Barzio, 12 giugno 2020   |  

Barzio non sarà più la stessa senza il “suo” Pier

di Silvano Guidi

A soli 63 anni se ne è andato Pierluigi Ruffinoni, mitico e storico edicolante della Piazzetta. Con lui se ne vanno ricordi, storie, umanità e amore per la montagna. Uomo di vasta cultura lascia un immenso vuoto

Barzio, la piccola perla della Valsassina, si è insinuata nella mia vita in modo silente e senza particolari avvisaglie. È una località piacevole, di media montagna, circondata da una cortina di boschi carichi di ossigeno e da montagne belle da vedere e da vivere; la villeggiatura a Barzio, per l’aristocrazia milanese dell’Ottocento che vi saliva con carrozze e valletti, è stata storia documentata, infarcita di aneddoti, di quell’epoca ormai lontana; una storia che poi si è perpetuata con riti meno nobili e praticanti decisamente plebei fino ai nonni e ai bambini di oggi.

Ma non è della Barzio estiva che voglio parlare e neppure di quella dei weekend invernali sugli sci a Bobbio o Artavaggio. Oggi devo ricordare un amico, un autentico barziese che se ne è andato lasciando scoramento e un immenso vuoto in piazzetta e nel cuore di tutti quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.

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L'edicola

Pierluigi Ruffinoni, per tutti solo Pier, uomo tenace, discreto, riflessivo non ce l’ha fatta contro un male crudele; lui così forte nelle arrampicate in montagna, così abituato alla solitudine delle vette e a ritrovare sempre la strada di casa, si è smarrito nell’ultima ascensione ed ha continuato verso quel cielo che infinite volte gli pareva di aver già toccato dalla Grignetta.

Quando ogni anno a settembre gli ultimi villeggianti brianzoli e milanesi riconsegnavano Barzio ai legittimi proprietari la località valsassinese tornava alle sue consuete dimensioni, ai silenzi di sempre e alle sue figure rappresentative: il farmacista, il dottor Siani medico condotto, il parroco, il macellaio Rigamonti, la signora Rita della merceria, il pasticcere Passoni, la Riccardina della gastronomia, il verduraio dalla battuta sempre pronta e la signora Arrigoni dell’albergo Esposito, agghindato con un glicine immenso vecchio di 200 anni.

Ma c’era soprattutto lui, il Pier: lui era l’edicolante della piazzetta, uomo colto, dalle infinite letture, capace di raccontarti con sobrietà mille storie e mille aneddoti. Era uomo di montagna: fargli aprire il cuore non era facile, entrare nel suo mondo quasi impossibile.

Non so per quale arcana circostanza lui mi abbia offerto il grande privilegio di essergli amico e soprattutto di essere lui mio amico.

La scorsa estate, l’estate del 2019, la ricordo con nitidezza. Quando ci siamo rivisti Pier aveva i segni del male assai evidenti, io avevo perduto mia moglie da poco e non sapevamo cosa dirci. Avevamo entrambi gli occhi lucidi e fu lui a farmi coraggio.

Oggi vorrei trovare le parole adeguate per confortare Stella, la nipote di Pier, colei che divideva con lo zio le fatiche del negozio-edicola e che ora è rimasta sola a doversi occupare di tutto. Coraggio Stella: lo zio Pier è solo salito un poco più in alto, ma continuerà vegliare su di te e su tutti voi.

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