Lecco, 15 aprile 2013   |  

Lecco ricorda i settanta anni dalla scomparsa di Antonio Badoni

di Ambrogio Chiesa

Apparteneva alla quarta generazione della famiglia di imprenditori lecchesi, cadde in combattimento in mare, nel Canale di Sicilia, il 16 aprile 1943. Domani le celebrazioni per l'anniversario della scomparsa.

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Antonio Badoni

La città di Lecco ricorda questo martedì (16 aprile) il 70° della scomparsa di Antonio Badoni, caduto in combattimento in mare, nel Canale di Sicilia, il 16 aprile 1943. L’iniziativa si deve all’istituto scolastico che ne porta il nome, alle sezioni di Lecco dell’Associazione marinai e dell’Unione ufficiali in congedo, all’Istituto del nastro azzurro.

La commemorazione di Antonio Badoni, medaglia d’argento al valor militare, comincerà alle ore 10,30 con la messa nella basilica di San Nicolò cui seguirà la deposizione di una corona al monumento del marinaio in piazza dei Mille. Nel pomeriggio, alle ore 15,30, la figura di Antonio Badoni sarà ricordata nell’aula magna dell’Istituto Badoni con gli interventi di Marco Milani e di Mario Nasatti.

Antonio Badoni apparteneva alla quarta generazione della famiglia di imprenditori lecchesi, considerando come capostipite Giuseppe Badoni.

Nato a Castello sopra Lecco – questo il nome dell’allora comune autonomo – il 21 ottobre 1916, aveva frequentato dapprima l’Istituto Parini poi il Liceo Manzoni e quindi il Politecnico di Milano dove si era laureato in ingegneria il 15 giugno 1940, cinque giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, Negli anni del Politecnico aveva frequentato anche i corsi di complemento dell’Accademia navale di Livorno, ottenendo la nomina di aspirante guardiamarina. E proprio il 20 giugno 1940, 5 giorni dopo la laurea, prendeva servizio nella Marina militare, imbarcato il 10 agosto successivo sulla nave San Giorgio con la quale raggiunse il porto di Tobruk, in Libia, dove rimase fino al gennaio 1941, quando Tobruk fu occupata dagli inglesi.

La San Giorgio venne fatta saltare in aria e Antonio Badoni, con altri 8 commilitoni, riuscì a fuggire a bordo di un peschereccio che, dopo tre giorni e tre notti di navigazione, raggiunse la costa della Calabria. Antonio Badoni, che per la riuscita fuga da Tobruk ricevette la croce di guerra al valor militare, venne quindi assegnato alla base navale di Taranto, dove rimase fino al gennaio 1942 quando fu imbarcato sulla torpediniera Cigno, con il grado di sottotenente di vascello, con la quale prese parte a numerose azioni belliche. Il 16 aprile 1943 la Cigno venne attaccata nel Canale di Sicilia e si inabissò con gran parte del suo equipaggio.

Antonio Badoni fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare, con la motivazione nella quale si legge: «Scompariva in mare, conscio di avere, col proprio sacrificio, contribuito efficacemente alla salvezza del convoglio».

Sei giorni prima di morire, il 10 aprile 1943, aveva scritto a casa, a Lecco, la sua ultima lettera ai genitori: «Il cuore, l’animo, la mente sono ora tutti presi dalla nuova missione. La nave lentamente, ma potentemente, si risveglia tutta e in ogni suo piccolo particolare. Sono appena le due di notte. La vita riprende come se fosse pieno giorno. Siamo pronti a muovere contro il nemico, pronti a sacrificare la parte migliore di noi stessi alla causa comune».