Lecco, 05 maggio 2015   |  

La scuola va riformata: uno slogan logoro dal 1968 al governo Renzi

Invece di liberare le energie in modo da creare un sistema educativo competitivo tra istituto ed istituto, si insiste per alimentare un moloch che dia lavoro a insegnanti spesso dequalificati

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Tutti contro il disegno di legge di riforma della scuola del governo Renzi. Erano almeno 8 anni che i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda non scendevano in piazza compatti. Lo hanno fatto oggi, 5 Maggio, in diverse città italiane.

A Milano la manifestazione (che è parsa ai più come una vera e propria scampagnata) ha preso avvio da piazza della Repubblica, attorno alle 9 e s'è conclusa all'Arco della Pace, all'inizio di corso Sempione. In pratica tutta l'area Nord-Est del centro è stata bloccata per un'intera mattinata; immaginiamo per la gioia e la serenità di tante persone che avrebbero dovuto transitare nella zona per motivi di lavoro. Ma tant'è, questa è la nostra Bella Italia.

È dal 1968 che, periodicamente, nelle città italiane si organizzano cortei e manifestazioni di insegnanti, studenti e personale non docente delusi del sistema scolastico nazionale. Va però precisato che le manifestazioni, rispetto a quarant'anni fa, almeno a Milano, si sono molto ingentilite.

Oggi sfilano un po' tutti: nonni con giornale sotto l'ascella, mamme con passeggino, gruppi di studenti con rigorosa bandiera rossa (come da manuale del perfetto contestatore), altri su skateboard (evidentemente coinvolti, ma non troppo, nella protesta), distinte signore con fischietto alla bocca, robusti giovanotti felici di percuotere vigorosamente su tamburi e tamburelli. Insomma una vera e propria kermesse con tanti protagonisti più gioiosi che incattiviti.

Anche gli slogan sono mutati e sono lanciati con soavità: “Siamo noi, siamo noi... i precari siamo noi”, sull'aria del tifo da stadio, mentre la sessantottina “lotta dura senza paura”, s'è trasformata nella più conciliante “lotta dura fa paura”. Va bene così. Una giornata in meno di scuola fa sicuramente piacere a tanti studenti e forse anche a qualche insegnante.

Il fatto è che ci si migliora con lo studio e lo studio implica sacrificio. Una scuola pubblica trascurata per avvantaggiare quella cosiddetta privata è pura demagogia e la demagogia produce solo danni. L'assunzione di 60.000/70.000 nuovi docenti migliorerà il nostro sistema educativo?

Che belli i tempi in cui il 5 Maggio ci veniva ricordato dai professori con i versi «Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro...». (A. Com.)

 

 

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