Lecco, 04 dicembre 2012   |  

Rio Sole, cronache di “santi” dal Paraguay

di Gabriella Stucchi

Il libro contiene le testimonianze del bellunese Padre Aldo Trento, missionario della fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, che da 23 anni vive ad Asunciòn dove ha creato insieme con i suoi collaboratori una serie di opere sociali, come la scuola primaria e secondaria, una clinica per malati terminali con un’ala dedicata ai bambini, un centro aiuto alla vita e un banco di solidarietà.

riosole

Alfredo Tradigo, giornalista di Famiglia cristiana, collaboratore dell’Osservatore romano  e di Avvenire, autore di libri, ha raccolto oltre cento lettere inviate da p. Aldo agli amici, offrendo ai lettori «storie dure, pesanti», di donne, uomini e bambini sfigurati dall’Aids, dai tumori, da ogni genere di malattie. È la rappresentazione di quanto si vive nella Clinica San Riccardo Pampuri, all’interno del complesso della parrocchia di San Rafael, dove il sacerdote trentino è chiamato col nome dolcissimo di Pa’ì: padre.

Anticamera del Paradiso: così è definita nella prefazione la Clinica dedicata al Santo dei malati, ed è in effetti un segno della misericordia di Dio e un canto alla vita che si chiude per incontrare la Vita. La malattia, la sofferenza, attraverso l’amicizia e la grazia di Cristo diventano via alla santità, sia per chi le sperimenta sulla propria pelle, sia per chi assiste (medici, infermieri, personale specializzato). Padre Aldo apre e chiude ogni sua giornata con l’espressione: ”Io sono tu che mi fai”, imparata da don Luigi Giussani, ripetuta davanti alla cappella del Santissimo Sacramento, aperta giorno e notte.

Sfogliando le pagine incontri i veri protagonisti, col loro nome, con la loro patologia, con qualche accenno alla loro storia, per cui te li senti vicini, ti commuovi per il loro dolore, ti meravigli per la loro forza di portare avanti la lotta per la vita, piangi la loro morte, ti stupisci dell’abbandono con cui, sostenuti dai sacramenti dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi, affrontano il passo finale, che poi attraverso la liturgia delle esequie diventa una testimonianza di fede, un canto di ringraziamento.

È difficile scegliere, tra le testimonianze, quella che può essere più significativa: ognuna ha una nota distintiva che la rende unica, interessante, coinvolgente. Tutte parlano di Dio, a cui ci si rivolge per chiedere aiuto quando ancora le condizioni offrono qualche speranza, perdono quando ci si accorge che la fine è vicina.

Non si può dimenticare l’immagine di Lorenza, che muore sempre assistita dal tenero figlioletto. C’è poi la preghiera accorata di una mamma per il piccolo Nicola, affetto da una malattia rarissima e congenita. Inevitabili le domande: ‘perché il dolore innocente’? ‘Perchè a Nicola e non a un altro’? ‘A che cosa servono tutto questo dolore e sofferenza’? Padre Aldo, davanti al Santissimo Sacramento, trova una illuminazione: Dio, al dolore innocente, risponde con il dolore e la morte di suo Figlio. Il dolore di Nicola, la sua utilità, è esclusivamente nella partecipazione al dolore e alla morte di Cristo.

Così i «grazie, grazie mille» che Paolina, malata di tumore, ripete ogni volta alle infermiere che le prestano assistenza, indicano una gratitudine profonda per chi condivide con fine sensibilità le pene della malattia,  a volte anche supplendo i parenti assenti.

C’è anche la testimonianza del volontario di 19 anni che, costretto a lasciare il suo impegno per ragioni personali, dichiara di aver imparato a «vivere di più la realtà e a coinvolgersi di più con essa». E più avanti dice: «Mi hai reso più umano, obbligandomi a prendere in considerazione le mie esigenze esistenziali, di uomo».

In ogni lettera, quindi in ogni situazione, si può dire che il dolore viene trasfigurato dalla fede, che lo trasforma in positività, a cui il riconoscimento di Cristo dà il vero significato.

Da qui il messaggio che aiuta nella nostra crescita: di umanità, nel senso che ci aiuta a capire meglio il dramma del dolore e a viverlo nel modo giusto, come occasione opportuna per incontrare Cristo. Il secondo aspetto, quello che veramente spinge a riflettere, è il senso di Dio che emana da ogni pagina del testo, che può quindi essere letto anche come meditazione spirituale: in termini diversi, ma sempre molto carichi di passione e di forza interiore, si sottolinea il valore di una Presenza, che si manifesta nell’amore di chi accompagna e nell’abbraccio con cui si ha la certezza di essere accolti al termine di questa vita, in una vita nuova, l’Eterno.

Il testo è arricchito da numerose immagini che fanno parte del reportage realizzato in Paraguay dal giornalista Alfredo Tradigo e dal fotografo Nino Leto per il settimanale Famiglia cristiana. Una documentazione importante che aumenta il fascino del libro.

Aldo Trento - Rio Sole - Cronache di «santi» dal Paraguay- Edizioni ARES euro 15.00

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