Lecco, 28 febbraio 2016   |  
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Sessant'anni fa moriva don Carlo Gnocchi, “il padre dei mutilatini”

di Donatella Salambat

All'Ambrosianeum in Milano con la presentazione del libro di Daniele Corbetta “Ribelle per amore. Don Gnocchi nella resistenza” s'è colta l'occasione per commemorare la figura dell'illustre prete ambrosiano.

DonGnocchimutilatini

Don Carlo Gnocchi (1902-1956) con alcuni "mutilatini"

Venerdì 26 febbraio, il centro culturale Ambrosianeum di Milano, in occasione della ricorrenza dei 60 anni dalla scomparsa di Don Gnocchi ha presentato il libro “Ribelle per amore. Don Gnocchi nella resistenza” di Daniele Corbetta. Hanno partecipato oltre all'autore, Marco Garzonio presidente Fondazione Ambrosianeum, Marco Tarquinio direttore di "Avvenire", Valentina Soncini docente di Storia, Filosofia e Teologia fondamentale, Edoardo Bressan docente universitario di Storia contemporanea, mons. Giovanni Barbareschi  amico ed esecutore testamentario di don Gnocchi, mons. Angelo Bazzari presidente della Fondazione Don Gnocchi. L'evento è stato arricchito dalla presenza del coro Ana “Mario Bazzi” di Milano, diretto dal maestro Massimo Marchesotti.

Don Carlo Gnocchi, sacerdote, cappellano militare e "padre dei mutilatini", nacque a San Colombano, provincia di Lodi, il 25 ottobre 1902. Orfano di padre si trasferì a Milano con la madre e due fratelli, che morirono giovani a causa della tubercolosi. Nel 1925 viene ordinato sacerdote ed il cardinale Schuster nel 1936 lo nomina direttore spirituale dell'Istituto Gonzaga dei Fratelli delle scuole cristiane.

Sacerdote amato e stimato dalla gente, nel 1940 quando l'Italia entra in guerra e molti giovani sono chiamati alle armi, decide di arruolarsi volontario come capellano per stare loro vicino. Nel '42 è destinato al fronte russo insieme agli alpini della Tridentina, dove vive l'esperienza tragica e drammatica della ritirata.

Il libro di Corbetta ripercorre un periodo storico del nostro Paese per certi aspetti eroico e per altri controverso. Ricorda i partigiani bianchi, l'organizzazione di Visconti di Modrone, le Fiamme verdi, i Carabinieri fedeli al governo legittimo; in questo contesto si sviluppa l'azione di Don Gnocchi come membro della Resistenza. Per la sua attività a favore dei partigiani fu anche incarcerato a San Vittore e liberato grazie all'intervento del cardinale Ildefonso Schuster. 

Il testo è importante perché documenta questo particolare momento della vita del sacerdote e descrive il suo antifascismo (mai proclamato a parole, ma vissuto nei comportamenti), evidenziando come don Gnocchi affrontò il suo ministero senza separare la sua missione di presbitero da quella di cittadino impegnato per il bene comune.

Dal suo ritorno dalla guerra si occupò dell'assistenza agli orfani, dei figli dei suoi alpini deceduti, dei mutilatini (vittime di bombardamenti o degli ordigni disseminati e scoppiati tra le mani), degli handicappati di ogni genere. Don Gnocchi comprese il significato della sofferenza degli innocenti e dimostrò il suo altruismo donando, dopo la morte, le cornee a due ragazzzi ciechi. Un atto, il suo, che aprì la strada al dibattito e alla conseguente legge sul trapianto di organi. 

Fu un uomo, un prete vicino alle persone umili, fragili. Mostrò un infinito amore per i giovani. Da “Ribelle per amore. Don Gnocchi nella resistenza” emerge un Don Gnocchi straordinario, un sacerdote dalla fede contagiosa, capace di vivere, in chiesa come nel quotidiano, i problemi della gente. La sua ultima parola, con la mano stretta in quella dell'amico don Giovanni Barbareschi e lo sguardo rivolto al Crocifisso sulla parete della stanza d'ospedale, fu: "Grazie". È lo stesso grazie che il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano e i suoi tanti devoti (anche se il processo di beatificazione è tuttora in corso) gli rivolgono oggi, nel sessantesimo anniversario della morte, per la straordinaria testimonianza di bene fatto. 

 

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