manoscritta e mai pubblicata dal Manzoni. 
     

Il manoscritto fu proposto a stampa (ma parzialmente) per la prima volta da Giovanni Sforza in “Alessandro Manzoni – Scritti postumi” (Milano, Rechiedei, 1900); poi dallo stesso in “Brani inediti dei Promessi Sposi” (Milano, Hoepli, 1905). La prima edizione integrale fu quella di Giuseppe Lesca con il titolo “Gli Sposi Promessi” (Napoli, Perrella, 1916). Quella oggi più conosciuta, venne proposta in edizione critica da Chiari e Ghisalberti, nei Classici Mondadori nel 1954, con il titolo “Fermo e LuciaIl lettore ci scuserà per questa digressione bibliografica ma abbiamo ritenuto opportuno richiamarla perché sia chiaro come su queste questioni, da oltre un secolo, si sono prodotte molte analisi e profusi notevoli sforzi culturali, che non possono essere cancellati dalle ingenue iniziative di due Assessori di Lecco – proprio della città che dovrebbe essere, al mondo, la più attenta e intelligente custode della vicenda manzoniana. 

Questa prima versione del romanzo – ripetiamo pubblicata solo 40 anni dopo la morte di Manzoni – è interessante ed è utilissima dal punto di vista dell’analisi critica del romanzo che conosciamo, ma dobbiamo dire che è tutt’altra cosa da “I Promessi Sposi".  

Da questo punto di vista l’accostamento del gioiello a “I Promessi Sposi”, così come sono noti a tutta Italia e in tutto il mondo, è un vero e proprio “falso” cultural-commerciale, ovviamente non perseguibile legalmente ma culturalmente riprovevole e incomprensibile, soprattutto se “consacrato” (sono parole dell’orafo Coccopalmeri) dalle Autorità comunali lecchesi. 

Ma c’è dell’altro. La frase «l’amore è necessario a questo mondo» è estrapolata da un contesto che dice esattamente il contrario di quanto vorrebbe fare credere.  La frase del Manzoni è posta circa un paio di pagine dopo l’inizio del Capitolo 1 – Tomo Secondo, di “Fermo e Lucia” ed è parte di una ‘digressione’ dell’autore circa il modo di trattare in letteratura le passioni d’amore. 
        Scrive Manzoni: «Concludo che l’amore è necessario a questo mondo: ma ve n’ha quanto basta, e non fa mestieri che altri si dia la briga di coltivarlo; e che col volerlo coltivare non si fa altro che farne nascere dove non fa bisogno. Vi hanno altri sentimenti dei quali il mondo ha bisogno, e che uno scrittore secondo le sue forze può diffondere un po’ più negli animi: come sarebbe la commiserazione, l’affetto al prossimo, la dolcezza, l’indulgenza, il sacrificio di se stesso: oh di questi non v’ha mai eccesso; e lode a quegli scrittori che cercano di metterne un po’ più nelle cose di questo mondo: ma dell’amore come vi diceva, ve n’ha, facendo un calcolo moderato, seicento volte più di quel che sia necessario alla conservazione della nostra riverita specie.» 

Come si nota senza bisogno di grandi spiegazioni, la frase posta a illustrazione ed esaltazione del gioiello, dice esattamente l’opposto di quanto viene fatto credere. 
        Manzoni conosceva benissimo l’amore – sia quello delle passioni giovanili sia quello più responsabile del matrimonio – e ne ha sempre riconosciuto l’importanza per la vita di ogni essere umano. 
        Proprio per questa sua conoscenza diretta con il tema, riteneva che in letteratura e nella comunicazione se ne dovesse fare citazioni molto misurate. Che non vi fosse assolutamente bisogno di esaltarne gli aspetti esteriori – di cui il gioiello d’amore è una delle più evidenti espressioni. 
        Indipendentemente da quanto si può pensare su questa riflessione di Manzoni, è certo che, sotto il profilo della fedeltà culturale , il gioiello del Signor Franco Coccopalmeri è assolutamente incoerente con il Manzoni e con la sua lezione di vita, proprio al contrario di quanto affermato con sicurezza dallo stesso Coccopalmeri, con il plauso dei nostri Assessori, preposti al turismo e alla cultura. 

Ciò detto per quanto riguarda il rapporto tra il gioiello e Manzoni, è utile saperne un po’ di più sull’imprenditore abruzzese. 
        Franco Coccopalmeri è un giovane orafo, apprezzato in diversi ambienti. Ha prodotto – e regalato – gioielli, monili, croci, ecc. ad autorità pubbliche, religiose e sportive. 
        Si tratta del resto di un'attività di famiglia. Sua sorella Gioia, nello scorso marzo, ha goduto di una ottima copertura mediatica avendo pubblicizzato con efficienza la propria partecipazione all’undicesima edizione della mostra d’arte contemporanea “Femminissage, tutte le forme del bello”, svoltasi al Teatro dei Dioscuri a Roma dal 23 febbraio al 16 marzo 2016. Lo schema della presentazione in termini di comunicazione è identico a quello usato dal fratello a Lecco. Gioia Coccopalmeri ha presentato il suo gioiello “Dono di Donna” (tra l’altro straordinariamente simile nella forma a quello del fratello), inserendolo in un disegno raffigurante un donna in evidente stato di gravidanza. In quel contesto di comunicazione, il gioiello dell’orafa appariva raffigurare il seno e il ventre della donna. È chiaro che, staccato da quel contesto di comunicazione, il manufatto può essere assimilato a qualunque cosa la fantasia consente ma di sicuro non alla vita che cresce nel grembo di una donna. 

