Lecco, 08 dicembre 2013   |  

Quanti lecchesi sono emigrati nella terra che fu dei galeotti inglesi?

di Orlando Trevi

Per il Fondo Monetario Internazionale, l'Australia è in 13^ posizione nella classifica del Prodotto interno lordo, fra Spagna e Messico e raggiunge la sesta come Pil pro-capite fra Svizzera e Emirati Arabi Uniti.

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L’Australia ha fatto e sta facendo in questi anni di crisi, più o meno marcata, in tutto il resto del mondo, salti che potremmo definire da canguro.

Per il Fondo Monetario Internazionale, l'Australia è in 13^ posizione nella classifica del Prodotto interno lordo (Pil) fra Spagna e Messico e raggiunge la 6^ come Pil pro-capite fra Svizzera e Emirati Arabi Uniti. D’altronde, da oltre 30 anni il Paese aveva innestato la marcia delle riforme strutturali, con priorità al mercato libero del lavoro, dei beni, dei servizi e della finanza, imposte sui redditi alleviate, tutte misure che hanno portato a un’economia concorrenziale dentro e fuori dai confini: la composizione del Pil infatti è tipica da nazione progredita, con un terziario al 73%, un’industria sopra l’11% (senza contare l'edilizia al 7,5% e il minerario al 5,6%) e un'agricoltura al 3,2%.

Dal versante fiscale e dall’integrazione con le economie affacciate al Pacifico si materializzano piani d’investimenti concentrati su tre filoni principali: infrastrutture, energia e risorse naturali. I policy maker, ossia i progettisti d'interventi pluriennali assenti dalle nostre parti, prevedono da qui al 2022 investimenti pubblico-privati di mille miliardi di dollari australiani (di seguito dollari; 1 euro è pari ad 1,50 dollaro australiano), per incrementare infrastrutture, produzione e esportazione nel comparto minerario energetico: tradotto, nonostante la distanza di 20 ore di volo questo continente offre da subito opportunità commerciali, di investimento, di collaborazioni industriali formidabili per le nostre imprese impegnate nella trasformazione.

Un altro aspetto, che interessa giovani cittadini, studenti e imprenditori, sono le misure di promozione/selezione di figure qualificate dall'estero, in una parola le politiche per l’attrattività.

Ma andiamo con ordine, a partire dagl’investimenti e opportunità in Australia nelle infrastrutture, considerando i Principali Settori e Progetti realizzati o in via di completamento, sulla base delle indicazioni fornite dall’ambasciata d’Italia a Canberra.

I piani a lungo termine voluti dalle autorità hanno l’obiettivo dell’ammodernamento infrastrutturale per anticipare le sfida dello sviluppo economico, demografico e commerciale, con riferimento diretto alla ricchezza di materie prime del Paese.

La Commissione per la sicurezza e gl’investimenti ha definito stime di fabbisogni a dieci anni per circa 770 miliardi di dollari (circa 512 miliardi di euro). Già dal periodo d’inizio della crisi mondiale (2008-09), il Governo federale aveva previsto stanziamenti per 37 miliardi di dollari in infrastrutture su strade, ferrovie e porti dello sconfinato territorio australiano, senza considerare le risorse finanziarie dei governi statali negli ultimi anni.

L’Ente Federale Infrastrutture ha confermato progetti prioritari del valore totale di 83 miliardi di dollari, che contemplano la metropolitana di Melbourne (Fase 1) per 4,5 miliardi; i collegamenti ferroviari Goodwood-Torrens di 418 milioni e autostradali di 220 milioni; l’ampliamento della Pacific Highway di 6 miliardi; il collegamento ferroviario a Sud Ovest di 2,4 miliardi; le Fasi 2b e 3 dell’autolinea Est di 825 milioni; il tunnel stradale di 1,78 miliardi di collegamento a Nord dove ha concorso anche l’italiana Ghella; l’espansione dei porti di Oakaje (4 miliardi) e di Darwin (336 milioni), oltre al terminale intermodale di Moorebank al progetto per realizzare la rete ferroviaria ad alta velocità sulla costa Est dell’Australia.

Passando al comparto dell’energia e risorse naturali, si aprono tutte le opportunità nell’esplorazione ed estrazione mineraria australiana, dalle maggiori risorse mondiali di piombo, nichel, uranio e zinco, bauxite, alluminio, carbone e materiali ferrosi, oro e diamanti. Il settore minerario da solo costituisce quasi la metà delle esportazioni.

Il mercato interno consuma il 24% della produzione energetica australiana, mentre le esportazioni coprono il rimanente 76%. Le importazioni di prodotti petroliferi valgono circa il 28% dei consumi interni. Il carbone rappresenta stabilmente la principale fonte di produzione energetica (per l’84%), che vede poi il gas naturale (all’11,5%), l’idro-elettrico (al 2%), le energie rinnovabili (all’1,5%) e il petrolio (all’1%).

L’ENI interviene in Australia sulle attività d’esplorazione e d’estrazione con i giacimenti petroliferi di Woollybutt e Bayu Undan, quelli di gas Blacktip, come partner del progetto di gas naturale liquefatto (LNG) di Darwin. Fra le altre grandi multinazionali di questo settore figurano in Australia: Rio Tinto, BHP Billiton, Alcoa, Chalco, Newcrest, Shenhua e Xsatra.

