Lecco, 28 ottobre 2012   |  

Paolo Gulisano ritorna all'avventura nei mondi di Tolkien

di Gloria Folcio

"La mappa de Lo Hobbit" conclude la sua personale trilogia sulla geografia “tolkieniana”, a più di dieci anni di distanza da “La mappa della Terra di Mezzo” e “La mappa del Silmarillion".

Paolo Gulisano

Paolo Gulisano

Ieri pomeriggio, presso la libreria Ibs  di via Cavour, Paolo Gulisano, medico e scrittore lecchese, ha presentato “La mappa de Lo Hobbit”, edito da Ancora. «Non lo definirei la mia ultima “fatica”, in quanto per me è stato un piacere. Durante il giorno faccio un altro lavoro, ma la scrittura resta la mia passione».

Si tratta di un agile saggio, circa 70 pagine, con il quale l’autore chiude la sua personale trilogia sulla geografia “tolkieniana”, a più di dieci anni di distanza da “La mappa della Terra di Mezzo” del  1997 e “La mappa del Silmarillion” del 1999, entrambi pubblicati da Rusconi (in origine la casa editrice ufficiale delle traduzioni in italiano delle opere di Tolkien, ora sostituita dalla Bompiani).

John Ronald Reuel Tolkien (Bloemfontein, 3 gennaio 1892 – Bournemouth, 2 settembre 1973), considerato dai più come il “padre” della narrativa fantasy moderna, pubblicò “Lo Hobbit” il 21 settembre 1937, disseminando il volume di quei temi, personaggi, simboli che sarebbero poi esplosi nella sua opera più nota: “Il Signore degli Anelli”, scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949 e pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955.

«Sono passati 75 anni, ma “Lo Hobbit” continua a emozionare bambini e adulti – commenta Gulisano – Il mio obiettivo è affiancare non solo i lettori, ma anche gli spettatori visto che il regista Peter Jackson sta lavorando a ben tre film tratti dal libro, cercando di essere d’aiuto nella decodifica e traduzione del linguaggio simbolico di Tolkien, il quale, sotto la patina di fiaba, racchiude un compendio della condizione dell’ uomo pellegrino sulla terra, un affresco di tutte le nostre debolezze e virtù, tra citazioni storiche, richiami a miti e leggende celtiche».

Come spiega Gulisano, Tolkien ci invita a essere eroi, ma i suoi personaggi non sono indomiti cavalieri, bensì piccoli esseri, umili “hobbit”. Eppure: "C'è in te più di quanto tu stesso non sappia", sono le parole di Thorin Scudodiquercia al “hobbit” protagonista Bilbo Baggins e racchiudono il segreto dell’opera. Da questo punto di vista, si tratta di uno dei temi riconducibili alla sensibilità religiosa dello scrittore britannico: l’uomo è creato da Dio ed è fatto per cose grandi. Questo si pone in controtendenza con gran parte della letteratura del ventesimo secolo, lasciata a crogiolarsi nel nichilismo, intenta a presentare tutto ciò che nell’uomo è male e deviazione, a indicare la macchia nera piuttosto che il bianco intorno.

«Tolkien non ignora il male, ma allo stesso tempo indica la possibilità di vincere il dolore, la paura, la fragilità. Per le umane debolezze può esserci comprensione, se c’è desiderio di perdono deve esserci misericordia. Ma nessun compromesso con il male, Tolkien è decisamente “antimachiavellico”, il fine non giustifica i mezzi».

La “guida” è affiancata da una mappa illustrata da Elena Vanin, residente nella Brianza lecchese, diplomata all’Accademia di Brera e conosciuta tra gli appassionati di fantasy e cosplay ( dall’inglese costume "costume" e to play "interpretare/recitare":  divertirsi nell'indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire) perché tra le più importanti produttrici di orecchie da elfo a livello internazionale.

«La mappa è una bussola per seguire il cammino di Bilbo Baggins e della sua Compagnia. Ricordo che da piccolo ero affascinato dagli atlanti – racconta Gulisano – li aprivo, li studiavo, sognavo avventure nel mondo. Ecco, servono “occhi da bambino” per apprezzare questa letteratura, non si tratta di puerile evasione dalla realtà, tutt’altro. Il mito è un bisogno umano, sono le domande interiori che scuotono l’uomo nel profondo e che spingono a guardare oltre per allargare i confini della ragione nel desiderio di un mondo migliore».    

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