Lecco, 09 aprile 2015   |  

La storia di Bruno Galli-Valerio, studioso e scienziato partito da Lecco

di Matteo Possenti

Libero pensatore convinto e incrollabile, anticlericale e antimilitarista, tra i suoi scritti si ricordano «La guida medica dell'alpinista», il volumetto «Igiene operaia» e «Cols e sommets».

01BrunoGalli Valerio

Tra gli studiosi e scienziati a cui Lecco ha dato i natali, uno dei meno conosciuti è forse Bruno Galli-Valerio, nato il 4 aprile 1867 da Ambrogio Galli, funzionario dell'Intendenza di Finanza del neonato Regno d'Italia, e Emilia Valerio. È vero, però, che Lecco fu per Galli-Valerio solo il luogo iniziale di formazione, in quanto il padre venne trasferito prima a Bergamo, nel 1872, poi a Roma, quindi a Napoli, per tornare in Lombardia, a Sondrio nel 1879.

 

Come lui stesso racconta nei suoi numerosissimi scritti furono alcuni fatti capitati in quei primi anni lecchesi a indirizzare in maniera così netta, come vedremo, la sua vita.

 

Il padre, con la prima salita al Monte Barro e molte altre in seguito, lo avviò all'amore per la montagna, mentre la madre e lo «spirito di Antonio Stoppani» che permeava anche il clima educativo familiare lo spinsero verso le scienze e verso l'amore per gli animali.

 

Fu scelta naturale, pertanto, studiare medicina veterinaria, disciplina nella quale si laureò a Milano nel 1890. In medicina «umana», invece, si laureò a Losanna nel 1892. Il suo curriculum gli valse la cattedra di patologia generale alla Scuola superiore di medicina veterinaria di Milano.

 

Durante le vacanze sempre frequentava la montagna e, in particolare, la sua Valtellina. Alcuni anni prima aveva scritto: «Non sono un alpinista né mai mi sono piccato di esserlo. Sono semplicemente un dilettante di scienze naturali che ama le gite sui monti, perché su di essi si può studiare la natura in tutta la sua maestà.» Dal 1888, data di questo scritto, collaborò per oltre 25 anni col settimanale «La Valtellina», dove pubblicava i resoconti delle sue ascensioni. In essi non si leggono solo la descrizione di un cammino o la gioia, quale parassitologo, per il ritrovamento di una nuova specie di parassita, ma la descrizione delle condizioni di vita assai misere dei valligiani degli alpeggi.

 

Quando, quasi contemporaneamente, nel 1897 gli furono offerti un posto all'università di Parma e uno a quella di Losanna, non ebbe dubbi e scelse la Svizzera. Oltre alla cattedra di parassitologia e di medicina sperimentale gli fu attribuita, più tardi, anche quella ordinaria di batteriologia e igiene.

Libero pensatore convinto e incrollabile, anticlericale e antimilitarista, tra i suoi scritti si ricordano «La guida medica dell'alpinista», del 1893, in cui tratta i vari aspetti dell'andare in montagna, dall'abbigliamento, alle attrezzature da portare, ai rimedi medici ai problemi in cui si può incappare durante una camminata; il volumetto «Igiene operaia», del 1906, rivolto alle classi più povere; e «Cols e sommets», del 1911, in cui raccoglie i racconti di tutte le sue ascensioni e traversate nelle Alpi della Valtellina, dei Grigioni e del Tirolo.

 

Nel 1903 scrisse perfino un articolo, su una rivista fotografica, riguardante i danni provocati a carte e lastre fotografiche da un batterio contenuto nell'acqua utilizzata per il lavaggio, nel procedimento di sviluppo e stampa.

 

Degli animali parlò in «Au milieu des animaux: Notes et Souvenirs», del 1913. Nel libro affiorano alcuni ricordi della fanciullezza: la balia che, nella fattoria, gli insegna che gli animali parlano, non con le parole, ma con gli occhi, scrollando la coda...; poi l'enorme trota che, presa all'amo, trascinò la sua barchetta pericolosamente vicino alle pile delle arcate del ponte di Lecco; poi ancora i «polli del curato» che, attratti dalla musica proveniente da un grammofono, volarono fino in casa sua appollaiandosi, appunto, sul pianoforte in ascolto estatico della musica.

 

È molto interessante la posizione di Bruno Galli-Valerio riguardo alla protezione degli animali. Già nel 1890 aveva chiesto la protezione dell'orso, che definiva «uno degli ultimi filosofi della montagna», mentre nel libro citato poco sopra scriveva che gli uomini non hanno nessun diritto a far soffrire gli animali, poiché essi sono «esseri che soffrono come noi, che devono essere trattati con dolcezza, e puniti solo in casi eccezionali».

 

Se da una parte propugnava l'applicazione rigorosa della legge di fronte agli episodi di crudeltà verso gli animali, dall'altra rifuggiva gli eccessi, che riteneva pericolosi e controproducenti per la giusta causa che si vuole difendere. Riguardo alla caccia, che praticava egli stesso, sebbene non accanitamente, nel 1913 scriveva che la richiesta di abolizione della stessa avrebbe provocato una reazione così violenta, da andare oltre al fine che ci si era proposto: «Nella questione riguardante la protezione degli animali, come in tutte le altre, è l'equilibrio che serve».