Il settore Oil&Gas copre il 66% della spesa capitale poi vi sono i materiali ferrosi (13%), il carbone (4%), l’alluminio (3%) e l’oro (2%). Gli Stati australiani che si contendono il primato sono: il Western Australia (70% della spesa capitale), il Queensland (21%), il New South Wales (5%), il Victoria (2%), il Northern Territory (1%), infine vengono il South Australia e la Tasmania (meno dell’1%). I progetti Oil&Gas ammontavano nel 2011 a 93 miliardi di dollari

Fra i progetti maggiori sono rientrati: il Gorgon con spesa capitale di 43 miliardi di dollari, che dovrebbe completarsi fra due anni con la presenza di Chevron, Shell e ExxonMobil. Fra le compagnie italiane, la Saipem è entrata in stretto collegamento con l’australiana Leighton Contractors, chiudendo un contratto da 900 milioni di dollari per costruire un molo marittimo e le strutture connesse, mentre il Nuovo Pignone ha avuto contratti per la costruzione di 9 treni di compressione (400 milioni di dollari) e i rifornimenti di turbine e attrezzature sottomarine (700 milioni di dollari). Gli altri mega progetti hanno riguardato: Curtis Island LNG (15 miliardi di dollari) della BG Gas che dovrebbe completarsi l’anno venturo; Pluto LNG della Woodside completato da tre anni per12 miliardi; LNG di Karratha della North West Shelf Joint Venture da 5,1 miliardi di dollari terminato lo scorso anno.

Le Autorità hanno poi deciso investimenti per 5,4 miliardi di dollari nel comparto del carbone, sviluppando nuove miniere e sistemi collegati. Invece con riferimento ai principali progetti in essere risaltano: il potenziamento della Olympic Dam da parte di BHP Billiton, che aumenta di tre volte la produzione annuale di rame, uranio e oro; i progetti nel settore solo carbonifero di: West Pilbara Mine da parte di Aquila Resources per 5,8 miliardi di dollari; Ridley Magnetite condotto da Atlas Iron per 3 miliardi di dollari; il Balmoral South Magnetite da parte di Australasian Resources per 2,7 miliardi; i progetti nel comparto dei materiali ferrosi di Fortescue Metals, dal Chichester Hub 95 Group (2,5 miliardi di dollari) al Solomon Hub Stage 1 e Stage 2 di 4,5 miliardi di dollari. Altri progetti sui materiali ferrosi riguardano l’Extension Hill Magnetite di 2 miliardi di dollari da parte dell’Asia Iron Holdings e il Jack Hills Stage 2 da parte di Crossland Resources per 1,5 miliardidi dollari.

Un altro filone rilevantissimo è rappresentato dall'estrazione dell'uranio, mentre il piatto forte riguarda infine le energie rinnovabili. Il Governo Federale ha già messo in cantiere interventi decennali da 20 miliardi di dollari con target del 20% della produzione da fonti rinnovabili, istituendo fin dal 2011 un fondo apposito da 652 milioni di dollari.

Un settore di alta specializzazione australiana concerne la cattura e lo stoccaggio del carbone: qui la programmazione risale a 4 anni fa, con risorse fino a 4,5 miliardi di dollari e la costituzione di un istituto di settore, il Gccsi di Canberra, cui ha preso parte l’Italia fra i governi aderenti e l’Enel fra le maggiori compagnie dell’energia. La riforma del settore energetico prevede opportunità di investimento nel New South Wales, come la vendita dei siti individuati per la costruzione di nuove centrali elettriche, da realizzarsi con capitali privati.

Invece per quanto riguarda altri ambiti d’interesse nelle privatizzazioni, nei piani di vendita del Queensland sono ricompresi assets statali per 15 miliardi di dollari, dalla Queensland Motorways Limited, al Porto di Brisbane, al Coal Terminal del Porto di Abbott Point. Anche le linee ferroviarie di collegamento alle principali miniere di carbone (Queensland Rail Freight Network) sono rientrate nel pacchetto per 5,1 miliardi di dollari.

Allora non è un caso il primo posto australiano nelle classifiche sulla qualità della vita dell’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): deriva da un solido risultato economico e di programmazione negl’investimenti, sostenuto dalla domanda di materie prime come ferro e carbone. Così nel 2012 la previsione di debito netto risultava inferiore al 10% del Pil, il tasso di disoccupazione era al 4,9% contro il 10,9% dell'area euro e l'8,1% degli Stati Uniti d’America, mentre la quota di popolazione in età lavorativa occupata era al 72% rispetto al 66% dell’Ocse; la fiducia nelle istituzioni dei consumatori australiani era al 71% rispetto al 56% di media (Sole 24 Ore). Risultato finale: con simili promesse di standard di vita elevati, molti giovani intraprendenti stanno emigrando dall’estero nella terra che fu dei galeotti inglesi … Chissà se ci sarà anche qualche giovane lecchese?


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