Lecco, 13 ottobre 2012   |  

Tra giovani e amministratori, nasce "Lecco per Bersani premier"

Ne fanno parte, tra gli altri, il cons. regionale Carlo Spreafico e l'on. Lucia Codurelli.

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Nasce ufficialmente a Lecco anche il comitato a favore di Bersani premier. Tra i componenti, oltre a Giacomo Gilardi, consigliere nel comune di Bosisio Parini e referente del Comitato per la città Lecco, e Daniela Borraccetti, vice sindaco del comune di Malgrate, anche il consigliere regionale Carlo Spreafico e l'on. Codurelli, il sindaco di Cassago Brianza, Gianmario Fragomeli e quello di Osnago, Paolo Strina.

Queste le parole inviateci proprio dal sindaco di Osnago:

 

Le Primarie del centrosinistra per la scelta del candidato alla carica di Primo Ministro alle prossime elezioni politiche di primavera 2013 sono ormai entrate nella fase organizzativa. Credo sia utile e opportuno che chi intende aderirvi si schieri per uno dei candidati, particolarmente se riveste un ruolo pubblico.

La scelta di PierLuigi Bersani che all'assemblea nazionale PD ha deciso di rinunciare alla norma dello Statuto che lo poneva automaticamente come candidato del partito e di bloccare ogni tentativo di "blindare" il voto con norme che non favorissero la massima partecipazione dei cittadini mi ha convinto definitivamente a schierarmi dalla sua parte. Come sindaco ho apprezzato la scelta di mettersi in gioco in prima persona rischiando anche una sconfitta in nome di una scelta di allargamento della partecipazione, anteponendo l'interesse comune al vantaggio personale. Come me molti amministratori dei nostri piccoli paesi che tutti i giorni "ci mettono la faccia" di fronte ai cittadini hanno apprezzato questo comportamento, ispirato allo spirito di servizio che sempre dovrebbe guidare le scelte di chi ha la responsabilità della cosa pubblica.

La scelta di apertura di Bersani ha ridato slancio alle Primarie, che erano partite male. Indette senza conoscere il sistema elettorale con cui si andrà a votare nè i componenti della coalizione progressista, le primarie rischiavano di trasformarsi in una rissa da parte di chi cercava visibilità generando l'impressione che si stesse discutendo della leadership del PD anzichè della guida del Paese.

Le Primarie possono essere ora una straordinaria occasione partecipazione e confronto tra le diverse sensibilità del centrosinistra: per la prima volta non c'è un esito scontato, questo è un bene perchè mette davvero nelle mani dei cittadini la possibilità di scegliere chi meglio potrà rappresentarli come futuro Primo Ministro nell'ipotesi - che tutti noi ci auguriamo e per la quale lavoreremo - di una vittoria della coalizione progressista alle prossime elezioni.

L'Italia non sta bene. Usando una metafora penso che Renzi sia il termometro che ne misura la febbre, Bersani l'aspirina per farla scendere, Vendola l'antibiotico troppo forte che fa male anche al paziente.

Matteo Renzi pone un tema importante che condivido: la necessità di un ricambio della classe dirigente del Paese e in particolare della classe politica. Personalmente da sempre ritengo e sostengo pubblicamente che ogni carica ad ogni livello debba avere un limite di mandati (due o tre al massimo) senza eccezioni per alcuno: mi sembra l'unico meccanismo che possa garantire l'avvicendamento delle persone e l'avvento di idee innovative. Tuttavia l'esperienza mi dice che il mondo si cambia con il duro lavoro quotidiano, non con supposte "rivoluzioni" guidate da leader messianici di cui in Italia abbiamo avuto in anni recenti una brutta esperienza: Berlusconi si era presentato come colui che avrebbe rivoluzionato e trasformato il paese, ne ha soltanto assecondato e se possibile accentuato i peggiori vizi. I partiti personali - con il nome del leader stampato nel simbolo - costituiscono l'ultima metastasi del cancro che avvolge la politica: l'illusione che un uomo solo al comando possa cambiare le cose. Non è così. Io sono orgoglioso che il PD sia praticamente l'unico partito a non aver mai nemmeno pensato di inserire il nome del leader nel simbolo, non vorrei correre il rischio di farlo (nei fatti o nella sostanza) ora che quasi tutti stanno correndo a toglierlo.

Nichi Vendola offre conforto a chi vuole sentirsi dire "cose di sinistra". Io vorrei farle, magari in modo meno eclatante. Vorrei che l'asse delle scelte dei nostri futuri governi si spostasse nelle direzione della giustizia sociale (che è qualcosa di più forte dell'equità) e dell'eguaglianza dei cittadini. Se per farlo condizione necessaria ma non sufficiente é vincere le elezioni, bisogna porsi il problema di come conquistare il consenso della maggioranza dei cittadini. Non mi sembra che questo sia nell'agenda della sinistra radicale, più impegnata a difendere le proprie identità che ad aprirsi alle esigenze di una società che è oggi variegata e complessa.

 La politica deve offrire ai cittadini innovazione e rassicurazione: il vero riformismo è quello che - agendo con determinazione ma rapportando con realismo il passo alla lunghezza della gamba - costruisce consenso intorno al proprio operato.

Penso che Bersani sia - per storia, cultura politica e competenza - in grado di muoversi in questo solco. La sua storia di amministratore locale, la provenienza da una terra che è ricca di piccole e medie imprese innovative, la perizia con cui ha esercitato il ruolo di Ministro nei governi Prodi, lo rende in grado di dare continuità al rigore del governo Monti creando la giusta discontinuità nelle scelte di fondo. Non possiamo offrire all'Europa ancora una volta l'immagine di coloro che per un po' hanno cercato di mettere ordine nei propri conti e di introdurre una giusta dose di rigore nell'amministrazione della cosa pubblica, salvo poi ritornare ai comportamenti del passato. Paghiamo ogni anno 80 miliardi di interessi del debito pubblico, risorse che sono sottratte ai servizi per i cittadini (dalla sanità, ai trasporti, alla scuola) e che non possono essere investite per creare lavoro. Da questa impostazione di Monti non dobbiamo tornare indietro. Possiamo e dobbiamo invece cambiare le priorità dell'agenda economica, tornando ad avere una politica industriale (e aggiungerei agricola e dei servizi) che manca al Paese da oltre trent'anni. Per me vengono prima le persone, poi il lavoro, poi il capitale e infine la finanza: l'esatto contrario del paradigma economico che ha dominato e continua a dominare il nostro mondo occidentale. Sono certo che Bersani non farà rivoluzioni, ma sono altrettanto sicuro che abbia la possibilità di far percorrere al Paese un pezzo di strada in questa direzione.

 

Paolo Strina

 

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