Lecco, 15 giugno 2015   |  

La silenziosa opposizione del partito lecchese del non voto

La maggioranza degli elettori ieri ha infatti deciso di disertare i seggi facendo crollare il dato dell'affluenza al 47,72 per cento, sotto la soglia “shock” del 50 per cento. Brivio ha vinto le elezioni con il voto di un lecchese su quattro.

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Né Brivio, né Negrini: il vero vincitore delle elezioni 2015 di Lecco è il partito del non voto.

La maggioranza degli elettori lecchesi ieri ha infatti deciso di disertare i seggi facendo crollare il dato dell'affluenza al 47,72 per cento, sotto la soglia “shock” del 50 per cento. Solo 18.202 lecchesi su 38.140 hanno deciso di recarsi alle urne per scegliere il proprio sindaco.

Con ben 9.703 elettori in meno del 2010, il partito del non-voto ha di fatto "vinto" le elezioni: nel ballottaggio di ieri Brivio si è fermato a 9.676 preferenze, Negrini a 8117. Per il sindaco 4.014 voti in meno rispetto a cinque anni fa, per il candidato commerciante un calo di 3.932 elettori rispetto al risultato ottenuto nel 2010 da Castelli, nell'occasione supportato dall'intero schieramento di centrodestra.

Virginio Brivio nel secondo turno ha incrementato i propri voti passando da 8.251 dello scorso 31 Maggio a 9.676 di ieri. Un bottino di 1.400 preferenze in più probabilmente giunte in gran parte dalla lista di sinistra e da una frangia di Ncd. Alberto Negrini al ballottaggio ha invece guadagnato 2.500 consensi provenienti con tutta probabilità in buona parte da coloro che avevano votato Bodega al primo turno e da qualche 5 Stelle. Rispetto al 31 Maggio sono stati 3.713 gli elettori che hanno preferito non tornare a votare.

Brivio dunque è eletto sindaco con il voto del 25 per cento degli aventi diritto.

A Lecco, dove rispetto al resto del Paese i grillini non sfondano (8,61 per cento) e la Lega Nord ottiene risultati in ascesa ma ancora lontani dai propri massimi storici (15,92 per cento), è l'astensionismo lo strumento scelto dai cittadini per lanciare segnali forti e inequivocabili alla classe dirigente. Necessario dunque ripartire da qui, dal rapporto con i cittadini, da quella maggioranza silenziosa che ha disertato le urne.

 

S.S.

 

 

 

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