Lecco, 26 agosto 2020   |  

A casa nostra. I nuovi ragazzi della famiglia Calò

di Gabriella Stucchi

“Dobbiamo parlare del bene e metterlo in circolo, perché di questo ha bisogno l’uomo!” (Nicoletta Ferrara)

I nuovi ragazzi della famiglia Calo

Giovanni Kirschner dedica la Premessa ai quattro fratelli Andrea, Giovanni, Elena e Francesco, che hanno tralasciato la vita di una famiglia “normale” per condividere il cammino scelto dai genitori Antonio e Nicoletta di accogliere sei giovani africani, rendendoli fratelli.

Alex Zanotelli nella Prefazione chiarisce che dopo aver accolto i sei giovani in casa loro, mamma Nicoletta ha iniziato, attraverso brevi scritti, a cercare di comprendere la storia speciale che stavano vivendo. Nasce così la storia di questa esperienza, ispirata dallo Spirito Santo, accolta con fede, nonostante le numerose difficoltà sia di rapporti, sia di credenze religiose (i sei giovani sono musulmani e di quattro nazionalità diverse).

I Calò nel 2015 si erano recati da Treviso a Napoli al rione Sanitun per il 29° anniversario del loro matrimonio per vivere con Zanotelli un momento di condivisione di preghiera.

In Sicilia in seguito a un naufragio c’erano 700 migranti. Nicoletta e Antonio sono andati in Prefettura e hanno chiesto di ospitare in casa loro dei rifugiati. L’8 giugno sono arrivati in casa sei giovani africani di quattro nazioni: Saeed, Mohamed, Sahiou, Braima e Tidjane, accolti con gioia dai quattro figli, che si sono impegnati a preparare le stanze. Paesi e lingue diverse ora sono strette in un’unica famiglia. I ragazzi la sera raccontano le storie dominate dalla violenza, dalla fuga, dalla prigione, dalle torture fisiche e psichiche, poi la sfida della traversata. I figli ringraziano Dio pregano per la nuova famiglia.

Dei vicini alcuni disapprovano, la maggior parte si avvicina, condivide ciò che hanno nella loro casa. Si recupera il valore vero della vita, della solidarietà, della condivisione.

Un sabato di ottobre Nicoletta riceve la telefonata che il Presidente Mattarella ha insignito suo marito dell’Onorificenza di Ufficiale al merito per quello che sta facendo per l’accoglienza di profughi e il 18 novembre a Roma insieme ad altre sedici persone è insignito della stessa onorificenza.

Nicoletta conosce via via il modo di pensare dei ragazzi, ad esempio il valore della donna, che col partorire è vicina alla vita e alla morte insieme.

Il pellegrinaggio a Lampedusa è l’occasione per cogliere il dramma dei ragazzi che nel viaggio pongono la loro vita completamente nelle mani di Dio. C’è poi il valore della preghiera, per cui durante il ramadan sanno affrontare il digiuno con scrupolosità. Alla fine, un dono: una giovane donna senegalese ha portato per tutte le dieci persone un agnello, patate e verdure... Il 31 luglio 2016 partecipano insieme ai figli alla messa domenicale musulmana, in cui si dicono parole di pace e di comunione, si stringono la mano quando si esce. Alla sera in casa a mezzogiorno si mangia la pasta, mentre la sera si servono piatti africani, con sapori forti, spezie e pepe.

I figli si sentono chiamati a conoscere la terra dei loro “fratelli”. Francesco chiede se può aderire alla proposta dei missionari della Consolata di andare un mese nella Repubblica democratica del Congo presso una missione. Giovanni è già nelle baraccopoli di Korogocho in Kenia per stare vicino ai bambini che raccolgono i rifiuti per procurarsi la droga con i soldi raccolti. Più tardi anche il figlio Andrea chiede di andare in Tanzania, dove la povertà è inimmaginabile: vecchi, malati, bambini e galline.

Si presentano però dei problemi: i ragazzi sono da loro per Erasmus, migranti in cerca di riconoscimento, che tarda a venire. Le istituzioni pongono sempre nuovi ostacoli.

Gli stage professionalizzanti a cui sono asserviti girano a una rete di collaborazionisti, ed è urgente trovare loro un lavoro. Nella famiglia viene anche Matar, fratellino di Sahiou che è approdato in un centro di accoglienza a Vibo Valentia. Il ricorso di Saeed viene respinto perché nel suo caso non c’è persecuzione politica. Nel 2017 viene comunicato che nemmeno il ricorso di Mohamed è stato accolto e lui è molto preoccupato. Sono invisi ai potenti e questo rischia di essere un male per i loro ragazzi, l’opposto di quello che volevano. Tristezza e silenzio. Bisogna stare insieme perché solo così si può sopportare il peso. “Insieme la debolezza crea il posto per la rinascita”.

Quando i due figli Andrea ed Elena, da tre anni fuori casa, tornano a vivere in famiglia, pur nel disagio, si è fatto spazio a tutti, si supera tutto con il dialogo, c’è pazienza in tutto. Nicoletta si dichiara fortunata di aver avuto questi ragazzi, che parlano in lingue diverse come era Babele.

Molte sono le visite ricevute: giornalisti, che si soffermano sulla storia dei giovani nelle loro terre africane; carabinieri gentili, che chiedono come va; studenti liceali lombardi con insegnanti e preside. I ragazzi sorridono, cantano, giocano.

Nicoletta e Antonio accolgono il desiderio di don Giovanni di vivere in comunità di famiglie a Treviso: vivono insieme in canonica e si sostengono a vicenda nelle loro necessità.

Li attende momenti difficili per le questioni burocratiche relative ai riconoscimenti, ma Nicoletta è fiduciosa: bisogna resistere, attendere e pregare.

Una narrazione dal vivo, che riproduce le gioie e le ansie di chi accoglie e di chi è accolto: il rispetto reciproco, l’unione e il riconoscimento dei valori di ciascuno dà la forza per proseguire un cammino che libera giovani da torture e ingiustizie che distruggono le loro terre d’origine, che restano comunque sempre nel cuore in modo indelebile.

Nicoletta Ferrara “ A CASA NOSTRA - I nuovi ragazzi della famiglia Calò” EMI
euro 15.00

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