Lecco, 16 ottobre 2020   |  
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A Lecco in 6 mesi chiuse 119 aziende

di Alberto Comuzzi

Come nel resto d'Italia fortemente penalizzato il settore alberghiero e quello della ristorazione con ricadute anche sulla filiera enogastronomica.

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Tavoli deserti di un esercizio pubblico, uno dei settori più penalizzati per gli effetti del virus di Wuhan

Il Fondo monetario internazionale stima che il Pil (Prodotto interno lordo) dell'Italia s'è ridotto per il corrente anno del 10,6 per cento, a spanne circa 178 miliardi di euro in meno.

Il nostro Paese risulta all’ultimo posto nella classifica relativa ai Paesi del G7: la Germania perde il 6 % del proprio Pil, la Francia il 9,8% come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti il 4,3%, il Canada il 7,1% e il Giappone il 5,3%. La Cina, che ha infettato il Mondo, aumenterà invece il Pil del 3 per cento.

Ai 3,07 milioni di disoccupati italiani (senza contare i 3 milioni di coloro che non si attivano più per trovare un impiego), se ne sta per aggiungere un altro milione, stando alle previsioni del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Il prossimo anno il tasso di disoccupazione salirà ulteriormente raggiungendo l'11,8 per cento (oltre 9 punti in più di quello della media europea).

Questi dati si commentano da soli e, purtroppo per noi, fotografano la situazione reale in cui versa il nostro Paese.Il virus di Wuhan ha certamente aggravato la già precaria fase congiunturale in cui si trovava l'Italia, ma a peggiorarne le sorti ha contribuito molto la dissennata politica governativa che non ha salvaguardato i soggetti che producono ricchezza: le imprese e le cosiddette partite iva.

Osserviamo ciò che accade nei nostri territori: nei primi sei mesi del 2020 le imprese lariane iscritte nel Registro tenuto dalla Camera di Commercio di Como-Lecco calano di 354 unità (-235 a Como e -119 a Lecco).

Nello stesso periodo del 2019 il calo era stato di 276 unità (-77 a Como e -199 a Lecco). Dal 2010 è la prima volta che anche a livello regionale e nazionale il saldo tra iscrizioni e cessazioni di imprese è negativo: in Lombardia il saldo passa da +1.642 a -2.347 unità; in Italia da +7.568 a -10.428. A parte i pensionati e i dipendenti pubblici, tutti gli altri italiani – chi più, chi meno – hanno subito contrazioni del proprio reddito, ma, quel che è peggio, molti, troppi, hanno perso il lavoro.

Il settore alberghiero e quello della ristorazione sono stati smisuratamente penalizzati e con loro, ovviamente, buona parte della filiera dell'enogastronomia, che è un vero e proprio vanto del nostro Paese. Ma come si fa a sostenere il turismo se si fanno chiudere migliaia di esercizi che ne costituiscono l'ossatura? Se chiudono le aziende diminuiscono i posti di lavoro, aumentano i disoccupati e quindi si contrae il gettito fiscale.

Domanda: con sempre meno soldi nella casse dello Stato, Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia e delle Finanze e il primo ministro, Giuseppe Conte dove vanno a prendere le risorse per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza, etc. etc?

Le persone di buon senso stanno con il Capo del Governo che dice: «Se falliamo sul Recovery Fund avrete diritto di mandarci a casa», o con il Presidente di Confindustria che sostiene: «Se si fallisce sul Recovery Fund si va tutti a casa»?

Persino il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui discrezione è da taluni scambiata per ignavia, ha spronato il Governo a dare risposte concrete e in tempi rapidi all'impiego dei fondi europei perché la ripresa economica sia celere.

I bene informati confermano che i fondi arriveranno dall'Europa non prima dell'estate 2021. Nel frattempo gli indici della Camera di Commercio di Como-Lecco di quante aziende in più registreranno la chiusura e di quanti posti di lavoro persi daranno conto?











 













 

 











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