 

Di Bruno Galli-Valerio parla diffusamente l'entomologa inglese Margaret Fountaine nel suo diario intitolato «Lady Farfalla», nelle pagine relative ai suoi viaggi di studio in Italia negli anni '90 dell'ottocento. Lo conobbe in diligenza, in viaggio dalla Svizzera verso Domodossola, attraverso il passo del Sempione. Lo descrisse così: «un italiano bruno, di altezza al di sotto della media, sottile e sparuto, con gli occhi neri vivaci della sua razza, la solita barba a punta, baffi di un colore vagamente rossastro, capelli neri, naso e bocca ben disegnati.»

 

Conoscenza fu fatta grazie a due piccoli bruchi che la donna aveva con sé e la conversazione dimostrò una certa affinità tra i loro gusti e interessi. Si incontrarono di nuovo a Milano e, al ritorno di lei in Inghilterra, avviarono una relazione epistolare. La Fountaine confessa a sé stessa di essersi innamorata di Galli-Valerio o, quanto meno, desiderava che lui si innamorasse di lei. Egli, però, non era affatto di questa idea: «...sono abituato a considerarla un'amica», scrisse lui tempo in una lettera, durante il viaggio in Italia di Margaret nel 1894, «Nella nostra sciocca società l'amicizia fra una signora e un uomo è ritenuta così rara, ma lei avrà modo di constatare che ha trovato nel dottor Galli un amico sincero.» Bruno Galli-Valerio non si sposò mai.

L'addio definitivo all'Italia del professor Bruno Galli-Valerio fu nel 1915. Nello stesso periodo in cui Cesare Battisti girava il paese – e fu pure a Lecco – per sollecitare l'intervento dell'Italia nella Grande Guerra Europea, scoppiata l'anno precedente, Galli-Valerio pubblicò un pamphlet in cui difendeva la posizione dell'Austria-Ungheria e sosteneva la neutralità armata dell'Italia, a fini difensivi, per portare la pace e sollecitando la formazione degli Stati Uniti d'Europa.

Il 29 marzo 1915 fu contestato pesantemente da un gruppo di giovani interventisti, a Sondrio, e lo stesso giornale «La Valtellina» gli si rivoltò contro. Non tornò mai più in Italia.


Per comprendere quanto fosse conosciuto e stimato il lavoro di Galli-Valerio in Europa può bastare ricordare che ben quattro volte, nel 1913, 1925, 1930 e 1935 fu consultato dalla Fondazione Nobel per individuare i candidati al premio Nobel per la medicina. Il suo nominato del 1925, l'austriaco dottor Julius Wagner-Jauregg ricevette effettivamente il prestigioso premio nel 1927.

 

Insegnò a Losanna per oltre quarant'anni, fino al 1938, patendo negli ultimi anni di vita per l'impossibilità fisica di continuare a frequentare le sue amate montagne e per il radicale cambiamento di rotta del professore suo successore all'università.

 

Morì a Losanna il 12 aprile 1943. Per paradosso, lui, socialista e antifascista, in Italia fu ricordato solo dal giornale fascista di Sondrio, «Il popolo valtellinese», che nel necrologio scrisse così: «Da quasi trent'anni Bruno Galli-Valerio non tornava tra noi; ma noi sappiamo che, mentre i suoi occhi erano velati dalla morte hanno visto ancora, limpidi e puri, i profili delle sue montagne e li ha salutati sereni per l'ultima volta. Quando era vivo e assente, abbiamo mantenuto con lui un contatto ideale per questa sua segreta passione: oggi che è morto ci sembra doveroso ricordarlo; anche, e soprattutto, a chi non lo ha conosciuto».

 

Bruno Galli-Valerio lasciò il Cantone di Vaud come unico erede, al fine di fondare un istituto per lo studio delle malattie sia degli animali domestici che selvatici. La «Fondazione Galli-Valerio», istituita nel 1944, esiste tutt'oggi.

 

Per questo articolo sono state consultate le seguenti fonti:
«Bruno Galli-Valerio – alpinista, scienziato, libero pensatore», di Raffaele Occhi, da «Il Naturalista valtellinese», Atti Museo civ. Storia naturale Morbegno, 20 (2009): 67-95; Etat de Vaud (Suisse) – Fondation Bruno Galli-Valerio – Historique (sito internet);
«Guida medica per l'alpinista», Bruno Galli-Valerio (1893)
«
Igiene operaia», Bruno Galli-Valerio (1906)
«Manuale per la lotta contro le zanzare
», Bruno Galli-Valerio (1906)
«
Il ruolo igienico dell'arte e l'educazione artistica», Bruno Galli-Valerio (1909)
«Personaggi che hanno reso celebri le Alpi Orobie», di Guido Combi, dal sito internet: «I tesori alla fine dell'arcobaleno» (2013);
Institut Universitaire d’Histoire de la Médecine et de la Santé Publique, Lausanne (Suisse), Fonds Galli-Valerio (sito internet);
Nomination database, Bruno Galli-Valerio, dal sito www.nobelprize.org;
Margaret Fountaine, su en.wikipedia.org;

Lady Butterfly. Diario di una cacciatrice di farfalle”, di Margaret Fountaine

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