Oggiono, 14 settembre 2021   |  

A Bevera Mons. Rolla introduce l’anno pastorale con i preti del decanato di Oggiono

di Italo Allegri

Nel Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera, lunedì 13 settembre il vicario episcopale Mons. Maurizio Rolla inizia il nuovo anno pastorale 2021-2022, concelebrando con sacerdoti e religiosi del decanato di Oggiono.

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È una processione lunga e ordinata quella formata dai trenta presbiteri del decanato di Oggiono, tra preti diocesani e religiosi, che partecipano in fraternità alla liturgia presieduta dal vicario episcopale Mons. Maurizio Rolla lunedì 13 settembre nel Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera. Inizia dal salone dell’oratorio e, quando raggiunge l’ingresso del presbiterio, occupa l’intera navata centrale del Santuario, tant’è che alcuni sacerdoti devono occupare la prima panca innanzi alla balaustra.

L’appuntamento è ormai entrato nella tradizione rinnovandosi ogni anno quasi ai chiusura della festa patronale del santuario mariano, appartenente alla comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli con le parrocchie di Barzago e Bulciago.

Il parroco don Giovanni Colombo porge il benvenuto, a nome di tutta la Comunità Pastorale, “al nostro vicario episcopale Mons. Maurizio Rolla, insieme a tutti i sacerdoti del decanato, i padri della Consolata e tutti gli altri sacerdoti che sono amici e legati a questo Santuario; davvero grazie di cuore per la vostra presenza e il nostro Vicario ci ricorda di essere qui in mezzo a noi quale rappresentante del nostro Arcivescovo”.

La concelebrazione è posta “all’inizio di questo anno pastorale: ‘Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa’, che ci invita a vivere il nostro Arcivescovo ed è per questo che insieme oggi pregiamo e poniamo questo anno sotto lo sguardo di Maria”.
Pur essendo un giorno feriale la partecipazione dei fedeli è numerosa e occupa non solo i posti a sedere disponibili all’interno del Santuario, nel rispetto della normativa anti-pandemica, ma anche quelli del tendone installato sul sagrato dotato di maxischermo.
La celebrazione presso il Santuario di Bevera “diventa anche una modalità di inizio e inaugurazione dell’anno pastorale, ma anche della fraternità del clero di questo decanato” introduce la sua riflessione Mons. Rolla; all’interno del quale sono presenti diverse realtà mariane, mentre le parrocchie di Sala al Barro e Galbiate sono dedicate a Santa Maria del Monte Barro.

È importante guardare alla modalità con cui Maria entra “nella vita di Gesù, nella Chiesa primitiva, dentro la storia della devozione, raccogliendo davvero la sua potente pazienza, la sua capacità di adattamento alle diverse situazioni, la certezza con cui entra nelle cose della vita dall’inizio della storia della sua famiglia e in quella di Giuseppe e di Gesù”. È palese come “questa donna, questa famiglia, questa esperienza di Chiesa domestica è molto promettente, grandiosa”. Maria sfoggia “una capacità di reggere il confronto senza permalosità, molto bella e non è che non ci fossero problemi”.

Oltretutto il nucleo familiare aveva il desiderio di dire: “passiamo dentro questa prospettiva dello Spirito del Signore, perché dentro Maria ha operato addirittura lo Spirito”. E questa condizione “poteva già essere un privilegio, una protezione enorme, una strada sciolta e libera”, mentre invece “ha vissuto molte più fatiche di quanto noi pensiamo”. Maria però non si è lamentata come siamo soliti fare noi.

E prosegue il Vicario: “La testimonianza di questa donna, di questa famiglia, talvolta diventa un po’ lontana dalla concretezza della nostra vita, perché pensiamo che non siamo in grado di reggere questo disegno, di portare questa attestazione”.

L’atteggiamento di ciascuno quindi nell’affrontare il nuovo anno pastorale, deve essere quello di praticare “l’esercizio della conversione, che sia connaturato con la nostra disponibilità e adattabilità alle diverse situazioni che si presenteranno”. Guardando alla ripresa del passato con le procedure del Covid “tante cose ci hanno messo un po’ in difficoltà e ancora un’altra volta scoraggiati”.

Le modalità di essere presenti “nella storia e nel mondo, può darsi che siano sbagliate, che siano troppo rigide, può darsi che queste cose falliscano, però bisogna trovare la strada percorribile, perché non è che la gente fa questa cosa per metterci in difficoltà, per impedirci di annunciare il Vangelo o di andare incontro ai ragazzi: nessuno ce lo può impedire neanche le regole”.

L’atteggiamento allora suggerito dall’omileta deve essere quello di Maria, ossia di “entrare nella storia con dolcezza, con spirito di adattabilità, predisposti al cambiamento”. Magari tutte le cose che prima ciascuno era abituato a fare pensando di essere a posto e ora non le può più fare, faccia le poche cose che può fare dal punto di vista della concretezza e se gli avanza tempo dedichi maggior spazio alla preghiera. Entrare nella vita, nel lavoro, nella famiglia, nella scuola, nello sport “con l’intelligenza del dono, della fantasia, dello Spirito del Signore, del bell’amore”.

Poi il riferimento di Mons. Rolla al vangelo dell’Annunciazione proclamato nelle letture: “E anche in questa prospettiva abbiamo ascoltato il vangelo meraviglioso che non mi stanco mai di ascoltare, questo promettente profumo dello Spirito che mette a soqquadro la vita di questa donna, di questa famiglia ma, allo stesso tempo, le offre la prospettiva bella, definitiva ed eterna”.

Quale atteggiamento tenere “di fronte alla modalità di pensarci nella vita, per la salute, per le cose che faremo, cosa potremo fare, cosa saremo: non fatalisti, ma fiduciosi; non chiusi, ma aperti; non in guardia, ma gioiosi; non andando testoni e testardi da soli, ma insieme; cercando di stare al passo con tutti anche dentro le nostre comunità”.
E conclude il Vicario episcopale: “Ecco allora cosa vuol dire creare questa Chiesa unita e libera, ossia rallegrarsi in questa esperienza dell’amore di Dio che rinnova finalmente la storia dentro questa enorme strabiliante luce”.

Le preghiere dei fedeli sono state tutte invocazione rivolte a Maria ponendo sotto la sua potente protezione il clero del decanato e tutte le comunità che vi appartengono. Al termine della celebrazione preghiera alla Madonna di Bevera, benedizione solenne, quindi benedizione dei singoli fedeli con la reliquia, dopo l’uscita dei sacerdoti per raggiungere l’oratorio e togliere i paramenti.

La festa è quindi proseguita sotto il tendone ristorante per un fraterno convivio dei presbiteri.