Atene, 25 gennaio 2015   |  

Tsipras vince in Grecia. Venti d'incertezza sull'Europa

E per ora l'Italia sta a guardare con il fiato sospeso. Di rigore si può morire e Atene ha deciso di vivere.

tsipras folla

Alexis Tsipras parla a una piazza ricolma di persone

Tsipras ha vinto e non avrebbe potuto essere diversamente. La Grecia si è ribellata alla dittatura di Bruxelles e al mare di fandonie che hanno infangato l'onore del suo popolo, facendolo passare per parassita, fannullone, inetto e incapace.

Dalle urne di questa domenica, 25 gennaio 2015, il primo degli Stati cosiddetti Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) ha mandato tutti a quel Paese.

La crisi finanziaria causata dagli Usa e dai suoi subprime, che a partire dal 2008 hanno devastato le economie del mondo occidentale e massacrato quelle più deboli e fragili, è in realtà crisi di banche esposte e ansiose solo di rientrare dei propri soldi dati in prestito.

Così, per limitarci alla situazione ellenica, l'esposizione degli istituti di credito tedeschi, francesi e olandesi in attività greche, che all'inizio del 2008 si misurava in centinaia di miliardi di dollari, è ora sostanzialmente azzerata.

Il palazzo della Banca centrale europea a Francoforte

La miccia accesa dallo zio Sam e fatta camminare dalle maggiori banche europee è stata portata, con barilotti di dinamite, sotto il Parlamento greco con risultati da brivido: il reddito delle famiglie è diminuito del 40%, gli stipendi del 34, i servizi pubblici del 26; mentre la disoccupazione, che nel 2009 era al 9%, ora supera il 27.

E non basta. Atene ha dovuto licenziare 8.500 statali, chiudere la tv pubblica, falcidiare ambulatori specialistici, scuole, università e ospedali. E vendere anche le sue meravigliose spiagge (110 esattamente).

Perché un'operazione tanto incisiva, e aggressiva fin nella carne dei greci, potesse avere un contesto favorevole alla sua attuazione, occorreva un'opera di "disinformatia" che colpevolizzasse la Grecia debitrice agli occhi del mondo: i greci lavorano troppo poco, sono sempre in vacanza, hanno stipendi troppo alti, sono tutti baby pensionati.

Affermazioni calunniose e false: prima della crisi i greci lavoravano 44,3 ore la settimana (media europea 41,7); facevano 23 giorni di vacanza l'anno (i tedeschi 30); guadagnavano il 73% della zona euro; andavano in pensione a 61,9 anni (in Germania a 61,5).

Tsipras non ha dovuto convincere nessun greco che abbia votato per lui: erano tutte persone talmente stanche, provate e ribelli rispetto al rigore imposto dalla Troika europea, che dovevano solo deporre una scheda nell'urna.

Per ora un'Europa attonita (ma non presa alla sprovvista) finge indifferenza e un'Italia, troppo vicina geograficamente ad Atene, nasconde una sotterranea inquietudine.

S.G,

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