Tornando a Franco Coccopalmeri, l’orafo ha recentemente donato un suo gioiello al Comune di Verona, dedicandolo a Giulietta, l’amante infelice di Romeo. Il gioiello è un solitario dalla forma insolita, da qui il neologismo “l'Insolitario”, coniato dall’orafo. 
        Non sappiamo se anche questo gioiello verrà posto in perpetua visione in qualche ambiente prestigioso di Verona, ma anche questa iniziativa dell’intraprendente orafo ha avuto la sua parte di pubblicità. 
        La presentazione dell’opera, organizzata da “Verona Film Commission” in collaborazione con il Comune di Verona, proprio nella stanza del famoso “balcone di Giulietta”, ha visto la presenza di Antonia Pavesi, Consigliere con delega alla Cultura del Comune di Verona, e ha goduto di una larga copertura mediatica, anche televisiva (Rai 3), non si sa francamente con quale ritorno per il Comune. 
        Abbiamo fatto riferimento a questo rapporto Coccopalmeri-Verona, perché l’intreccio Manzoni-Shakespeare / Lucia-Giulietta ha costituito il filo conduttore della rassegna manzoniana di Lecco di quest’anno. Chissà che tra questi elementi non ci sia un qualche rapporto! 

È curioso notare che l’orafo Coccopalmeri è titolare di un negozio di oreficeria a Roccaraso in Abruzzo, una piacevolissima località, nota ai cultori degli sport invernali, soprattutto dell’Italia centrale. Una località che è balzata recentemente a una altissima notorietà, grazie a una citazione in un film che ha registrato record di incassi. 
        Il noto comico Checco Zalone, nel suo recente film “Quo vado” nella parte di un dipendente pubblico trasferito al Polo Nord, al telefono grida alla madre: «Mamma… qui è freddo! sì! più che a Roccaraso!». Pare che questa sola citazione di un secondo e mezzo di Checco Zalone abbia fatto più di vent’anni di impegno nella promozione turistica e che il Sindaco della cittadina ne sia – giustamente – entusiasta. 

Ma tornando al nostro gioiello, dobbiamo dire che mentre non abbiamo nulla da eccepire all’intraprendenza imprenditoriale dell’orafo di Roccaraso – fa solo il suo mestiere e siamo contenti per lui per i suoi successi commerciali – abbiamo qualche obiezione rispetto alla entusiatica accoglienza (ricordate il “siamo onorate”, del Comunicato sopra riportato) che il Vice-sindaco e Assessore al turismo Bonacina e l’Assessore alla cultura Piazza hanno fatto al “dono” dell’orafo abruzzese. 
        Già! perché il dono – proprio al contrario – è stato fatto al giovane orafo. E che dono! 
        Non capita a tutti di vedere posta una propria opera, in eterna evidenza, nel cuore del Caleotto, il Monumento Nazionale dedicato ad Alessandro Manzoni. 
        Tanto più in quanto quest’opera nulla ha a che vedere con “I Promessi Sposi” e, anzi, nella sua pubblicizzazione, stravolge il pensiero dell’artista cui – all’apparenza – fa la riverenza. 

Sempre dalla stampa locale sappiamo che l’imprenditore orefice di Roccaraso ha già girato un video in Lecco (forse con la già citata “Verona Film Commission”?) con cui promuovere la vendita del proprio ciondolo  in tutte le gioiellerie d’Italia ed estere che vorranno dotarsene. 
        Beh! è chiaro che la copia destinata al Caleotto è gratis, ma tutte le altre, vendute anche grazie al vero e proprio spot pubblicitario, regalato all’orafo Coccopalmeri dagli assessori Piazza e Bonacina, saranno a pagamento, come ogni prodotto commerciale – circa Euro 2.300,00 cad. 
        Supponendo che grazie allo spot offerto gratuitamente dall’Amministrazione comunale all’orefice di Roccaraso si vendano in tutta Italia anche solo 300 copie del gioiello “I promessi Sposi” (il cui prototipo verrà esposto in eterno al Caleotto di Lecco), si sarà suscitato a favore dell’imprenditore Coccopalmeri un giro di denaro pari a 690.000 Euro, più di quanto stanziato dalla Regione Lombardia per la promozione turistica di Lecco per il 2017. Mica male! 

Ci auguriamo proprio di cuore che qualcuno in Comune e nella società civile di Lecco voglia intervenire a evitare questo nuovo scempio della figura di Alessandro Manzoni, compiuto proprio da quelle Autorità comunali che ne dovrebbero essere i più fermi e intelligenti tutori. 
        Una figura, quella di Manzoni, fondante per la fisionomia di Lecco e che non merita certo di essere svenduta dalla ingenuità inconsapevole dei nostri Assessori preposti al turismo e alla cultura, in cambio di un oggettino modesto sul piano estetico, culturalmente insignificante – e soprattutto presentato con grossolane deformazioni del genuino pensiero del poeta della città. 

Fabio Stoppani 
Centro Studi Abate Stoppani 

 

 

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